Nata dall’iniziativa di tre fratelli e cresciuta fino a superare il miliardo di euro di fatturato, Farvima è oggi uno dei principali operatori italiani nella distribuzione intermedia del farmaco
Mirko De Falco racconta le radici familiari dell’azienda, le trasformazioni della filiera sanitaria e il ruolo della tecnologia nella gestione dei dati e dei flussi logistici
La distribuzione intermedia del farmaco è il sistema che collega l’industria farmaceutica con le farmacie, gli ospedali e con i pazienti. Tra i protagonisti di questo settore c’è Farvima, gruppo italiano fondato oltre sessant’anni fa da Renato De Falco insieme ai fratelli Antonio e Gennaro. Da un’iniziativa familiare nata nel Mezzogiorno l’azienda è cresciuta fino a diventare una realtà con oltre un miliardo di euro di fatturato, 17 depositi in Italia e circa 700 dipendenti. Alla guida del gruppo oggi c’è Mirko De Falco che ci racconta la storia imprenditoriale dell’azienda.
Tornando indietro nel tempo ci racconta come è cominciato tutto?
«Farvima nasce dall’iniziativa di mio padre, Renato De Falco, che fondò l’azienda insieme ai suoi fratelli Antonio e Gennaro. Alla base di tutto c’era una forte spinta personale che lo portava a immaginare qualcosa di diverso per sé e per la propria famiglia. Mio padre proveniva da un contesto semplice e ha costruito il suo percorso passo dopo passo, con un forte senso di responsabilità verso la comunità».
Quali cambiamenti stanno interessando la distribuzione del farmaco e cosa prevede per il futuro?
«La distribuzione intermedia svolge un ruolo centrale perché collega la produzione alle farmacie, agli ospedali e ai pazienti, garantendo continuità nelle forniture. Negli ultimi anni il settore ha dovuto affrontare una crescita dei costi e una maggiore complessità normativa. Nonostante questo, le aziende della distribuzione hanno investito molto nella gestione intelligente dei flussi logistici e nei sistemi informativi. Il futuro va nella direzione di una sanità sempre più vicina al cittadino, orientata alla prevenzione e alla personalizzazione delle terapie. La distribuzione può diventare una piattaforma tecnologica e organizzativa al servizio della sanità, ma servono anche interventi strutturali sul tema della remunerazione del settore».
In quali ambiti state utilizzando l’AI e che impatto c’è stato?

«In Farvima lavoriamo per trasformare dati molto diversi tra loro in informazioni utili per le decisioni operative e commerciali. Per esempio, attraverso l’analisi dei dati di vendita, delle categorie merceologiche e delle performance di esposizione dei prodotti, aiutiamo i farmacisti a prendere decisioni più informate grazie ad informazioni davvero rilevanti e che generino valore».
Farvima è una delle poche realtà di queste dimensioni rimasta completamente italiana e guidata dalla famiglia fondatrice. Come siete riusciti a mantenere un rapporto diretto con i clienti pur crescendo così tanto?
«Oggi Farvima ha 17 depositi e circa 700 persone che lavorano nel gruppo. Questa crescita è il risultato di una strategia imprenditoriale costruita nel tempo, ma anche di una cultura aziendale molto precisa. La nostra storia nasce da tre fratelli che hanno costruito l’azienda con grande determinazione, spesso affrontando difficoltà importanti. Questo spirito ha influenzato anche il modo in cui ci relazioniamo con i clienti. Per noi il rapporto con le farmacie non si limita alla distribuzione del farmaco. Nel tempo abbiamo sviluppato progetti e servizi che aiutano il farmacista a gestire meglio la propria attività, creando un rapporto che va oltre la semplice fornitura».
Quale consiglio darebbe a chi oggi vuole avviare un’impresa di famiglia partendo dal Sud?
«L’azienda deve essere gestita come un’azienda e la famiglia deve restare una famiglia. Quindi, prendere decisioni pensando prima al business, è la chiave. Quando si riesce a mantenere questo equilibrio, il legame familiare può diventare un grande punto di forza. Oggi, inoltre, il Sud Italia sta vivendo una fase interessante. Negli ultimi anni la crescita del PIL nel Mezzogiorno è stata superiore alla media nazionale, anche grazie agli investimenti e al contributo dell’industria e dei servizi. È un’occasione importante che va consolidata, soprattutto cercando di trattenere i talenti».
Quali sono i prossimi passi per Farvima?
«La nostra direzione mira all’innovazione e alla sostenibilità. Un esempio concreto è il recente rinnovamento del deposito di La Spezia, dove abbiamo raddoppiato la superficie operativa creando uno spazio più efficiente, sicuro e tecnologicamente avanzato. L’obiettivo è migliorare il servizio alle farmacie del territorio e allo stesso tempo ridurre l’impatto energetico delle attività logistiche. Parallelamente continuiamo a lavorare attraverso la Fondazione Farvima ETS su progetti legati al benessere delle comunità, al sostegno delle famiglie e alla promozione dello sport come strumento di inclusione».




