• 13 Luglio 2024

I 3 dubbi di Manager e Ceo sul Personal Branding

 I 3 dubbi di Manager e Ceo sul Personal Branding

I 3 dubbi di Manager e Ceo quando iniziano a fare Personal Branding

La comunicazione di sé stessi, anche detta personal branding, è sempre più importante in un mondo dove tutto avviene anche sul digitale.

Non basta più saper fare ma bisogna anche saper comunicare e questo vale soprattutto per quelle figure che rappresentano voci autorevoli per l’azienda in cui lavorano.

LinkedIn, il social numero uno per il mondo del business è la piattaforma perfetta per posizionarsi come esperti in un determinato ruolo e settore ed al contempo per espandere la visibilità della propria azienda agli occhi di tanti stakeholder.

“Basti pensare a potenziali clienti, investitori, partner, media, giornalisti nonché talenti da assumere. La posta in gioco è decisamente alta”. Aggiunge Gioia Novena, founder di Nextopp (sito web), società di Recruiting e Comunicazione in ambito business.

Nonostante l’opportunità offerta da LinkedIn, sono ancora pochi i “coraggiosi” ad essersi cimentati nell’esporsi.

Analizziamo quindi le remore di Manager e Ceo rispetto alla creazione di un proprio personal brand ed alla creazione di contenuti:

“E se quello che scrivo verrà percepito come una banalità? In tanti scrivono dei miei stessi argomenti”.

È normale avere la percezione di dire banalità, perché gli argomenti vengono trattati costantemente nel proprio quotidiano – ma non è necessariamente altrettanto per chi legge: racconta e condividi le dinamiche legate al tuo specifico ruolo nell’azienda in cui ti trovi in cui hai lavorato in passato, i risultati che hai ottenuto insieme al tuo team, come li hai ottenuti, le lezioni che ti hanno permesso di apprendere e come tutto ciò sta permettendo alla tua azienda di emergere.

“Difficile cadere nel banale quando vi condivide qualcosa di proprio!”, commenta Guenda Novena, founder di Nextopp.

“Se richiedo collegamenti a persone che non conosco, risulterò invadente? Non vorrei trasmettere questo messaggio”.

LinkedIn è basato sul concetto di “rete” e per fare in modo che le persone sulla piattaforma si “incontrino” per generare insieme nuove opportunità.

Stare sulla piattaforma per non stringere relazioni non avrebbe alcun senso, i professionisti sono lì in primis per questo motivo.

“Chi riceve una tua richiesta di collegamento non ti percepirà invadente ma, al contrario, penserà subito a come con te possa nascere una sinergia”.  Aggiunge Gioia.

“Se mi espongo su LinkedIn, sembrerà che cerco di cambiare lavoro? Non vorrei il mio Ceo e l’HR pensassero che voglia andarmene”.

Se utilizzi la tua comunicazione come una leva per aumentare non solo la tua visibilità ma anche quella dell’azienda in cui lavori, la tua comunicazione inizierà ad essere considerata come asset di marketing aziendale.

Attenzione, però: i contenuti personali e quelli relativi all’azienda vanno bilanciati correttamente. Se tutti i contenuti che pubblichi parlano dell’azienda, il rischio è che vengano percepiti estremamente commerciali e quindi opportunistici. D’altro canto, parlare solamente di sé senza mai nominare l’azienda per cui lavori, può farti apparire come una persona troppo autoreferenziale e, sì, probabilmente alla ricerca di un nuovo lavoro.

 

Fonte: Nextopp 

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Redazione

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