• 2 Febbraio 2023

Macoev- Tecnologia come cambio di paradigma

 Macoev- Tecnologia come cambio di paradigma

Steve Luccisano, CEO di Macoev,

Steve Luccisano, classe 1987, è un imprenditore toscano di prima generazione, CEO di Macoev, un’azienda giovane fondata nel 2016, che studia le opportunità offerte dalla tecnologia per l’industria 4.0, l’ottimizzazione del business e la progettazione di esperienze digitali efficaci

Quali sono stati i fattori che hanno determinato il successo della tua azienda?

La flessibilità prima di tutto e la qualità di ciò che proponiamo: il nostro è un lavoro complesso, oggi il tema della digitalizzazione viene affrontato semplicisticamente, ma non è sufficiente inserire un nuovo strumento. Si parte analizzando le esigenze dell’azienda, noi lavoriamo in due teams: uno si occupa del design delle interfacce e dell’esperienza, l’altro realizza il software. I vantaggi sono tanti – oggi si parla di digitalizzazione in maniera inflazionata, metaverso, realtà aumentata e blockchain sono tra le tecnologie che stanno prendendo sempre più campo. Le aziende si sono rese conto, soprattutto dopo la pandemia, che è necessario mettere mano ai propri processi e realizzare soluzioni che oggi non sono un plus ma sono necessari per restare sul mercato e competere.

Qual è secondo te il rapporto tra industria 4.0 e il cambiamento nel mondo del lavoro?

Industria 4.0 è un profondo processo di innovazione digitale che ha messo al centro l’industria manifatturiera italiana. L’evoluzione delle tecnologie digitali sta ponendo le imprese di fronte a un potenziale cambio di paradigma caratterizzato da una maggiore interconnessione e cooperazione tra impianti. Questo ha portato un cambiamento nel mondo del lavoro, la pandemia ha accelerato questo processo chiamando alle armi molti giovani con specializzazioni sempre più spinte a livello digitale. Spinta non sostenuta dalla scuola: il mismatch tra industria e giovani si è allargato in modo esponenziale, si è venuto a creare un paradosso dove le aziende cercano figure professionali sempre più specialistiche mentre molti giovani sono senza lavoro. Questo è un grande tema di cui il movimento giovani imprenditori si occupa e che si è sommato a quello dei numeri delle grandi dimissioni, molte delle quali proprio tra i giovani. Un problema sociale sul quale riflettere e trovare soluzioni concrete e veloci.

Quali azioni sono necessarie per stimolare i giovani a intraprendere gli studi nelle materie scientifiche?

Noi oggi abbiamo un’occasione straordinaria rappresentata dal Pnrr che ha due grandi direttrici: transizione ecologica e transizione digitale. Oggi le nuove generazioni nascono già predisposte a questo mindset. Le materie Stem sono un pilastro fondamentale che deve essere supportato da una formazione umanistica: purtroppo il vero grande problema è quello che i giovani dopo il percorso di studi si trovano catapultati nel mondo del lavoro senza nessuna indicazione. Bisogna lavorare sull’orientamento. Sfortunatamente oggi la grande sfida delle imprese è quella di trovare personale altamente qualificato, e come presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Toscana sto lavorando a un progetto di orientamento che verrà lanciato nei prossimi mesi: una grande piattaforma con un osservatorio che aiuterà giovani, imprenditori e scuole a connettersi tra loro. Inaugureremo una grande campagna di orientamento dove i giovani imprenditori si metteranno in prima linea, dando l’opportunità di fare orientamento one to one.

Secondo te cosa bisogna fare per stimolare i giovani talenti italiani a rimanere nel proprio paese?

Il mercato del lavoro in alcuni Paesi europei è sicuramente molto più frizzante, ma non dimentichiamoci che l’Italia è la seconda manifattura d’Europa. L’Italia ha un tessuto industriale veramente speciale: ad esempio la mia regione, la Toscana, è nota soprattutto per le sue bellezze e le città d’arte, ma è anche un territorio con aziende di eccellenze di cui non si parla molto. Nel mio settore sta crescendo una forte competizione con l’estero come conseguenza del remote working proprio perché molte risorse, soprattutto in campo informatico, vengono scelte da società straniere.

La sostenibilità ambientale, economica e sociale: come viene affrontata all’interno della vostra azienda?

Noi abbiamo scelto questa strada prima ancora che si parlasse di sostenibilità in modo così forte: abbiamo dematerializzato tutti i nostri processi riducendo l’uso della carta al 2%. Abbiamo dei programmi che incentivano gli spostamenti per andare al lavoro utilizzando solo la mobilità elettrica. Inoltre, come sostenibilità sociale ogni anno destiniamo parte del nostro tempo a un progetto pro bono che realizziamo per un ente o un’associazione. È importante restituire qualcosa alla comunità, a chi ci sta intorno e ha bisogno: quest’anno, per l’appunto, realizzeremo la piattaforma di orientamento per i giovani toscani a titolo interamente gratuito.

Per approfondimenti: Macoev

Paola Carella

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