• 13 Luglio 2024

Edilizia del futuro: occorre una nuova cultura

 Edilizia del futuro: occorre una nuova cultura

Dioguardi Gianfranco, saggista © Giliola CHISTE

Manutenzione programmata, ricerca, indagine, prevenzione, ascolto del territorio e formazione di nuove figure professionali che sappiano, da un lato, gestire le città come aziende e, dall’altro, insegnare agli imprenditori come maneggiare e applicare l’innovazione. Dovremmo seguire queste linee guida per ipotizzare le costruzioni del Terzo Millennio, quelle che devono fare i conti con la complessità e i cambiamenti sempre più veloci degli scenari macroeconomici

L’invito viene da Gianfranco Dioguardi, ingegnere e docente di Economia e organizzazione aziendale al Politecnico di Bari, considerato il fondatore dell’ingegneria gestionale in Italia, e Alfredo Martini, giornalista, promotore del think tank nazionale Civiltà di cantiere (e dell’omonimo magazine), oggi segretario generale dell’Associazione italiana per la sostenibilità delle infrastrutture, che insieme e di recente hanno scritto un libro per Guerini (Le costruzioni nel Terzo millennio).

A sentire i due, in Italia il settore dell’edilizia è rimasto ancorato a modelli tradizionali, che mal reggeranno le sfide future senza un reset. “Occorrono – dichiarano – una nuova cultura, nuove competenze, a cui la politica dovrebbe delegare il management di una città”.

Ritardi dovuti ad una burocrazia soffocante, scarse risorse, cultura del territorio inesistente hanno aggravato le difficoltà di un settore che – si pensava -sarebbe ripartito con nuove metodologie di intervento dopo il terremoto a L’Aquila.

Ma, fanno sapere, la politica con i suoi tempi elettorali non ha mai steso un piano che prevedesse la cura dell’esistente, del vecchio.

“Tra il costruire e l’occuparsi dell’esistente – dichiara Dioguardi (che tre anni fa ha fondato a Bari una City School con sedi distaccate a Brindisi e Venezia) – spesso si preferisce abbattere il vecchio perché è meno complesso e ha effetti visibili immediati per la politica. Da questo punto di vista Bari, forse, con Emiliano e Decaro, è la città che meglio di altre in Italia ha saputo conciliare le due esigenze, operando un ottimo recupero della zona vecchia.  In ogni caso, la città del futuro, inclusiva, sostenibile, sicura dovrebbe lavorare su un programma di educazione dei cittadini, i quali devono imparare a prendersi cura degli edifici che abitano. La città un po’ l’hardware, i cittadini come il software vanno ascoltati e resi consapevoli di ciò che li circonda. Ecco perché la città del Terzo Millennio non può che essere fortemente decentrata. Il decentramento, se ben attuato, è più efficace dell’accentramento. Per questo sono favorevole alla gestione dei fondi Pnrr da parte degli Enti locali”.

Città decentrata. Potrebbe essere quella dei quindici minuti, alla parigina? “Non mi interessano gli slogan – risponde il docente – ma solo modelli di città in cui i bisogni dei cittadini vengano subito colti e soddisfatti senza intoppi burocratici. Di qui, la necessità di figure nuove, tecnici che devono seguire gli amministratori di un Comune.  La città quindi come una un’azienda moderna dovrebbe offrire non solo prodotti, ma anche servizi aggiuntivi. Laboratori cittadini come quelli che Renzo Piano ed io abbiamo avviato ad Otranto”.

Quanto possono essere utili i bonus e come risolvere il problema del caro affitti nelle città del futuro? “Gli incentivi vanno bene. Ma se non prevedono un piano di interventi che coprano tempi e spazi lunghi, si tratterà di spot elettorali – replica Dioguardi – Quanto agli affitti, che in questi giorni stanno trasformando la casa in un sogno impossibile per tanti giovani, penso che non esistano politiche universali, assolute. Si devono guardare i territori, i singoli quartieri e capire se e perché, per esempio, tante abitazioni sono sfitte e avviare politiche per spingere al vecchio o costruire ex novo. In sintesi, per proiettarsi nel domani, sin da ora le parole d’ordine devono diventare: indagini preventive, programmazione, formazione nuova. Basta con gli interventi spot, tipici della politica elettorale. Occorre formare le giovani generazioni alla cura del proprio territorio. E per questo ci vogliono tempo e pazienza”.

Della necessità di nuove figure, ma non solo per gestire la città, ma anche per innovare le imprese dell’edilizia, parla anche Martini, che aggiunge: “A differenza di quanto avviene all’estero, per esempio, in Giappone, dove la politica educa, nel nostro Paese abbiamo accumulato una serie di ritardi, si è investito poco e male sul settore per cui ci ritroviamo spesso a mettere una pezza quando un palazzo crolla. A Tokyo e in Giappone, Paese che conosco bene, per esempio, si conosce il ciclo vitale di un edificio. Si sa quando andrà abbattuto. Ma da decenni, e non solo perché c’è un elevato rischio sismico. In Italia si comincia a parlare solo da poco tempo di cura del territorio e degli edifici. Si interviene con ritardo e spesso con effetti irreparabili. Servono nuovi professionisti per insegnare agli imprenditori a conoscere e ad applicare i prodotti innovativi. A cosa serve fare un cappotto termico, se non ho conoscenza dell’impianto, della struttura interessata e di come applicarlo? Mi auguro che l’Italia si doti quanto prima di nuovi professionisti sia per guidare la città del futuro che per costruirla”.

Avviso alle Università che dovranno aggiornare la propria offerta formativa.

Cinzia Ficco

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Dioguardi Gianfranco, saggista © Giliola CHISTE

 

 

 

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