Il Bollettino Economico della Banca d’Italia evidenzia un contesto segnato da incertezza geopolitica, inflazione in risalita e rallentamento degli scambi. L’Italia cresce, ma senza slancio e con margini sempre più ridotti
Il 2026 si apre sotto il segno dell’incertezza. Il quadro delineato dal Bollettino Economico della Banca d’Italia mostra un’economia globale che continua a espandersi, ma con un equilibrio sempre più precario, esposto a tensioni geopolitiche, shock energetici e fragilità nei commerci internazionali. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta il principale fattore di discontinuità: il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di petrolio e gas, ha provocato un immediato rialzo dei prezzi energetici, riaccendendo pressioni inflazionistiche e alimentando timori sulla disponibilità futura delle materie prime.
Le reazioni dei mercati non si sono fatte attendere. L’aumento dei rendimenti sovrani, la riduzione dei corsi azionari e il rafforzamento del dollaro riflettono un clima di maggiore avversione al rischio, mentre i costi di trasporto e assicurazione marittima crescono, contribuendo a rendere più complesso il funzionamento delle catene globali del valore. Anche la tregua annunciata ad aprile ha avuto effetti solo temporanei: l’incertezza resta elevata e rende difficile immaginare un ritorno rapido a condizioni di stabilità.
In questo contesto, la crescita globale rallenta. Dopo aver mostrato una certa resilienza nel 2025, l’economia mondiale è attesa crescere del 3,1% nel 2026, con rischi concreti di una frenata più marcata qualora le tensioni dovessero protrarsi . A incidere sono soprattutto l’aumento dei costi energetici e la debolezza del commercio internazionale, che già nel 2025 ha mostrato segnali di contrazione e che nel 2026 dovrebbe crescere a ritmi significativamente inferiori rispetto all’anno precedente. Le dinamiche commerciali restano inoltre condizionate da un contesto politico instabile, come dimostrano le recenti evoluzioni della politica tariffaria statunitense, che continuano ad alimentare incertezza tra imprese e investitori.
L’area dell’euro si inserisce in questo scenario con una crescita più contenuta e prospettive meno favorevoli rispetto alle attese di fine 2025. Il prodotto rallenta, mentre l’inflazione torna a salire, sospinta soprattutto dai prezzi energetici. Le proiezioni indicano un aumento del PIL dello 0,9% nel 2026 e un’inflazione al 2,6%, con il rischio che, in uno scenario più critico, la dinamica dei prezzi possa superare il 4% . La Banca centrale europea mantiene per ora un atteggiamento prudente, lasciando invariati i tassi ma segnalando la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione del contesto.
All’interno dell’area euro, la domanda interna mostra segnali contrastanti. I consumi delle famiglie tendono a rallentare, frenati dall’incertezza e dal potere d’acquisto eroso dai rincari energetici, mentre gli investimenti continuano a crescere, sostenuti in parte dalla transizione digitale ed energetica. Tuttavia, il contributo della domanda estera si affievolisce, riflettendo un contesto internazionale meno favorevole e un commercio globale meno dinamico.
In Italia, la crescita prosegue ma senza accelerazioni. Dopo il risultato positivo registrato nel quarto trimestre del 2025, l’attività economica continua a espandersi nei primi mesi del 2026, seppure a un ritmo contenuto . Le stime della Banca d’Italia indicano un aumento del PIL dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, con un lieve miglioramento atteso nel 2028. Si tratta di una traiettoria di crescita stabile ma debole, fortemente esposta ai rischi esterni. In uno scenario avverso, legato a un possibile protrarsi delle tensioni geopolitiche, la crescita potrebbe ridursi sensibilmente.
La dinamica interna riflette questo equilibrio fragile. I consumi delle famiglie rallentano, condizionati da un clima di incertezza diffusa, mentre gli investimenti nel settore residenziale continuano a beneficiare degli incentivi fiscali. Sul fronte estero, le esportazioni hanno mostrato una flessione nel 2025, seguite da un parziale recupero nei primi mesi del 2026, ma il rincaro delle importazioni energetiche è destinato a peggiorare la bilancia commerciale.
Il mercato del lavoro rappresenta uno degli elementi di maggiore tenuta. L’occupazione cresce e il tasso di disoccupazione si riduce ulteriormente, anche se la partecipazione al lavoro mostra segnali di debolezza. Le retribuzioni aumentano, ma restano su livelli contenuti, contribuendo a sostenere il reddito senza però generare pressioni inflazionistiche eccessive .
Proprio l’inflazione resta uno dei nodi centrali. In Italia si mantiene inizialmente al di sotto della media europea, ma è destinata a salire nei prossimi mesi, spinta dall’aumento dei prezzi dei carburanti e, più gradualmente, da quelli dell’energia per famiglie e imprese. Nello scenario di base dovrebbe attestarsi al 2,6% nel 2026, mentre in uno scenario più critico potrebbe raggiungere il 4,5% .
Le condizioni finanziarie riflettono questa fase di transizione. Il credito alle imprese si indebolisce leggermente, mentre quello alle famiglie continua a crescere in modo moderato. Tuttavia, il possibile aumento dei tassi di mercato legato alle tensioni internazionali potrebbe tradursi in un irrigidimento delle condizioni di accesso al credito, con effetti sulla domanda di finanziamenti e sugli investimenti.
Sul fronte della finanza pubblica emergono segnali contrastanti. Se da un lato il deficit in rapporto al PIL è diminuito nel 2025, dall’altro il debito pubblico è aumentato, anche per effetto degli interventi legati agli incentivi edilizi e della maggiore liquidità detenuta dal Tesoro .
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’economia che resiste ma fatica a trovare slancio. La crescita c’è, ma resta contenuta; l’inflazione è sotto controllo, ma in risalita; il sistema produttivo tiene, ma si muove in un contesto sempre più complesso. Il 2026 appare così come un anno di passaggio, in cui le variabili globali – energia, geopolitica, commercio – continueranno a determinare il ritmo e la direzione dello sviluppo economico.




