Arredo-illuminazione: un settore che tiene, tra pressione sui margini e nuove traiettorie di crescita
Dalla forza del design alla sfida delle competenze, il comparto italiano affronta una fase di transizione: crescono i grandi player e l’export, ma restano criticità strutturali, soprattutto per le PMI.
C’è un tratto distintivo dell’industria italiana che continua a resistere anche nelle fasi più complesse: la capacità di coniugare manifattura, design e identità. Il comparto dell’arredo-illuminazione ne è una delle espressioni più emblematiche. Ma oggi, dietro l’immagine di eccellenza, si muove un sistema produttivo che sta attraversando una fase di trasformazione profonda, fatta di pressioni sui costi, cambiamenti nei mercati internazionali e nuovi equilibri competitivi.
A fotografare questo scenario è l’indagine dell’Area Studi Mediobanca, che restituisce l’immagine di un settore solido ma sempre più selettivo, dove a fare la differenza sono dimensione, posizionamento e capacità di adattamento.
Un comparto diffuso e maturo, ma con poche nuove imprese
Nel 2025 le società di capitali attive nel settore sono 13.710, in crescita rispetto alle 13.316 del 2023, con un incremento progressivo ma contenuto (+1,5% su base annua) . Il comparto è ben distribuito sul territorio nazionale, con una leggera prevalenza nel Nord Est (29%) e nel Nord Ovest (25%).
Si tratta però di un sistema relativamente maturo: l’età media delle imprese è di 20 anni, e la presenza di nuove iniziative è limitata. Le imprese giovanili rappresentano appena il 4,3% del totale, mentre quelle femminili si attestano al 14,5%, segnalando un contributo significativo ma ancora non pienamente espresso .
Fatturato in calo nel 2024, ma il 2025 segna una ripresa moderata
Il 2024 si è chiuso con un fatturato complessivo di 32,1 miliardi di euro, in flessione del 2,9% rispetto all’anno precedente . Un dato che riflette un contesto internazionale complesso e una pressione crescente sui margini, soprattutto per le imprese di minori dimensioni.
La struttura del settore resta fortemente frammentata: oltre la metà del fatturato (53,3%) è generata da aziende con ricavi inferiori ai 19 milioni di euro. Tuttavia, proprio queste realtà sono quelle che hanno sofferto maggiormente, con cali più marcati rispetto ai grandi operatori.
Il 2025 segna però un’inversione di tendenza, seppur contenuta: il fatturato cresce dell’1,3% e l’export dell’1,8% . A trainare questa ripresa sono soprattutto le imprese sopra i 100 milioni di euro, che registrano performance significativamente migliori (+3,1% di fatturato), mentre le PMI continuano a mostrare segnali di difficoltà.
Export: Europa centrale, mercati globali più incerti
L’internazionalizzazione si conferma un pilastro strutturale del comparto. Nel 2025 oltre il 65% delle esportazioni è diretto verso l’Europa , con dinamiche differenziate tra i principali mercati.
Se da un lato si rafforza la domanda in Paesi come Germania (+4,8%), Spagna (+5,6%) e Paesi Bassi (+7,6%), dall’altro emergono segnali di rallentamento in mercati chiave come Stati Uniti (-4%), Francia (-2,1%) e Cina (-9,4%) .
In questo scenario, le imprese stanno adottando strategie sempre più selettive, puntando su diversificazione geografica e maggiore presidio locale, piuttosto che su una crescita indiscriminata.
Capitale umano: crescita occupazionale, ma carenza di competenze
Il comparto conta quasi 127 mila addetti nel 2025 (+0,7% rispetto al 2024), con una forte prevalenza di contratti a tempo indeterminato (circa il 94%) . Tuttavia, il vero nodo resta quello delle competenze.
Oltre il 60% delle imprese segnala difficoltà nel reperire profili adeguati, soprattutto tecnici e specialistici (69,6%) . A questo si aggiunge un ricambio generazionale limitato e una crescente dipendenza da manodopera straniera, utilizzata dall’80% delle aziende.
Il rischio è evidente: senza un rafforzamento del capitale umano, la capacità di innovazione e crescita del settore potrebbe rallentare nel medio periodo.
Un settore sempre più orientato al valore (e meno al prezzo)
Uno degli elementi più interessanti che emerge dall’indagine riguarda il cambiamento dei driver competitivi. Non è più il prezzo a fare la differenza, ma la capacità di creare valore.
Le imprese indicano come principali punti di forza:
- la personalizzazione dell’offerta (69,7%)
- la forza del brand (57,3%)
- le competenze del personale (48,3%)
Il comparto si sta quindi spostando sempre più verso modelli premium, dove design, qualità e servizio diventano elementi centrali per difendere i margini e differenziarsi dalla concorrenza internazionale.
Governance familiare e apertura selettiva al capitale
Il modello dominante resta quello dell’impresa familiare: nel 56,3% dei casi il controllo è concentrato in una sola famiglia o persona fisica . Allo stesso tempo, però, emergono segnali di evoluzione.
Quasi la metà dei membri dei board è laureata e oltre un terzo ha esperienze internazionali, segno di una crescente attenzione alle competenze manageriali. Anche l’apertura del capitale, pur ancora limitata, viene valutata da una parte delle imprese come leva per la crescita, soprattutto in ottica di acquisizioni e rafforzamento competitivo.
2026: tra prudenza e fiducia
Le aspettative per il 2026 sono complessivamente positive ma caute. Il 63% delle imprese prevede un aumento del fatturato, ma le stime indicano una crescita contenuta (+0,8%) .
A pesare sulle prospettive sono soprattutto fattori esterni: instabilità geopolitica, costi energetici e politiche protezionistiche. Non a caso, l’88,5% delle aziende indica nel miglioramento del contesto economico internazionale la condizione principale per sostenere lo sviluppo .
Un equilibrio delicato tra identità e trasformazione
Il quadro che emerge è quello di un settore che non perde la propria identità, ma che è chiamato a ridefinire il proprio posizionamento. Da un lato, la forza del Made in Italy – design, qualità, capacità progettuale – continua a rappresentare un vantaggio competitivo. Dall’altro, la crescente complessità del contesto impone scelte più strategiche e meno difensive.
La vera sfida, oggi, non è solo crescere, ma farlo in modo sostenibile: investendo in competenze, rafforzando le filiere, puntando su innovazione e internazionalizzazione selettiva. È lì che si gioca il futuro dell’arredo-illuminazione italiano.




