L’alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale in Italia

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L’intelligenza artificiale è ancora poco utilizzata dalle microimprese italiane: appena il 5% la adotta in modo estensivo o limitato. Ma il 19% delle aziende la sta già sperimentando o prevede di introdurla entro un anno. A fotografare il divario digitale delle piccole attività è la nuova indagine della Banca d’Italia.

L’intelligenza artificiale corre, ma nelle microimprese italiane la sua adozione è ancora agli inizi. Nel 2025 soltanto il 5% delle microimprese utilizza l’IA in maniera estensiva o limitata, mentre una quota decisamente maggiore sta iniziando a esplorarne le possibilità.

È uno dei risultati più significativi dell’indagine della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria e sulle competenze di finanza digitale delle piccole imprese, pubblicata l’8 settembre 2026. Lo studio è stato realizzato intervistando 5.000 titolari di microimprese rappresentativi della popolazione di riferimento.

Intelligenza artificiale: il 19% delle microimprese guarda al futuro

Se l’utilizzo effettivo dell’IA è ancora ridotto, il dato sulle intenzioni delle imprese mostra un quadro più dinamico.

Secondo Banca d’Italia, considerando le aziende che stanno sperimentando l’intelligenza artificiale oppure prevedono di introdurla entro un anno, la percentuale raggiunge il 19%.

Resta comunque molto ampia la platea delle imprese ancora lontane da questa tecnologia: il 73% dei microimprenditori dichiara di non avere dimestichezza con l’IA oppure di non averne pianificato l’utilizzo.

La fotografia che emerge è quindi quella di un sistema imprenditoriale nel quale l’IA non è ancora una tecnologia di massa, ma nel quale esiste una fascia non trascurabile di aziende che sta iniziando a valutarne concretamente l’adozione.

Dove viene usata maggiormente l’intelligenza artificiale

La diffusione dell’IA cambia notevolmente a seconda del settore.

Quando Banca d’Italia considera anche gli utilizzi sperimentali, oltre a quelli limitati ed estensivi, la penetrazione dell’intelligenza artificiale raggiunge il 37% tra le microimprese dei servizi di informazione e comunicazione.

Al secondo posto si trovano le attività professionali, scientifiche e tecniche, dove la percentuale arriva al 22%.

Il grafico settoriale contenuto a pagina 12 del rapporto mostra un divario piuttosto netto: l’IA raggiunge il 18% nel trasporto e magazzinaggio, il 14% nei servizi alla persona e nei servizi a imprese e famiglie, il 13% nel manifatturiero e nell’alloggio e ristorazione, il 12% nelle costruzioni, il 10% nel commercio e appena il 6% in agricoltura, silvicoltura e pesca.

Il cloud è molto più diffuso dell’IA

Il confronto con il cloud computing permette di capire quanto l’intelligenza artificiale sia ancora indietro nel percorso di digitalizzazione delle microimprese.

Il cloud è utilizzato in maniera estensiva dal 36% delle imprese e in modo limitato da un ulteriore 8%. Complessivamente, quindi, l’adozione estensiva o limitata raggiunge il 44%, contro circa il 5% dell’IA.

Anche robotica e interconnessione dei processi produttivi rimangono tecnologie di nicchia. Nel quadro riassuntivo della Banca d’Italia, la robotica è impiegata dal 6% delle microimprese e l’interconnessione dei processi dal 4%.

La robotica trova maggiore spazio nel manifatturiero, mentre l’interconnessione è particolarmente presente nei servizi di informazione e comunicazione.

Più competenze finanziarie, più digitalizzazione

Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il rapporto tra alfabetizzazione finanziaria e innovazione digitale.

L’adozione delle tecnologie digitali almeno a livello sperimentale risulta generalmente più frequente tra gli imprenditori con conoscenze finanziarie elevate.

Il divario è particolarmente evidente per il cloud: il grafico a pagina 13 indica un utilizzo almeno sperimentale del 75% tra chi possiede conoscenze finanziarie elevate, contro il 22% tra chi non raggiunge tale livello.

