Disegnare il futuro Campania II Edizione, a Napoli innovazione, competenze e territorio fanno Sistema

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Grande partecipazione alla seconda edizione del forum di Italia Economy ospitato dall’Apple Developer Academy. Istituzioni, università e imprese a confronto su sviluppo regionale, capitale umano e innovazione applicata

NAPOLI – Grande successo per la II edizione di Disegnare il futuro Campania, il forum promosso da Italia Economy che il 9 settembre ha riunito, nella cornice dell’Apple Developer Academy dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, rappresentanti delle istituzioni, dell’università, dell’impresa, della finanza e dell’ecosistema dell’innovazione. Tre momenti di confronto hanno accompagnato il pubblico dalle strategie per la Campania del 2030 alla centralità del capitale umano, fino alle trasformazioni tecnologiche e alla capacità di tradurre l’innovazione in sviluppo concreto per imprese e territori.

A restituire il senso della prima parte della giornata è Cristina Seymandi, Coordinatrice di redazione di Italia Economy e moderatrice dei primi due panel. Il confronto, ha evidenziato Seymandi, ha consentito di mettere a fuoco da un lato le direttrici di sviluppo della Campania – anche rispetto alle opportunità connesse ai grandi eventi internazionali, come l’America’s Cup, e alla partecipazione civica – e dall’altro il capitale umano come vera infrastruttura strategica. Un tema affrontato attraverso il rapporto tra formazione, leadership, università, corporate academy e sistemi produttivi, con l’esigenza di rendere questo dialogo sempre più stretto e agile.

Campania 2030: istituzioni, territorio e partecipazione

Il primo panel, “Campania 2030, strategie per la crescita e lo sviluppo: territori, filiere e impatto”, ha riunito Massimo Bisogno, Direttore Generale dell’Ufficio Speciale per l’Amministrazione Digitale della Regione Campania; Carlo Puca, Assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città del Comune di Napoli; Giorgio Ventre, Direttore Scientifico dell’Apple Developer Academy dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; e Fabrizio Luongo, Segretario di Casartigiani Napoli e Vicepresidente della Camera di Commercio di Napoli.

Massimo Bisogno, Direttore Generale dell’Ufficio Speciale per l’Amministrazione Digitale della Regione Campania, ha portato nel confronto la prospettiva dell’amministrazione regionale sui processi di trasformazione digitale e sul ruolo del pubblico nell’accompagnare l’innovazione. Il tema ha contribuito a collocare lo sviluppo tecnologico dentro una visione più ampia di modernizzazione del territorio, nella quale infrastrutture digitali, servizi e capacità amministrativa diventano elementi abilitanti per cittadini e sistema produttivo.

Carlo Puca, Assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città del Comune di Napoli, ha posto al centro la partecipazione come condizione dello sviluppo. In una realtà complessa e fortemente interconnessa come Napoli, il coinvolgimento di imprese, scuola, cultura, sport e società civile può creare un contesto nel quale crescita economica e crescita della comunità si rafforzano reciprocamente, anche attraverso il contributo delle imprese ai progetti sociali, culturali e formativi.

Giorgio Ventre, Direttore Scientifico dell’Apple Developer Academy dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha richiamato il percorso compiuto dalla Campania negli ultimi anni nella capacità di produrre innovazione, sottolineando il contributo di un’università sempre più aperta al dialogo con imprese, istituzioni e territorio. La sfida ora è rendere permanente questo ecosistema: sostenere startup e incubatori, favorire filiere tra imprese e accrescere la domanda di innovazione anche da parte degli enti pubblici.

Fabrizio Luongo, Segretario di Casartigiani Napoli e Vicepresidente della Camera di Commercio di Napoli, ha affrontato il tema della frammentazione del tessuto imprenditoriale e della rappresentanza. La partecipazione attiva delle imprese alla vita associativa, insieme alla collaborazione con Camere di Commercio e ordini professionali, può diventare uno strumento per costruire sintesi, rafforzare la voce del sistema produttivo e governare il cambiamento anziché subirlo.

