Il business degli yacht in Italia e in Sardegna

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L’indagine del Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia, profila 291 yacht: l’Italia è il primo Paese costruttore; il valore stimato raggiunge almeno 19,2 miliardi di dollari

Sono 3.176 i superyacht unici di lunghezza superiore ai 24 metri rilevati tra giugno e agosto 2026 nelle acque della Gallura, nel Nord-Est della Sardegna. Il numero cresce del 9,97% rispetto ai 2.888 yacht del 2025 e del 27,29% rispetto ai 2.495 del 2024.

I risultati sono stati presentati al Cannes Yachting Festival 2026 nell’ambito del Piano regionale di internazionalizzazione dell’industria nautica della Sardegna, finanziato dalla Regione Sardegna e attuato dal Cipnes Gallura, che prevede la partecipazione alle principali fiere internazionali del settore.

Lo studio, curato dal Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia, documenta la crescita e la progressiva diffusione territoriale del turismo nautico di alta gamma. Accanto all’analisi dei flussi, traccia il profilo di 291 superyacht, ricostruendone dimensioni, cantieri costruttori, valore stimato, Paesi e settori economici associati alla proprietà.

«Questo studio ci permette di conoscere le dimensioni e l’evoluzione della nautica internazionale nelle nostre acque e di trasformare i dati in uno strumento di politica industriale», dichiara Livio Fideli, presidente del Cipnes Gallura. «Come soggetto attuatore del Piano regionale, vogliamo rafforzare la filiera nautica sarda, aprire nuovi mercati alle imprese e creare le condizioni per nuovi investimenti produttivi e occupazione qualificata».

Oltre 2.000 superyacht unici ad agosto

Nel giugno 2026 sono stati rilevati 1.139 MMSI unici. A luglio il numero è salito a 1.870 e ad agosto ha raggiunto 2.039. Rispetto al 2025, l’incremento è del 16,5% a giugno, dell’11,8% a luglio e del 9,4% ad agosto; nel confronto con il 2024, la crescita raggiunge rispettivamente il 38,1%, il 30,4% e il 25,4%.

All’interno di ciascun mese ogni superyacht è stato conteggiato una sola volta. I valori mensili non possono essere sommati, perché uno stesso yacht può comparire in più mesi. Dopo l’eliminazione delle duplicazioni anche tra giugno, luglio e agosto, ciascun MMSI compare una sola volta nel totale trimestrale di 3.176 unità.

Il fenomeno si estende a tutta la Gallura marittima

La Costa Smeralda resta uno dei principali poli di concentrazione e stazionamento, in particolare Cala di Volpe e Pevero, con i rispettivi campi boe, e il porto di Porto Cervo. Lo studio evidenzia però una crescente diffusione verso il golfo di Arzachena e Cannigione, il golfo di Olbia e la direttrice per Golfo Aranci, oltre all’area marina di Tavolara–San Teodoro.

Nel 2026 sono stati rilevati 2.866 MMSI unici nell’area di La Maddalena, 2.581 in Costa Smeralda, 2.285 nell’area di Porto Rotondo, 1.872 a Santa Teresa e nelle Bocche di Bonifacio, 1.638 nell’area di Tavolara,

1.305 nel golfo di Olbia e 1.300 a Cannigione. Rispetto al 2025, Cannigione cresce del 19,2%, Olbia del 16,1% e Tavolara del 13%; rispetto al 2024, Olbia e Tavolara aumentano entrambe del 48,5% e Cannigione del 42,5%.

I valori delle singole aree non sono sommabili: uno stesso MMSI può attraversare più zone ed essere rilevato in ciascuna. I dati comprendono inoltre stazionamenti e passaggi. Il primato numerico di La Maddalena riflette quindi anche la posizione dell’arcipelago lungo le principali rotte della nautica internazionale.

