Generazione community: le connessioni per viaggiare

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Da ScuolaZoo a WeRoad, Paolo De Nadai ha costruito due delle community più conosciute d’Italia. Oggi, il suo obiettivo non è soltanto far viaggiare le persone, ma creare connessioni autentiche in un’epoca in cui siamo sempre più connessi e, paradossalmente, sempre più soli

Per anni, il viaggio è stato considerato un prodotto: una destinazione, una vacanza da organizzare; oggi, sempre più persone scelgono di partire da sole per incontrare altri. È su questa intuizione che Paolo De Nadai ha costruito WeRoad, una delle travel scale-up italiane più conosciute degliultimi anni. Un percorso che affonda le radici in un’esperienza precedente: ScuolaZoo. Due progetti molto diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di creare community. Lo abbiamo intervistato per capire come sta cambiando il rapporto tra viaggio, socialità e relazioni umane.

Paolo De Nadai

Si ricorda il momento in cui ha avuto l’intuizione di WeRoad? E quanto l’esperienza di ScuolaZoo ha influito?

«WeRoad è nata da una situazione molto personale. A trent’anni, diventa sempre più difficile allineare il proprio tempo, i propri impegni e i propri gusti con quelli degli amici di sempre che, per il naturale corso della vita, si allontanano. Volevo viaggiare, non volevo farlo da solo e non riuscivo a convincere nessuno a partire con me. Guardandomi intorno, mi sono accorto che non era soltanto un mio problema: era un’esigenza condivisa a moltissime persone della mia generazione. Da lì è nata l’idea: Insieme ai co-founder Erika De Santi e Fabio Bin abbiamo costruito la soluzione che avremmo voluto trovare sul mercato: un modo per partire da soli senza sentirsi soli. In questo senso, l’esperienza di ScuolaZoo mi ha insegnato che le persone cercano luoghi, fisici o digitali, in cui riconoscersi e condividere qualcosa. WeRoad è nata con la stessa logica, ma applicata al mondo del viaggio».

Sempre più persone partono da sole con WeRoad. Che cosa racconta questo fenomeno della società di oggi?

«Non siamo mai stati così connessi e, allo stesso tempo, così soli. Oggi, molte persone sentono il bisogno di uscire dalla propria bolla sociale, di andare oltre i soliti giri e le relazioni consolidate. Il viaggio diventa uno spazio privilegiato perché crea le condizioni giuste per aprirsi agli altri; ti porta fuori dalla routine e ti rende più disponibile all’incontro. Circa il 90% dei nostri viaggiatori parte da solo. Questo non significa che siano persone sole nella vita ma, piuttosto, che desiderano fare nuove esperienze e conoscere persone diverse. Oggi il viaggio non è più soltanto scoperta di luoghi, ma anche costruzione di relazioni».

Lei ha più volte trasformato la socialità in un business model, prima con ScuolaZoo e poi con WeRoad. Come si costruisce al giorno d’oggi una community reale e non solo un pubblico online?

«Un’audience ti guarda, una community partecipa. Una vera community nasce quando le persone condividono valori, linguaggio e visione. Quando non si limitano a consumare un contenuto, ma sentono di essere parte di qualcosa. Per questo motivo ho sempre pensato che il digitale dovesse servire a generare relazioni nel mondo reale. Abbiamo costruito un brand nel quale le persone possano riconoscersi, coinvolgiamo la community nei processi aziendali e sviluppiamo nuovi servizi ascoltando esigenze direttamente dalle persone. WeMeet, ad esempio, è nato dalla consapevolezza che molti viaggiano con WeRoad soprattutto per conoscere nuove persone. Con WeMeet abbiamo deciso di portare questa possibilità anche nella vita quotidiana. Oggi organizziamo eventi in quasi quaranta città europee: sport, cene, attività e momenti di aggregazione che permettono alle persone di incontrarsi anche quando non sono in viaggio».

Nuovi progetti che si sente già di raccontare?

«Continueremo a investire sempre di più nel mondo delle esperienze offline. Con WeMeet abbiamo iniziato a trasferire il modello WeRoad nella quotidianità, creando occasioni per incontrarsi nella propria città e costruire nuove relazioni attraverso attività condivise. In generale, continueremo a lavorare su tutto ciò che può aiutare le persone a uscire dalla propria bolla sociale e ad ampliare la propria rete di conoscenze. Parallelamente puntiamo all’internazionalizzazione. Il recente round Series C rappresenta l’inizio di una nuova fase per WeRoad, che guarda agli USA».

Come vede evolvere il settore travel?

«Per molto tempo il viaggio è stato considerato un prodotto. Oggi sta diventando sempre più un’infrastruttura relazionale. Le persone non cercano soltanto nuove destinazioni, ma appartenenza ed esperienze condivise. In un mondo sempre più influenzato dall’IA e dai social media, le relazioni autentiche diventano un bene sempre più raro e prezioso. La nostra visione è costruire la più grande community di viaggiatori al mondo e, per questo, stiamo investendo su strumenti come WeMeet, che permettono di mantenere vive le relazioni anche nella vita di tutti i giorni. Il viaggio resterà centrale, ma sarà sempre più circondato da una serie di micro-esperienze che generano le stesse dinamiche relazionali nella quotidianità. In fondo, il futuro del travel non riguarderà soltanto i luoghi che visiteremo, ma soprattutto le persone che incontreremo lungo il percorso».



 

 

 

 

 

 

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Gioia Novena
Gioia Novena è presentatrice e intervistatrice di eventi business e corporate. Scrive per Italia Economy, dove intervista amministratori delegati e imprenditori per raccontarne le storie, comprendere come prendono decisioni e come stanno guidando nei rispettivi settori.

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