Il capitale umano come infrastruttura strategica

Il secondo panel, “Il capitale umano come infrastruttura strategica: formazione, leadership e cambiamento”, ha visto protagonisti Fabio De Felice, Founder di Protom; Carlo Palmieri, Vicepresidente di Pianoforte Holding (Carpisa-Yamamay) e Presidente del Gruppo Moda Assolombarda; Stefano Pontecorvo, Presidente di Avio Solution; e Antonello Sanna, Amministratore Delegato di SCM SIM.

Fabio De Felice, Founder di Protom, ha portato nel dibattito il punto di vista di un’impresa impegnata nell’innovazione e nello sviluppo di competenze, contribuendo al confronto sul rapporto tra formazione, organizzazioni e trasformazione tecnologica. Il capitale umano emerge così come elemento essenziale per rendere l’innovazione realmente applicabile ai processi aziendali e per costruire professionalità capaci di accompagnare il cambiamento.

Carlo Palmieri, Vicepresidente di Pianoforte Holding (Carpisa-Yamamay) e Presidente del Gruppo Moda Assolombarda, ha legato il tema del capitale umano alle esigenze di un settore, quello della moda, nel quale creatività e capacità di interpretare i trend devono essere continuamente alimentate. Formazione, nuove tecnologie e innovazione diventano quindi leve complementari per affrontare una fase delicata del comparto e trasformarla in occasione di evoluzione.

Stefano Pontecorvo, Presidente di Avio Solution, ha sottolineato la centralità della formazione continua in una fase nella quale le tecnologie entrano sempre più profondamente nei processi produttivi e gestionali. La tecnologia, nella sua prospettiva, resta uno strumento abilitante che deve essere governato: per farlo servono istruzione, conoscenze avanzate e competenze complementari capaci di consentirne un utilizzo consapevole ed efficace.

Antonello Sanna, Amministratore Delegato di SCM SIM, ha portato l’attenzione sulla visione strategica e finanziaria necessaria a garantire continuità alle imprese. Definire fin dall’inizio l’obiettivo di lungo periodo – crescita, posizionamento, apertura al capitale o continuità familiare – consente di scegliere strumenti coerenti e di trasformare le decisioni finanziarie in una componente della strategia aziendale, anziché in una risposta contingente.

Costruire capacità che restano oltre la tecnologia

A fare da raccordo tra capitale umano e innovazione applicata è stato Davide Bussetti, Founder e CEO di Lanificio Digitale, che ha presentato “The Capability Engineering Manifesto: costruire organizzazioni capaci di evolvere nell’era dell’AI”. Il punto centrale è stato il passaggio dalla tecnologia alla capacità: innovare non significa soltanto introdurre nuovi strumenti, ma costruire nelle organizzazioni competenze, conoscenze, relazioni e processi che restino anche quando tecnologie e contesti cambiano. Una prospettiva che mette al centro la capacità di creare ecosistemi durevoli intorno all’innovazione.

Territorio 4.0: innovazione applicata e transizioni reali

Il terzo panel, “Territorio 4.0, quando la tecnologia fa sistema: innovazione applicata e transizioni reali”, è stato moderato da Simona Zamparelli e ha riunito Ivo Allegro, Amministratore Delegato di Iniziativa Cube; Albert Balada, Technology Transformation Advisor & Enterprise Architect e Amministratore Delegato di Magma; Stefania Brancaccio, Vicepresidente di Coelmo e Cavaliere del Lavoro; Gianmarco Carnovale, Presidente di Roma Startup; Giuseppe Gaudino, Direttore Vendite di Sevendata; e Federica Tortora, Specialista per l’Innovazione di Intesa Sanpaolo.