«La presenza dei superyacht non riguarda più soltanto le aree storicamente più frequentate della Costa Smeralda, ma si sta estendendo a tutta la Gallura marittima», sottolinea Antonio Loriga, vicepresidente del Cipnes Gallura. «Il Piano regionale intende accompagnare questa evoluzione con porti, servizi, infrastrutture e competenze capaci di ampliare e distribuire le ricadute economiche generate dalla nautica».

I dati ufficiali del sistema Pelagus

Lo studio è stato ideato e coordinato da Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia, con il contributo tecnico dell’Ufficio Transizione digitale del Cipnes Gallura. I dati sono stati messi a disposizione dalla Direzione marittima del Nord Sardegna, nell’ambito del protocollo sottoscritto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e acquisiti attraverso Pelagus, il sistema della Guardia Costiera basato sui segnali AIS e sui codici identificativi MMSI. Le estrazioni mensili hanno riguardato esclusivamente le unità classificate dal sistema AIS come pleasure craft. Il perimetro dello studio è stato circoscritto alle imbarcazioni di lunghezza superiore ai 24 metri.

Identificati e profilati 291 superyacht

Una seconda fase ha consentito di identificare e profilare 291 dei 3.176 MMSI unici, pari al 9,2% delle unità complessivamente rilevate. I dati Pelagus sono stati incrociati con le informazioni pubblicamente disponibili su SuperYachtFan, utilizzate per associare i codici MMSI ai nomi degli yacht, ai proprietari pubblicamente attribuiti, ai cantieri costruttori e al valore stimato delle imbarcazioni. Le stime dei patrimoni personali sono state ricavate dai dati pubblicati da Forbes. I Paesi associati alla proprietà non indicano la bandiera dello yacht, il luogo di registrazione o la residenza fiscale dell’armatore, ma il Paese pubblicamente associato al proprietario.

Made in Italy: l’Italia primo Paese costruttore

I cantieri italiani hanno realizzato 106 dei 291 yacht profilati, pari al 36,4% del campione. Seguono i Paesi Bassi, con 94 unità e il 32,3%, e la Germania, con 33 e l’11,3%. Complessivamente, i tre principali Paesi costruttori hanno realizzato 233 yacht, pari all’80,1% del campione.

Tra i cantieri italiani figurano Benetti, con 25 superyacht; Perini Navi, con 14; Baglietto, Codecasa e Sanlorenzo, con 7 unità ciascuno; Overmarine, con 6; CRN e Rossinavi, con 5 ciascuno; Columbus, con 4; Mondomarine e Wally, con 3 ciascuno, oltre a numerosi altri cantieri e marchi nazionali.

L’Italia guida per numero di yacht e ampiezza dell’offerta, con una lunghezza media di 53,3 metri. I superyacht costruiti nei Paesi Bassi raggiungono una media di 63,6 metri, mentre quelli realizzati in Germania si distinguono per le dimensioni maggiori, con una media di 90,1 metri. Il Made in Sardinia è già visibile accanto ai grandi yacht internazionali attraverso tender ad alte prestazioni costruiti nell’Isola.

Una flotta con una lunghezza media di 61,7 metri

I 291 yacht profilati hanno una lunghezza media di 61,7 metri e una mediana di 57 metri. La classe più numerosa è quella compresa tra 40 e 59 metri, con 123 unità e il 42,3%; seguono i superyacht tra 60 e 89 metri, con 99 unità e il 34%. Complessivamente, l’88% misura almeno 40 metri e il 45,7% raggiunge o supera i 60 metri. Sono presenti 34 yacht di almeno 90 metri, tra cui 9 gigayacht di almeno 120 metri.

L’imbarcazione più grande è Blue, lunga 160 metri, seguita da A+ (già Topaz), con 147 metri, e Luminance, con 145.

