CONI: talento, squadra e resilienza

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Dalla capacità di convivere con l’insuccesso al valore delle professionalità che lavorano dietro le quinte. Il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio racconta cosa lo sport può insegnare ai giovani e ai manager e l’eredità lasciata da Milano Cortina 2026 oltre le medaglie

Dietro una vittoria non c’è più soltanto il talento di un atleta. Ci sono competenze sempre più specialistiche, capacità di lavorare insieme e un’attenzione ai dettagli che può decidere una gara per pochi centesimi. È anche da qui che parte la conversazione con

Luciano Buonfiglio, Presidente del CONI: un viaggio nel capitale umano dello sport italiano, tra giovani, management e lezioni che valgono anche fuori dal campo. Un confronto aperto sulla necessità di insegnare alle nuove generazioni a gestire l’insuccesso per forgiare il carattere, sull’importanza del gioco di squadra per i leader d’azienda e sulla profonda legacy culturale e sociale lasciata da Milano Cortina 2026.

Guidare il CONI significa rappresentare tutto lo sport italiano. Qual è la lezione più importante che questo incarico le ha insegnato?

«Presiedere il CONI è un orgoglio condiviso con tutti gli organismi affiliati che compongono la nostra grande famiglia. Il ruolo va interpretato con senso di responsabilità, attenzione e conoscenze trasversali. Ho consolidato una convinzione: guidare un sistema complesso significa soprattutto saper ascoltare tutti e fare sintesi nell’interesse comune. Il Presidente del CONI deve avere una visione d’insieme, coordinare realtà molto diverse e valorizzarne le potenzialità».

Molti giovani sognano una carriera nello sport, ma non tutti diventano atleti. Quali professionalità saranno sempre più decisive dietro le quinte dello sport italiano?

Luciano Buonfiglio

«Il livello di competitività, sempre più accentuato, richiede un’attenzione sistematica ai dettagli. Le gare si decidono sul filo dei centesimi: contano i materiali, l’outfit tecnico, gli aspetti aerodinamici e quelli psicologici. Servono quindi figure specifiche, con professionalità definite e una formazione mirata. L’integrazione tra competenze diverse è un fattore discriminante. Lo dimostrano anche i risultati da record di Milano Cortina 2026, favoriti dalla collaborazione tra CONI e Federazioni e dall’interazione costante tra i vari dipartimenti coinvolti».

Se dovesse scegliere una competenza che ogni manager d’azienda dovrebbe imparare dal mondo dello sport, quale sarebbe?

«Lo sport è sinonimo di sacrificio, lealtà, resilienza e umiltà. Sviluppa la capacità di trasformare ogni traguardo in un nuovo punto di partenza e insegna a rialzarsi dopo una sconfitta. Per un manager significa anche saper prendere decisioni in poche frazioni di secondo, gestendo stress e condizioni emotive, senza dimenticare l’importanza di motivare e valorizzare ogni professionalità, all’insegna del gioco di squadra».

C’è una qualità che vede sempre più raramente nei giovani atleti?

«Credo che oggi sia più rara l’attitudine a convivere con l’insuccesso. Non ci si può deprimere davanti ai primi riscontri negativi. Occorre forgiare il carattere, credere nei propri mezzi e continuare a inseguire i propri sogni. I grandi risultati non arrivano sempre al primo tentativo: sono il frutto di un percorso costruito nel tempo, passando per errori e delusioni».

A distanza di qualche mese dalla chiusura di Milano Cortina, qual è il risultato di cui il CONI va più orgoglioso, al di là del medagliere?

«La legacy relativa alla sostenibilità, all’inclusione, all’equità di genere. L’eredità immateriale che ha permeato i territori e l’intero Paese attraverso lo sport e i valori che lo connotano. Sono sicuro che questa lezione continuerà a produrre i propri effetti nel corso degli anni, incidendo anche a livello culturale e creando un’Italia più coesa, più forte. Un’Italia migliore».

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Immagine di Guenda Novena
Guenda Novena
Guenda Novena è presentatrice e intervistatrice di eventi business e corporate. Scrive per Italia Economy, dove intervista amministratori delegati e imprenditori per raccontarne le storie, comprendere come prendono decisioni e come stanno guidando nei rispettivi settori.

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