Innovazione e sostenibilità nell’industria cartaria

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Fedrigoni dal 1888 è un’industria di carte speciali ed è un gruppo italiano tra i primi al mondo nella produzione e vendita di carte ad alto valore aggiunto per packaging di lusso e altre applicazioni creative, e di materiali autoadesivi premium per l’etichettatura.

 

Marco Nespolo, CEO Fedrigoni

Cosa significa innovazione nel vostro settore?

L’innovazione in Fedrigoni – che produce carte ad alto valore aggiunto per il luxury packaging e altre applicazioni creative, etichette e prodotti autoadesivi premium – si può declinare sotto tre aspetti. Innanzitutto innovazione di prodotto, a partire dai materiali, che devono essere sostenibili anche in ambito self-adhesives, dove la sfida è ovviamente maggiore rispetto alla carta (l’obiettivo al 2030 è realizzare solo prodotti riciclabili al 100%, quando possibile sostituendo la plastica con la carta attraverso soluzioni altrettanto performanti). In questa direzione vanno alcune acquisizioni e partnership che abbiamo chiuso di recente, come la joint venture con Tecnoform che ha dato vita a Éclose, un nuovo brand per veicolare prodotti termoformati totalmente a base di polpa di cellulosa in sostituzione degli attuali in plastica (ad esempio i vassoi interni alla confezioni di cosmetici o profumi), oppure l’accordo con Albini, tra i principali produttori europei di camicie, per la realizzazione di Futura, una carta composta al 25% da fibre ottenute con gli scarti tessili. O ancora, Re-Play, che prevede l’upcycling dei supporti siliconati staccati dalle etichette, recuperati presso i clienti e riciclati con un processo nobilitante: invece di essere buttato, lo scarto diventa parte integrante del frontale dell’etichetta.

In secondo luogo, vanno innovati i processi: sono più di 20 anni che facciamo ricerca e sviluppiamo soluzioni per ridurre l’impatto ambientale della nostra filiera, ma dal 2018, con l’ingresso di Bain Capital nell’azionariato, è stata impressa un’accelerazione alla trasformazione completa del processo produttivo, così da renderlo sempre più efficiente e sostenibile in tutti i nostri 52 siti produttivi e centri distributivi nel mondo. Tra i nostri obiettivi al 2030, oltre a un’ulteriore riduzione dell’uso di energia elettrica attraverso soluzioni alternative come gli impianti di cogenerazione, c’è l’abbattimento del 30% delle emissioni di CO2, la restituzione in ambiente di oltre il 95% di acque pulite (siamo già al 97%) e il recupero del 100% di rifiuti in ottica circolare (siamo all’89%).

Quanto Fedrigoni ha innovato nel 2022?

La trasformazione dell’azienda in chiave di maggiore efficienza e sostenibilità è un processo cominciato 4 anni fa e tuttora in corso. Già nel 2021 avevamo spinto l’acceleratore sugli investimenti, con un piano di oltre 66 milioni di euro (+40% sul 2020) finalizzato ad aumentare la capacità produttiva, rendere i nostri impianti più performanti, usare le risorse (energia elettrica, gas, acqua) in modo più sostenibile e spingere la ricerca e sviluppo dei nostri prodotti. Nel 2022 abbiamo alzato ancora l’asticella, con una previsione di investimenti ulteriormente in crescita rispetto all’anno precedente: nella divisione Paper erano a budget 43 milioni di euro tra R&D e aumento della capacità produttiva. In particolare, nell’area delle Marche, a Verona e in Trentino siamo intervenuti sul potenziamento e l’ammodernamento dei macchinari, ora meno inquinanti e più efficienti: a Castelraimondo (Macerata) sono stati investiti 2,5 milioni di euro per installare due linee automatiche che consentiranno di ridurre del 70% i costi di produzione.

Quanto l’innovazione incide sul fatturato?

Per un’industria come la nostra, estremamente energivora, l’innovazione è essenziale per cavalcare le turbolenze di questi anni complessi e per guadagnare nuove quote di mercato. Da un lato è necessario investire in nuove tecnologie e razionalizzare i processi per ridurre il consumo di energia e riutilizzare il più possibile le materie prime in ottica di economia circolare; dall’altro, per mantenere i clienti e acquisirne di nuovi occorre che le nostre carte ed etichette siano in grado di combinare alla perfezione attenzione all’ambiente, performance ed estetica. È difficile misurare la percentuale di investimenti in innovazione sul totale del fatturato, ma a grandi linee saremo attorno al 2-3%.

italia economy - industria cartaria
Marco Nespolo – AD Fedrigoni

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Immagine di Giorgio Nadali
Giorgio Nadali
Giornalista, formatore, coach, scrittore

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