Turismo e PIL: valore economico, effetti sistemici e necessità di governo del fenomeno
Autore: Roberto Necci
Il turismo rappresenta uno dei principali motori economici per città e nazioni, in grado di generare un contributo rilevante al PIL, all’occupazione e alla creazione di valore lungo un’estesa filiera produttiva. In molte economie mature, e in particolare nei Paesi a forte vocazione culturale e territoriale come l’Italia, il turismo non è soltanto un comparto economico, ma un vero e proprio sistema trasversale che interagisce con numerosi settori dell’economia reale.
Tuttavia, come ogni fenomeno ad alta intensità economica e sociale, il turismo non è neutro. Se lasciato evolvere in modo spontaneo e non regolato, può produrre effetti distorsivi significativi sul tessuto urbano, sociale ed economico delle città. Per questo motivo, il turismo non può essere semplicemente “favorito”: deve essere governato.
Il beneficio diretto: produzione di reddito e occupazione
Il beneficio diretto del turismo si manifesta innanzitutto attraverso la spesa turistica, che alimenta direttamente le imprese ricettive – alberghi, strutture extra-alberghiere, villaggi, resort – e genera fatturato, occupazione e gettito fiscale.
L’impresa alberghiera, in particolare, è una struttura ad alta intensità di lavoro, con una rilevante incidenza del costo del personale e una forte capacità di assorbimento occupazionale, anche in contesti territoriali dove le alternative produttive sono limitate. A questo si aggiunge il contributo fiscale diretto: IVA, imposte sui redditi, imposte locali, tassa di soggiorno.
Il turismo, quindi, produce ricchezza immediata, misurabile e contabilizzabile, ed è spesso percepito dalle amministrazioni come una leva rapida di sviluppo economico.
Il beneficio indiretto e indotto: la filiera allargata
Accanto al beneficio diretto, il turismo genera un effetto moltiplicativo significativo sull’economia locale attraverso le attività correlate. Ristorazione, commercio, trasporti, forniture alimentari, lavanderie industriali, manutenzioni, servizi tecnologici, marketing, consulenza: l’ecosistema turistico alimenta una rete ampia e articolata di imprese.
Questo effetto indiretto è spesso sottovalutato ma rappresenta una quota rilevante del valore complessivo generato dal turismo. Ogni euro speso dal turista non rimane confinato nella struttura ricettiva, ma si distribuisce lungo la filiera, contribuendo alla vitalità economica del territorio.
In questo senso, il turismo può agire come volano di sviluppo locale, soprattutto se integrato con produzioni e servizi autoctoni, rafforzando identità, competenze e imprenditorialità del territorio.
Quando il turismo diventa un problema: gli effetti collaterali
Proprio perché potente, il turismo può diventare un fattore di squilibrio se non adeguatamente governato. L’esperienza di molte città europee dimostra che la crescita incontrollata dei flussi turistici può alterare profondamente la natura economica e sociale dei centri urbani.
Tra gli effetti più rilevanti emergono:
• Modificazione del tessuto urbano e commerciale, con la progressiva sostituzione delle attività tradizionali a favore di esercizi orientati quasi esclusivamente al turista;
• Cannibalizzazione delle attività autoctone, che perdono competitività in termini di canoni di locazione e capacità di sostenere i costi crescenti;
• Aumento dei prezzi immobiliari e delle locazioni, spinto dalla maggiore redditività degli usi turistici rispetto a quelli residenziali;
• Riconversione massiva delle abitazioni ad uso turistico, con riduzione dell’offerta abitativa per i residenti e progressivo svuotamento sociale dei centri storici;
• Impatto sulla qualità della vita della cittadinanza, in termini di congestione, perdita di servizi di prossimità e omologazione dell’offerta urbana.
In questi casi, il turismo non crea valore diffuso ma trasferisce ricchezza, generando rendite a breve termine e costi strutturali a medio-lungo periodo.
Il principio chiave: il turismo va governato
Il punto centrale non è se il turismo sia positivo o negativo, ma come viene gestito. Il turismo, per produrre benefici reali e sostenibili, deve essere regolato secondo criteri economici, urbanistici e sociali coerenti.
Lasciare il fenomeno completamente libero significa rinunciare a qualsiasi forma di pianificazione e accettare che il mercato, da solo, determini l’uso dello spazio urbano e delle risorse collettive. Un approccio che, nel medio periodo, si dimostra inefficiente e socialmente regressivo.
Il governo del turismo non implica ostacolare l’attività economica, ma indirizzarla, definendo limiti, priorità e compatibilità con la vita urbana e la struttura sociale delle città.
Il ruolo dei Comuni e il quadro normativo regionale
In Italia, la gestione del turismo si colloca su due livelli istituzionali distinti ma interconnessi.
Da un lato, i Comuni sono chiamati a regolamentare gli effetti concreti del turismo sul territorio: pianificazione urbanistica, regolamenti sulle destinazioni d’uso, gestione dei flussi, politiche abitative, fiscalità locale, controllo delle attività.
Dall’altro lato, non va dimenticata la natura legislativa regionale del turismo. Le Regioni detengono competenze fondamentali in materia di classificazione delle strutture ricettive, discipline delle locazioni turistiche, autorizzazioni, standard minimi e controlli.
L’assenza di coerenza tra livello comunale e regionale, o l’adozione di norme frammentate e incoerenti, genera incertezza normativa, arbitraggi regolatori e inefficacia delle politiche pubbliche.
Un governo efficace del turismo richiede quindi coordinamento istituzionale, visione di medio-lungo periodo e capacità di leggere il fenomeno non solo come fonte di gettito, ma come fattore strutturale di trasformazione urbana ed economica.
Dal turismo spontaneo al turismo sostenibile
Il turismo è una risorsa strategica, ma non è un bene automatico. Può creare ricchezza diffusa o distruggere equilibrio sociale; può valorizzare i territori o svuotarli della loro identità.
La differenza non sta nel numero dei turisti, ma nella qualità delle politiche che ne governano l’impatto. Solo attraverso regolamenti coerenti, pianificazione consapevole e una visione economica integrata, il turismo può trasformarsi da fenomeno spontaneo a fattore di sviluppo sostenibile, capace di generare valore non solo per chi visita una città, ma soprattutto per chi la vive.




