Moda globale: analisi Mediobanca sulle 75 principali multinazionali del settore tra risultati 2025, scenari 2026 e dinamiche globali di crescita, redditività e mercato finanziario
Il sistema moda globale entra in una nuova fase. Dopo il rimbalzo post-pandemico e gli anni di espansione sostenuta, il 2025 segna un punto di svolta e il 2026 apre un ciclo diverso, fatto di crescita più lenta ma strutturale, maggiore selettività e ridefinizione degli equilibri competitivi. È quanto emerge dal report dell’Area Studi Mediobanca, che analizza le performance delle 75 principali multinazionali del settore con ricavi superiori al miliardo di euro .
Il dato chiave è quello del fatturato: nel 2025 il comparto raggiunge i 541 miliardi di euro, in aumento dello 0,9% rispetto al 2024 e ben sopra i livelli pre-Covid (+32,7%). Una crescita contenuta, ma significativa perché segna il passaggio da una fase espansiva a una di normalizzazione. La spinta non arriva più dai volumi, ma dalla capacità dei brand di rafforzare la relazione con il cliente e mantenere elevata la desiderabilità . I primi segnali del 2026 confermano questo scenario: il giro d’affari del primo trimestre è sostanzialmente allineato a quello dell’anno precedente.
A livello geografico, il baricentro resta europeo. Il 62% dei ricavi globali è generato da player del Vecchio Continente, contro il 29% nordamericano. L’Italia si distingue per numero di grandi gruppi (14), ma è la Francia a dominare per dimensione economica, con il 39% del fatturato aggregato europeo . Un dato che fotografa una differenza strutturale: più frammentato e diffuso il tessuto italiano, più concentrato e capitalizzato quello francese.
Guardando ai segmenti, emerge una dinamica chiara. Lo sportswear è il vero motore di crescita, con un incremento dei ricavi del 43,5% nel periodo 2019-2025, sostenuto da trend legati a salute, benessere e stili di vita attivi. Il lusso, pur restando centrale, mostra maggiore volatilità e nel 2025 si ferma a un +36,2%, sotto i picchi del 2023. Più stabile il lifestyle, che cresce del 23,1% e consolida il proprio posizionamento nella fascia premium accessibile . La composizione del mercato riflette queste evoluzioni: 38% lifestyle, 34% lusso e 28% sportswear.
Sul fronte della redditività, il settore entra in una fase di progressivo ridimensionamento dopo i livelli record del post-pandemia. Nel 2025 l’ebit margin medio si attesta al 14,1%, in calo ma ancora superiore ai livelli pre-Covid (+90 punti base). Il lusso resta il comparto più profittevole (19,7%), mentre lo sportswear consolida un profilo difensivo e il lifestyle registra il miglior recupero rispetto al periodo pre-pandemico . Tra i gruppi più redditizi si confermano Hermès e Moncler, seguiti da realtà come Birkenstock, Deckers Outdoor e Prada.
Interessante anche il dato sull’occupazione: dal 2019 al 2025 il settore cresce dell’8,3%, con circa 170 mila addetti in più. Ancora una volta è lo sportswear a trainare (+31,4%), mentre il lifestyle resta sotto i livelli pre-Covid. La distribuzione retail mostra invece segnali contrastanti: lieve aumento complessivo dei punti vendita (+1,2%), con espansione nello sportswear e contrazione nel lusso .
Dal punto di vista finanziario, le multinazionali della moda rafforzano la propria solidità patrimoniale, con mezzi propri pari a 1,5 volte i debiti finanziari. Il lusso si conferma il segmento più strutturato, con un rapporto di 1,6x, a testimonianza di una maggiore capacità di affrontare cicli economici complessi e sostenere investimenti . In parallelo cresce la dinamicità delle operazioni straordinarie: tra fine 2025 e inizio 2026 si intensificano le attività di M&A, con operazioni rilevanti come Prada-Versace e altre aggregazioni strategiche.
Il confronto tra Europa e Nord America evidenzia differenze profonde. Le aziende europee sono più grandi, crescono di più nel lungo periodo (+38,7% contro +15,2%) e presentano una redditività superiore (15,9% contro 9,7%). Inoltre, investono di più (5,2% dei ricavi contro 2,3%) e mostrano una struttura patrimoniale più solida . Al contrario, il modello nordamericano è più orientato ai mercati finanziari e alla remunerazione degli azionisti.
Ancora più marcato il divario tra Francia e Italia. I gruppi francesi hanno una dimensione media nettamente superiore (25,8 miliardi di euro contro 2,1), una redditività più elevata (21,0% contro 11,5%) e una maggiore patrimonializzazione. Le aziende italiane, però, si distinguono per un tasso di investimento più alto (8,1% dei ricavi), segnale di una strategia più orientata allo sviluppo industriale .
Infine, il capitolo Borsa racconta forse il cambiamento più evidente. Dopo anni di sovraperformance, il settore moda registra nel primo trimestre 2026 una correzione significativa: -10,1%, contro un mercato globale in lieve crescita. L’extra-rendimento accumulato dal 2019 si riduce drasticamente, passando da oltre 24 punti percentuali a soli 2,5 . Le multinazionali europee, in particolare, subiscono un calo del 21,1%, mentre quelle nordamericane tornano a sovraperformare.
Il quadro che emerge è quello di un settore in trasformazione. La moda globale non perde centralità, ma cambia logiche: meno espansione quantitativa, più qualità del posizionamento, meno euforia finanziaria e più attenzione ai fondamentali. In questo nuovo ciclo, vinceranno i gruppi capaci di coniugare identità, innovazione e disciplina finanziaria, in un equilibrio sempre più complesso tra creatività e performance.




