Passeggeri in forte crescita, merci stabili ma più efficienti: il 2024 ridisegna le rotte della logistica e del turismo
C’è un’Italia che continua a muoversi, anche quando i volumi sembrano immobili. È l’Italia dei porti, snodo strategico di scambi, energia, turismo e geopolitica. Nel 2024 il trasporto marittimo nazionale racconta una doppia traiettoria: da un lato la sostanziale stabilità delle merci movimentate, dall’altro un’accelerazione netta del traffico passeggeri. Una fotografia che, letta in profondità, restituisce un sistema in trasformazione più che in attesa.
Secondo il report “Trasporto marittimo in Italia – Anno 2024” diffuso dall’Istat, nei 137 porti commerciali italiani sono state movimentate 488,6 milioni di tonnellate di merci, in linea con il 2023 (-0,1%). In parallelo, i passeggeri (esclusi i crocieristi) hanno superato gli 88,5 milioni, con un balzo del 12,6% su base annua. Se si guarda al dato europeo, l’incremento italiano del traffico passeggeri è quasi doppio rispetto alla media Ue (+6,2%), confermando il nostro Paese al primo posto per numero di persone trasportate via mare e al secondo per merci, con una quota del 14,6% sul totale Ue27, subito dopo i Paesi Bassi.
La stabilità delle merci non va però letta come immobilismo. Nel 2024 sono state registrate 446.371 toccate nei porti italiani, in aumento dell’8,4%, mentre la stazza lorda media per nave è diminuita del 7,5%, attestandosi a 6.384. Meno “gigantismo”, più frequenza. Il sistema portuale si sta adattando a un contesto globale instabile, fatto di crisi geopolitiche, rotte ridisegnate e ottimizzazione delle catene logistiche.
Dal punto di vista territoriale, il Nord continua a trainare il traffico merci, mentre il Mezzogiorno si conferma protagonista per il trasporto passeggeri. Campania e Sicilia guidano per numero di approdi (rispettivamente 139.634 e 110.508), entrambe in forte crescita rispetto al 2023. Il Sud, da solo, concentra oltre 206mila approdi, con un incremento del 12,3%.
Sul fronte delle tipologie di carico, la rinfusa liquida – petrolio e gas in primis – resta dominante con il 40,5% del totale, pur in lieve calo (-1,1%). I container, invece, salgono del 5,6% e rappresentano il 22% delle merci movimentate, mentre gli automezzi (Ro-Ro) scendono del 6,3%. Interessante la dinamica dei container: pur con meno approdi e una stazza media inferiore per le navi dedicate, cresce di quasi il 60% il numero di grandi container oltre i 40 piedi e crolla al 1,9% la quota di quelli vuoti (dal 5,9% del 2023). Segnale di maggiore efficienza e di una logistica che punta a saturare meglio i viaggi.
Trieste (53 milioni di tonnellate), Genova (47 milioni) e Gioia Tauro (38 milioni) restano i principali hub merci. Trieste è fortemente specializzata nella rinfusa liquida (77% del traffico portuale), mentre Gioia Tauro si conferma capitale italiana dei container, con circa un terzo del totale nazionale per questa tipologia. Genova mantiene una struttura più diversificata. Ravenna guida invece la rinfusa solida, con quasi 12 milioni di tonnellate.
Il 2024 è stato anche l’anno delle rotte deviate. La crisi del Mar Rosso e le tensioni nell’area del Canale di Suez hanno inciso sulla geografia degli scambi. La Spagna diventa il primo partner marittimo dell’Italia, con 34 milioni di tonnellate (+30% rispetto al 2023), superando la Turchia. Il boom riguarda soprattutto i container, che con la Spagna crescono del 64,9%, fino a sfiorare i 13 milioni di tonnellate. Gioia Tauro e Savona-Vado Ligure hanno beneficiato in modo evidente di queste nuove direttrici, con aumenti rispettivamente del 101% e del 145% nei traffici container con i porti spagnoli. Al contrario, l’Egitto segna un -44% negli scambi container, riflesso diretto delle tensioni nell’area.
Resta visibile anche l’effetto della guerra in Ucraina sul fronte energetico: la rinfusa liquida in arrivo dai porti russi scende a circa 20 milioni di tonnellate, contro gli oltre 30 milioni del 2022. La Russia rimane comunque primo Paese di provenienza per questa tipologia, seguita da Libia (19 milioni), Turchia (16), Stati Uniti (12) ed Egitto (10).
Se le merci raccontano un sistema che si ricalibra, i passeggeri parlano di un’Italia che ha ritrovato pienamente la sua dimensione marittima. Gli oltre 88 milioni di viaggiatori non crocieristi confermano una crescita del 12,6%, con una forte stagionalità: il 44% dei movimenti si concentra nel terzo trimestre. Lo Stretto di Messina resta la tratta più trafficata (oltre 11 milioni di passeggeri), seguita dai collegamenti con le isole minori: Napoli-Capri, Napoli-Ischia, Piombino-Isola d’Elba, Palau-La Maddalena, Livorno-Olbia.
Sul piano europeo, l’Italia detiene il 22,4% del totale dei passeggeri marittimi dell’Ue27, davanti a Grecia e Danimarca. Rispetto al 2019, mentre l’Europa è sostanzialmente tornata ai livelli pre-pandemia (-0,1%), l’Italia registra un +8,1%, segno di una ripresa più dinamica.
Capitolo a parte merita il turismo crocieristico. Nel 2024 i crocieristi imbarcati e sbarcati nei porti italiani – esclusi i transiti – sono quasi 5 milioni, pari al 27,6% del totale Ue. La crescita è del 2% rispetto al 2023, con 888 navi approdate solo a Civitavecchia, che si conferma primo porto italiano con 1,8 milioni di passeggeri (+7,8%). Seguono Genova (oltre 600mila, +6%) e Venezia (494mila, +16,5%). Il Mar Tirreno concentra il 47,6% dei crocieristi, seguito da Adriatico (28,1%) e Ligure (22%).
Il quadro complessivo è quello di un sistema portuale resiliente, capace di adattarsi alle turbolenze globali senza perdere centralità. Le merci tengono, i container diventano più efficienti, i flussi energetici si riorientano, il turismo marittimo consolida la leadership europea. In un contesto in cui le rotte non sono più scontate e la geopolitica ridisegna gli equilibri, il mare torna a essere infrastruttura strategica. E l’Italia, con la sua rete di 58 “main ports” riconosciuti a livello europeo, resta al centro della partita.




