La nuova visione strategica della città come ecosistema connesso e accessibile, in cui la governance digitale dei Comuni, le piattaforme condivise e la cultura del dato alimentano servizi a misura del cittadino, semplificano il lavoro delle amministrazioni e generano buone pratiche. Ne parliamo con Aniello Conte, Market Line Manager Smart Cities di Deda Next – Gruppo Deda
Inizia l’ultima fase del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: a che punto del percorso digitale si trovano le nostre città?
«Arriviamo all’ultimo miglio del PNRR con un’infrastruttura digitale del nostro Paese che può far leva su piattaforme abilitanti come innesco di una nuova concezione integrata ed ecosistemica, in cui dati, tecnologie e processi collaborativi migliorano la qualità della vita dei cittadini e semplificano il lavoro delle amministrazioni.
Sta prendendo forma una visione
strategica in cui la PA e i gestori dei servizi pubblici condividono un modello sicuro, trasparente e collaborativo per conoscere, catalogare, aggiornare e mettere a sistema il patrimonio di dati disponibili. In questo scenario, la tecnologia è un abilitatore, non il fine: ha bisogno di essere supportata da una cultura del dato diffusa e finalizzata concretamente al progetto di soluzioni che migliorano il benessere delle persone. L’interoperabilità, permessa da piattaforme nazionali come la PDND, ha bisogno di competenze e standard diffusi anche a livello locale per essere funzionale a un modello di governance integrata e data-driven per permettere alle città di prendere decisioni consapevoli e sviluppare servizi che anticipano le criticità e generano buone pratiche».
Quale visione strategica è determinante per una città che punta al modello Smart City?
«La Smart City non è una città ipertecnologica, ma un centro urbano orientato al benessere delle persone e alla crescita sostenibile. Una visione che vede, dunque, la tecnologia come strumento abilitante della collaborazione tra gli attori urbani nel favorire lo scambio di dati di qualità, affinché le soluzioni tecnologiche possano accrescere il valore prodotto dal sistema, ridurre
gli sprechi e massimizzare l’impatto sociale. La Smart City è chiamata a far dialogare l’insostituibile dataset capillare in un sistema più ampio e condiviso. Pensiamo alla possibilità per un Comune di lavorare trasversalmente, su dati condivisi e interoperabili, con attori pubblici e privati: così può guidare la risposta congiunta a sfide complesse in ambiti storicamente gestiti secondo verticalità amministrative differenti, come la tutela ambientale, il monitoraggio delle infrastrutture, la mobilità, il turismo e la cultura. Alla base si trovano le infrastrutture tecnologiche e strumenti come la sensoristica, ma il cuore del sistema è rappresentato da piattaforme in grado di ricevere e rendere interoperabili i dati raccolti, creando spazi informativi capaci di generare conoscenza operativa. A questo punto, entrano in gioco cruscotti digitali, soluzioni smart e strumenti avanzati: pensiamo ai digital twin, vere e proprie rappresentazioni virtuali di ambiti urbani anche molto complessi, oppure alle app e ai servizi web che arrivano in modo capillare a dare informazioni e gestire procedure per chi arriva da turista, vive o lavora in una città. In questo modello, le diverse tecnologie permettono la partecipazione a tutti i livelli, dai gestori di un bene o servizio pubblico, alle realtà produttive fino ai cittadini, coinvolti proattivamente come diretti protagonisti della raccolta dei dati (citizen science) nel percorso quotidiano di fruizione dei servizi, attraverso informazione e feedback costanti. Infine, parte irrinunciabile della visione strategica di una Smart City è anche il reperimento di investimenti e risorse per finanziare l’ecosistema complesso: tra gli strumenti a disposizione delle città, la gestione della fiscalità passiva è spesso, inconsapevolmente, poco valorizzata dagli amministratori, nonostante offra un potenziale concreto per restituire alle casse comunali liquidità significative immediatamente utilizzabili».
Quali ritiene che siano i principali ambiti di intervento dove può essere maggiore l’impatto sul benessere delle persone?