Anche per l’intelligenza artificiale emerge una differenza, seppure più contenuta: 16% contro 13%.

L’analisi della Banca d’Italia rileva inoltre che, a parità delle altre caratteristiche considerate, la propensione ad adottare almeno una tecnologia tra IA, robotica e interconnessione dei sistemi è maggiore tra le donne imprenditrici ed è positivamente associata al livello di conoscenze finanziarie.

Una possibile interpretazione indicata nello stesso rapporto è che migliori competenze finanziarie possano aiutare gli imprenditori a valutare più efficacemente i ritorni economici degli investimenti digitali.

Alfabetizzazione finanziaria delle microimprese al 74%

Il tema digitale si inserisce in un quadro più ampio. Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria dei microimprenditori italiani raggiunge il 74% del punteggio massimo.

Il risultato aggrega la comprensione dei concetti finanziari di base con i comportamenti e gli atteggiamenti finanziari.

Il 45% degli intervistati si colloca nella fascia più alta delle conoscenze finanziarie, avendo risposto correttamente ad almeno sette domande su otto. Il 40% appartiene alla fascia intermedia e il 15% a quella più bassa.

Rispetto all’indagine del 2021, inoltre, Banca d’Italia registra sulle domande confrontabili un miglioramento del 2% dell’alfabetizzazione finanziaria media, attribuito alle componenti relative a comportamenti e atteggiamenti.

Non emergono invece divari di genere significativi nelle conoscenze finanziarie.

Pagamenti digitali ormai diffusi tra le microimprese

Se sulle tecnologie produttive avanzate il percorso è ancora lungo, sul fronte dei pagamenti la digitalizzazione appare decisamente più consolidata.

L’86% dei microimprenditori utilizza carte di debito business, il 62% carte di credito e il 33% carte prepagate. Il 21% integra inoltre le carte con portafogli elettronici aziendali.

Quasi il 90% degli intervistati dichiara inoltre di mantenere separati i conti personali da quelli aziendali, un comportamento importante per distinguere la finanza familiare da quella dell’impresa.

Microimprese italiane tra IA, finanza e sostenibilità

L’indagine restituisce infine un quadro nel quale competenze finanziarie, digitalizzazione e capacità di affrontare i rischi sembrano intrecciarsi.

Oltre l’80% degli intervistati dichiara di prestare attenzione alle conseguenze ambientali e sociali degli investimenti e alla sostenibilità dei fornitori.

Sul fronte climatico, invece, il 39% delle microimprese ha adottato almeno una misura di protezione tra assicurazioni, investimenti per la sicurezza e spostamento delle attività produttive. Nel dettaglio, il 28% ha sottoscritto coperture assicurative contro i rischi climatici, il 26% ha investito nella sicurezza e il 14% ha pianificato uno spostamento delle attività.

Nel 2025, il 6,4% delle microimprese ha dichiarato di avere già subito danni causati da eventi climatici estremi.

L’IA è ancora una tecnologia di nicchia, ma il mercato può cambiare rapidamente

La fotografia della Banca d’Italia mostra quindi due velocità della trasformazione digitale delle microimprese.

Tecnologie relativamente accessibili e consolidate, come il cloud e i pagamenti elettronici, hanno già raggiunto una diffusione significativa. L’intelligenza artificiale, invece, rimane utilizzata stabilmente solo da una piccola minoranza di imprese.

Il dato del 19% relativo alle aziende che la stanno sperimentando o intendono introdurla entro un anno suggerisce però che questa situazione potrebbe evolvere.

E la relazione individuata tra competenze finanziarie e propensione all’innovazione indica un altro elemento importante: la trasformazione digitale delle piccole imprese non dipende soltanto dalla disponibilità delle tecnologie, ma anche dalla capacità degli imprenditori di comprenderne costi, rischi e possibili ritorni economici.

Fonte dei dati: Banca d’Italia, Indagini sull’alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale in Italia: piccole imprese, Statistiche, 8 settembre 2026. Indagine condotta nel 2025 su 5.000 titolari di microimprese.

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