Yacht per un valore di almeno 19,2 miliardi di dollari

Per 288 dei 291 superyacht è stato possibile ricostruire una stima pubblica del valore. Complessivamente, le imbarcazioni raggiungono almeno 19,2 miliardi di dollari. Il valore medio è di circa 66,8 milioni di dollari, mentre quello mediano è di 30 milioni. Sono 56 gli yacht con un valore stimato di almeno 100 milioni di dollari: pur rappresentando il 19,4% delle unità valorizzate, concentrano circa 11,8 miliardi, oltre il 61% del valore complessivo. Diciassette yacht valgono almeno 250 milioni. In testa si colloca Blue, stimato in 900 milioni, seguito da Al Lusail e Luminance, con 500 milioni ciascuno, e da A+ (già Topaz) e Al Mirqab, con 450 milioni ciascuno. I valori sono stime pubbliche indicative, non perizie o valutazioni certificate.

Stati Uniti e Italia ai primi posti per proprietà associate

Gli Stati Uniti occupano il primo posto, con 53 yacht e il 18,2% dei 291 superyacht profilati. Seguono l’Italia, con 36 unità e il 12,4%; il Regno Unito, con 25 e l’8,6%; la Germania, con 17 e il 5,8%; e i Paesi Bassi, con 13 e il 4,5%. Francia e Arabia Saudita sono associate a 10 yacht ciascuna; Emirati Arabi Uniti, Russia e Svizzera a 9 unità ciascuno. I primi dieci Paesi rappresentano complessivamente 191 yacht, pari al 65,6% del campione.

Patrimoni personali di oltre 1.433 miliardi di dollari

Sulla base delle stime pubblicate da Forbes, la somma dei patrimoni personali associati ai proprietari identificati raggiunge circa 1.433 miliardi di dollari. Per evitare duplicazioni, il patrimonio di uno stesso proprietario è stato conteggiato una sola volta, anche quando associato a più yacht. Le cifre sono stime variabili nel tempo e non certificate. Gli Stati Uniti occupano il primo posto con circa 468,9 miliardi di dollari, pari al 32,2% del totale. Seguono gli Emirati Arabi Uniti, con 307,7 miliardi e il 21,1%; la Francia, con 186,7 miliardi e il 12,8%; la Spagna, con 133,1 miliardi e il 9,1%; e l’Italia, con circa 62,63 miliardi e il 4,3%.

La novità del 2026: i settori economici dei proprietari

Per la prima volta, il Centro Studi ha analizzato i settori economici associati ai proprietari. Finanza e investimenti occupano il primo posto con 42 MMSI unici, pari al 14,4% del campione, davanti all’industria manifatturiera con 35 e il 12%. Insieme, i due settori rappresentano 77 yacht, pari al 26,5%: più di uno su quattro.

Seguono moda, lusso e beni di consumo, con 27 MMSI unici e il 9,3%; immobiliare, costruzioni e infrastrutture, con 25 e l’8,6%; commercio e grande distribuzione, con 22 e il 7,6%; attività diversificate, con 21 e il 7,2%; tecnologia, digitale e telecomunicazioni, con 20 e il 6,9%. La distribuzione riguarda i 291 MMSI profilati, non il numero delle persone, poiché uno stesso proprietario può essere associato a più yacht.

«L’idea dello studio è nata osservando, anno dopo anno, la presenza dei superyacht nelle acque della Costa Smeralda e mettendo queste osservazioni in relazione con i dati», afferma Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia. «Vogliamo misurare non soltanto le presenze, ma anche il potenziale economico associato agli imprenditori e agli investitori della nautica internazionale. I grandi capitali arrivano ogni estate in Sardegna e dobbiamo incontrarli nei luoghi che frequentano, anche attraverso la rivista Amare. La strategia si ispira al modello di industria turistica del principe Karim Aga Khan: creare le condizioni affinché i turisti diventino anche investitori e ambasciatori delle produzioni sarde. Invest in Sardinia, Buy Sardinia».