Ivo Allegro, Amministratore Delegato di Iniziativa Cube, ha contribuito al confronto dalla prospettiva della consulenza e dei processi di innovazione, ponendo l’attenzione sulla necessità di trasformare progettualità e investimenti in percorsi concretamente capaci di generare sviluppo. Nel quadro di Territorio 4.0, il tema si lega alla costruzione di connessioni tra imprese, competenze e strumenti, affinché l’innovazione possa tradursi in capacità competitiva.

Albert Balada, Technology Transformation Advisor & Enterprise Architect e Amministratore Delegato di Magma, ha portato il punto di vista della trasformazione tecnologica e dell’architettura d’impresa. Il suo contributo si è inserito nel confronto su come integrare tecnologie, dati e organizzazione evitando una lettura puramente strumentale dell’innovazione e costruendo invece sistemi capaci di accompagnare in modo coerente l’evoluzione dei processi.

Stefania Brancaccio, Vicepresidente di Coelmo e Cavaliere del Lavoro, ha messo in relazione innovazione, sostenibilità e competitività, individuando nella capacità di mantenere in equilibrio queste tre dimensioni una delle sfide decisive per le aziende. Un ruolo particolare spetta alle nuove generazioni, portatrici di uno sguardo differente sulla trasformazione e chiamate non soltanto a entrare nelle imprese, ma a essere ascoltate nella definizione delle loro traiettorie future.

Gianmarco Carnovale, Presidente di Roma Startup, ha rappresentato nel panel la prospettiva delle startup e degli ecosistemi dell’innovazione. Il confronto ha evidenziato il valore delle reti capaci di mettere in relazione nuove imprese, soggetti consolidati, istituzioni, investitori e competenze, facendo dell’open innovation e della contaminazione tra esperienze uno strumento per accelerare la trasformazione dei territori.

Giuseppe Gaudino, Direttore Vendite di Sevendata, ha affrontato il rapporto tra PMI, dati e intelligenza artificiale con un approccio fortemente operativo: per un’impresa il punto di partenza non dovrebbe essere la tecnologia da adottare, ma la criticità da risolvere. Individuati i processi che assorbono tempo, producono errori o rallentano le decisioni, è possibile scegliere soluzioni già disponibili e applicarle alle esigenze reali senza trasformare la PMI in una software house.

Federica Tortora, Specialista per l’Innovazione di Intesa Sanpaolo, ha portato la prospettiva del sistema finanziario e del supporto ai percorsi di innovazione delle imprese. Il suo contributo ha inserito nel dibattito il tema degli investimenti e degli strumenti necessari per accompagnare la trasformazione, evidenziando il ruolo che interlocutori finanziari e specialisti dell’innovazione possono svolgere nel collegare progettualità, crescita e opportunità.

La Campania che innova è una Campania che fa sistema

Nelle considerazioni di Simona Zamparelli, il terzo panel ha mostrato lo stesso fenomeno da prospettive differenti: manifattura, trasformazione tecnologica, dati, open innovation, investimenti, startup ed ecosistema. Da qui una domanda che sintetizza una parte importante del confronto: che cosa rimane dopo un’innovazione? La risposta non può limitarsi alla tecnologia introdotta, ma riguarda le competenze acquisite, la conoscenza prodotta, i dati utilizzabili, i processi migliorati e la capacità delle organizzazioni di affrontare il cambiamento successivo.

È questo il filo che ha attraversato l’intera giornata e che ha contribuito al grande successo della seconda edizione di Disegnare il futuro Campania. La partecipazione e l’attenzione del pubblico hanno raccontato un territorio che non vuole soltanto assistere all’innovazione, ma comprenderla, trovare opportunità e costruire relazioni tra chi produce conoscenza, chi fa impresa, chi amministra e chi investe.

La sfida emersa a Napoli è quindi quella di trasformare le eccellenze individuali in patrimonio collettivo e costruire una vera comunità dell’innovazione: un sistema capace di mettere in relazione istituzioni, università, imprese, finanza, startup e nuove generazioni. Perché disegnare il futuro non significa prevederlo, ma creare oggi le condizioni per affrontarlo insieme.

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