Nel pieno della transizione energetica e in un contesto ancora segnato dalla volatilità dei costi, l’industria italiana del vetro si conferma uno dei pilastri della manifattura europea. Il comparto ha infatti consolidato il proprio posizionamento, arrivando a superare la Germania per capacità produttiva complessiva e articolazione della filiera, rafforzando un ruolo strategico in diversi settori chiave dell’economia.
Secondo elaborazioni di settore su base Assovetro ed Eurostat (dati rielaborati da Resolglass), l’industria italiana del vetro conta oggi 111 siti produttivi attivi, oltre 16.500 occupati diretti e genera un valore aggiunto pari a 3,2 miliardi di euro. Un sistema industriale diffuso e integrato, capace di dialogare con filiere strategiche come l’alimentare, il farmaceutico, l’automotive e l’edilizia.
Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il comparto ha dimostrato una significativa capacità di adattamento. Nel 2025 si è registrato un incremento occupazionale stimato intorno al +3%, segnale di una filiera che continua a investire in innovazione e capacità produttiva anche in uno scenario complesso.
Resta tuttavia aperto il nodo energetico, elemento cruciale per la competitività. Nel 2024 il prezzo medio dell’elettricità per le imprese energivore in Italia si è attestato intorno ai 109 €/MWh, sensibilmente più alto rispetto ad altri Paesi europei come Francia e Spagna. Nel corso del 2025 si è osservata una parziale riduzione, con valori medi intorno ai 95 €/MWh, mentre il 2026 mostra segnali di progressiva stabilizzazione. In questo contesto, i meccanismi europei di “energy release” potrebbero rappresentare uno strumento importante per riequilibrare i costi e sostenere la competitività del sistema produttivo.
Sul fronte del commercio estero, il settore mantiene un saldo positivo. Già nel 2024 l’interscambio del vetro ha registrato un attivo di circa 75 milioni di euro, dato confermato anche nel 2025, con esportazioni stabili e una domanda europea ancora sostenuta, in particolare nei mercati di prossimità come Francia, Germania e Spagna. Le prime indicazioni per il 2026 suggeriscono una tenuta dell’export e una progressiva evoluzione verso prodotti a più alto valore aggiunto.
Dal punto di vista produttivo emergono dinamiche differenziate tra i vari segmenti. Il vetro piano mostra segnali di crescita, sostenuto soprattutto dall’export, mentre il vetro cavo risente di una contrazione della domanda interna. I filati di vetro evidenziano una flessione produttiva compensata però dalla tenuta dei mercati esteri. Si tratta di segnali che riflettono una fase di transizione, in cui il settore sta progressivamente orientando la propria offerta verso soluzioni più innovative e mercati a maggiore marginalità.
Nel medio periodo, uno dei principali driver di crescita sarà rappresentato dall’edilizia. Il vetro, materiale completamente riciclabile, gioca infatti un ruolo centrale nei processi di efficientamento energetico degli edifici e nella riduzione delle emissioni urbane. In un contesto sempre più orientato alla sostenibilità, la sua applicazione nelle costruzioni e nell’involucro edilizio diventa un fattore chiave per la trasformazione del patrimonio immobiliare.
Nel complesso, l’industria italiana del vetro si conferma una delle più solide e avanzate in Europa. Una leadership costruita su integrazione di filiera, capacità manifatturiera e innovazione tecnologica, che potrebbe rafforzarsi ulteriormente grazie all’evoluzione delle politiche energetiche e industriali a livello europeo.