Capitale umano e sostenibilità ambientale

La strategia di internazionalizzazione si accompagna alla crescita dell’offerta universitaria di UniOlbia, costruita in rapporto alle esigenze delle imprese nautiche e aeronautiche. A Cannes è stato presentato anche il progetto promosso dal Cipnes Gallura con il Politecnico di Milano per sviluppare in Sardegna una piattaforma di produzione di biometanolo attraverso la valorizzazione del biogas e delle risorse dell’economia circolare.

«La crescita delle industrie nautiche e aeronautiche deve essere accompagnata da un investimento altrettanto forte nel capitale umano», dichiara Aldo Carta, direttore generale del Cipnes Gallura e presidente di UniOlbia. «A Olbia stiamo costruendo un’offerta universitaria connessa alle esigenze delle imprese e alle trasformazioni dell’economia del mare. Con la Regione Sardegna, il Comune di Olbia e l’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna investiamo nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione, per offrire alle giovani generazioni lavoro qualificato e nuove prospettive di sviluppo sostenibile».

«Il progetto sviluppato con il Cipnes Gallura punta a trasformare il biogas e le risorse dell’economia circolare in biometanolo destinato anche alla nautica», spiega Flavio Manenti, professore ordinario di Impianti chimici presso il Politecnico di Milano. «L’integrazione tra ricerca scientifica e sistema industriale può consentire alla Sardegna di sperimentare una filiera innovativa per la produzione di carburanti rinnovabili e diventare un laboratorio mediterraneo della transizione energetica».

Il progetto è seguito con interesse da Sanlorenzo ed è coerente con la Venice Call for Maritime Action, che sollecita istituzioni, porti, città costiere, produttori di energia e industria nautica ad accelerare lo sviluppo delle infrastrutture e l’approvvigionamento di metanolo verde nelle principali destinazioni marittime.

Dalla nautica benefici per tutta la Sardegna

Il Piano regionale punta a creare relazioni stabili con imprenditori e investitori internazionali, promuovere le opportunità industriali dell’Isola, sostenere la commercializzazione delle produzioni sarde e attrarre nuovi capitali esteri. La nautica diventa così una piattaforma per presentare non soltanto cantieristica, tender, refit e servizi marittimi, ma l’intero sistema produttivo regionale.

«I risultati della Fiera Nautica di Sardegna 2026 confermano la crescita della manifestazione e il suo ruolo nel posizionamento internazionale della filiera regionale», dichiara Angelo Colombo, responsabile organizzativo della Fiera Nautica di Sardegna. «Il prossimo passaggio sarà la presentazione ufficiale dell’edizione 2027 al Salone Nautico Internazionale di Genova».

«La Regione Sardegna sostiene il Piano di internazionalizzazione dell’industria nautica perché questo comparto rappresenta una leva strategica per il futuro dell’Isola», dichiara Giuseppe Meloni, vicepresidente della Regione Sardegna e assessore della Programmazione e del Bilancio. «I dati dello studio dimostrano che non dobbiamo limitarci a ospitare i grandi yacht e i capitali internazionali che raggiungono le nostre coste: dobbiamo trasformare questa capacità attrattiva in investimenti produttivi, nuove imprese e occupazione qualificata, estendendone i benefici a tutta la Sardegna. Cantieristica, refit, portualità, servizi, ricerca e formazione devono crescere insieme, valorizzando il Made in Sardinia e accompagnando la transizione ambientale con innovazione, carburanti verdi e infrastrutture adeguate».

Fonti e studio online

Dati AIS e MMSI: Sistema Pelagus della Guardia Costiera – Direzione marittima del Nord Sardegna. Identificazione e valore degli yacht: SuperYachtFan. Patrimoni personali: Forbes.

Ideazione e coordinamento: Guido Piga – Comunicazione e Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia. Elaborazione e rappresentazione digitale: Ufficio Transizione digitale del Cipnes Gallura.

Lo studio completo, con i dati e le visualizzazioni, è consultabile all’indirizzo: bit.ly/superyacht-sardinia-226

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