L’indagine della Banca d’Italia evidenzia un peggioramento del clima di fiducia legato alle tensioni geopolitiche e ai costi energetici, ma le imprese confermano piani di investimento e crescita dell’occupazione
Il primo trimestre del 2026 si apre con un clima economico più incerto rispetto alla fine del 2025. Le imprese italiane mostrano una maggiore prudenza nelle valutazioni sul contesto macroeconomico, influenzate da tensioni geopolitiche e dall’aumento dei costi energetici, ma mantengono aspettative complessivamente positive su vendite, occupazione e investimenti. È quanto emerge dall’indagine della Banca d’Italia sulle aspettative di inflazione e crescita, condotta tra febbraio e marzo 2026 su oltre 2.500 imprese con almeno 50 addetti.
Il quadro che ne deriva è quello di un sistema produttivo resiliente ma più selettivo, in cui la fiducia si riduce senza trasformarsi in una vera contrazione delle prospettive di sviluppo.
Peggiorano le valutazioni sul contesto economico
Il dato più evidente riguarda il deterioramento dei giudizi sulla situazione economica generale. Il saldo tra valutazioni positive e negative delle imprese è sceso a -35 punti percentuali, con un peggioramento diffuso in tutti i settori. Il cambiamento è avvenuto in concomitanza con lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico, che ha inciso sulle aspettative legate ai prezzi dell’energia e alla stabilità degli scambi internazionali.
L’indebolimento della domanda è visibile in particolare nel comparto industriale, dove la componente estera mostra segnali di rallentamento. Anche nei servizi e nelle costruzioni il saldo tra imprese che segnalano un aumento della domanda e quelle che indicano un calo si riduce sensibilmente, pur restando su valori leggermente positivi.
Nonostante il peggioramento del contesto, le attese per i prossimi mesi restano orientate a una moderata crescita delle vendite complessive, segnale di una fiducia ancora presente nella tenuta del mercato interno.
Investimenti stabili nonostante il clima di incertezza
Uno degli elementi più interessanti dell’indagine riguarda la divergenza tra percezione delle condizioni per investire e decisioni effettive delle imprese. Il saldo relativo al giudizio sulle condizioni di investimento è sceso a -30 punti percentuali, evidenziando una maggiore cautela rispetto al trimestre precedente.
Tuttavia, i piani di spesa per investimenti nel 2026 restano sostanzialmente invariati. Questo dato suggerisce che molte imprese continuano a programmare strategie di sviluppo di medio periodo, sostenute da condizioni di liquidità ancora favorevoli e da un accesso al credito percepito come stabile.
Il quadro conferma una tendenza già osservata negli ultimi anni: le imprese italiane tendono a mantenere i programmi di investimento anche in presenza di una maggiore volatilità del contesto macroeconomico, privilegiando una visione strategica di lungo periodo.
Occupazione attesa in crescita
Nonostante l’incertezza geopolitica, le aspettative sull’occupazione risultano in miglioramento in tutti i comparti. Le imprese che prevedono un aumento del personale superano quelle che anticipano una riduzione di 9 punti percentuali nell’industria, 15 nei servizi e 21 nelle costruzioni.
Il dato evidenzia come il capitale umano continui a rappresentare un fattore centrale per la competitività delle imprese, anche in una fase caratterizzata da maggiore prudenza nelle prospettive economiche.
Inflazione attesa sotto il 2%
Sul fronte dei prezzi, le imprese prevedono aumenti moderati dei listini nei prossimi 12 mesi, nonostante l’incremento atteso dei costi di produzione. L’indagine evidenzia come le aspettative di inflazione al consumo restino stabilmente al di sotto del 2% su tutti gli orizzonti temporali considerati: 1,6% a sei mesi, 1,7% a dodici mesi e 1,8% nel medio periodo.
Questo dato suggerisce una percezione di stabilità del quadro inflazionistico, accompagnata tuttavia dal rischio di una riduzione dei margini aziendali, dovuta alla difficoltà di trasferire integralmente sui prezzi finali l’aumento dei costi di produzione.
Intelligenza artificiale: adozione ancora limitata
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane. All’inizio del 2026 l’utilizzo di strumenti di IA risulta ancora moderato: il 27% delle imprese dichiara un impiego limitato o intermedio e solo il 3% un utilizzo estensivo.
L’adozione cresce con la dimensione aziendale e risulta più diffusa nei servizi rispetto all’industria. Tra i principali ostacoli emergono la carenza di competenze adeguate e la percezione di una limitata applicabilità delle tecnologie ai modelli di business esistenti.
Il dato evidenzia come il percorso di integrazione dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo italiano sia ancora in fase iniziale, ma destinato a rafforzarsi nei prossimi anni.
Un sistema produttivo resiliente ma più prudente
Nel complesso, l’indagine restituisce l’immagine di un tessuto imprenditoriale capace di adattarsi a un contesto più complesso senza rinunciare a prospettive di crescita. L’incertezza legata allo scenario geopolitico e ai costi energetici induce maggiore cautela nelle valutazioni di breve periodo, ma non modifica in modo significativo le strategie di investimento e sviluppo.
Il 2026 si apre quindi con una dinamica di stabilizzazione: meno slancio rispetto alle fasi di ripresa più intensa, ma anche senza segnali di contrazione generalizzata. In questo contesto, innovazione, capitale umano e capacità di interpretare le trasformazioni tecnologiche continueranno a rappresentare i principali fattori di competitività per le imprese italiane.