«A partire da dati certi, misurabili e sicuri, che aumentano la comprensione della realtà e di fenomeni anche molto complessi, si possono implementare soluzioni innovative per lo sviluppo delle città nei vari ambiti. Pensiamo all’attualità: la mitigazione degli effetti del climate change, dalle isole di calore agli allagamenti urbani, l’ottimizzazione del traffico e il miglioramento della qualità dell’aria, favorendo la mobilità sostenibile, l’efficientamento energetico degli edifici e l’accesso ai servizi di tutte le aree urbane – la famosa Città 15 minuti. Altri ambiti nei quali la cultura data-driven è alla base di una strategica pianificazione e ottimizzazione degli interventi sono la manutenzione predittiva delle infrastrutture e il monitoraggio per la tutela del patrimonio turistico e culturale, inteso sia come edifici storici che come architettura del paesaggio e opere d’arte. Entrano in gioco la tecnologia, la collaborazione tra attori e la partecipazione civica. In questo contesto, l’intelligenza artificiale dà una spinta ai nuovi modelli gestionali, poiché accelera l’estrazione di significato e valore dai dati; all’interno di ecosistemi specifici che ne orientano l’uso verso obiettivi concreti e condivisi è una componente fondamentale per ricercare, classificare e interpretare i dati raccolti. Queste sono alcune delle principali sfide che le città devono e possono affrontare. Requisito fondamentale per tutti gli ambiti è la creazione di esperienze digitali accessibili, in modo che gli strumenti utilizzati – ad esempio, piattaforme web o app – siano realmente efficaci nel condividere le informazioni con i cittadini e user-oriented nel consentire l’accesso ai servizi».
Può descrivere esempi di data governance già al passo con gli scopi, le strategie e le esigenze che ha descritto?
«Il Comune di Ferrara ha lavorato molto sul governo e sull’analisi dei dati. Questo approccio ha permesso di indirizzare temi come il miglioramento della qualità dell’aria, sviluppando un indice sintetico a misura di cittadino, basato su dati provenienti da centraline pubbliche e private, e un cruscotto semplice e immediato che guida le scelte di pianificazione e monitoraggio. La città ha affrontato anche il problema delle isole di calore e degli allagamenti: le aree a maggiore vulnerabilità sono state mappate da immagini satellitari e da voli aerei e attraverso un’iniziativa di citizen science, incrementando, poi, le zone verdi per mitigare gli impatti. Il Comune ha sperimentato soluzioni innovative anche per il monitoraggio delle prestazioni energetiche degli edifici, per l’ottimizzazione della mobilità – anche in questo caso con il coinvolgimento diretto dei cittadini – e per l’analisi dell’accesso ai servizi nelle diverse aree urbane, applicando un modello basato sul concetto della Città 15 minuti. A Genova, aree di gestione complessa come porto e waterfront stanno sperimentando sistemi di supporto decisionale (Decision Support Systems – DSS) che migliorano il monitoraggio, la condivisione e valorizzazione delle rilevazioni e contribuiscono, così, a efficientare i processi, ad esempio in ambito sicurezza del tessuto urbano e infrastrutturale. Integrando e rendendo interoperabili i dati raccolti dai vari soggetti che gravitano nelle aree di progetto, tecnologie come IoT, digital twin e BIM supportano il monitoraggio dei flussi logistici e gli indicatori ambientali, sia dell’aria che dell’acqua, migliorando la qualità della vita e l’attrattività della città. Gli esempi virtuosi di ecosistemi connessi dimostrano che questo modello di gestione della città riduce gli sprechi, migliora la vivibilità e la sostenibilità, consentendo alle PA e ai gestori di servizi di progettare nuove soluzioni inclusive, a misura di cittadini e imprese».
Deda è tra i principali gruppi IT a capitale interamente italiano. Da oltre 40 anni opera come Business & Technology Accelerator di Enti Pubblici, Aziende e Istituti Finanziari per supportare l’evoluzione delle loro strategie digitali. Affianca gli Enti pubblici nello sviluppo di servizi innovativi, digitali e inclusivi per un reale impatto sociale positivo.
Deda Next accompagna la trasformazione digitale della PA, progettando e realizzando servizi di nuova generazione. Attraverso Next, la suite di soluzioni e servizi dedicati alle città, abilita l’intelligenza urbana per lo sviluppo di un ecosistema al servizio della qualità della vita e dell’evoluzione sostenibile. Deda Value affianca gli Enti con servizi ad alto valore aggiunto per migliorare l’efficienza gestionale, ottimizzare la fiscalità e recuperare risorse economiche. ETT supporta clienti pubblici e privati nella valorizzazione del patrimonio informativo, turistico e culturale con tecnologie immersive e AI. Progetta esperienze digitali innovative per connettere città e persone.




