Export in crescita, leadership tecnologica e distretti d’eccellenza: il Made in Italy degli sport invernali si conferma protagonista globale in vista delle Olimpiadi
Quando si pensa agli sport invernali vengono subito in mente piste innevate, atleti in gara e località alpine iconiche. Dietro questo immaginario, però, si muove una macchina industriale sofisticata, fatta di ricerca sui materiali, progettazione avanzata, manifattura di precisione e una rete di distretti produttivi che hanno reso l’Italia uno dei baricentri mondiali del settore. A fotografare questo ecosistema è il nuovo report dell’Area Studi Mediobanca dedicato alla Winter Sports industry, che analizza dimensioni di mercato, assetti competitivi e performance finanziarie a livello globale ed europeo, con un focus approfondito sulla filiera italiana
Un mercato globale in espansione
Nel 2025 l’industria mondiale Sport & Outdoor ha raggiunto un giro d’affari stimato in 385 miliardi di euro, in crescita del 3,2% sull’anno precedente, mostrando una dinamica decisamente più solida rispetto al comparto fashion. All’interno di questo universo, gli sport invernali rappresentano un segmento specifico ma altamente specializzato: la Winter Sports industry vale circa 13,5 miliardi di euro e, secondo le stime, nel 2026 dovrebbe crescere del 6%.
A sostenere l’espansione concorrono diversi fattori: l’aumento delle attività outdoor legate al benessere, l’innovazione tecnologica che migliora sicurezza e comfort delle attrezzature, e lo sviluppo di impianti sciistici e sistemi di innevamento artificiale che allargano la platea dei praticanti anche oltre le stagioni tradizionali. In Europa, dove si concentra il maggior numero di comprensori e sciatori, la domanda resta particolarmente vivace.
Nel perimetro delle attrezzature sciistiche – il comparto principale – il mercato ha toccato 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita attesa del 4% nel 2026. Sette grandi gruppi controllano la maggior parte dei ricavi, adottando strategie di integrazione verticale per offrire pacchetti completi di prodotti, da sci e scarponi agli attacchi. A distinguersi sono le aziende capaci di destagionalizzare il business, affiancando alle discipline invernali attività outdoor e sportive utilizzabili tutto l’anno: una scelta che si riflette in margini operativi superiori alla media.
Europa al centro, Asia ai margini (tranne nello snowboard)
La geografia produttiva dello sci resta fortemente euro-centrica. Austria, Francia, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera ospitano la maggior parte delle fabbriche, mentre il Far East è quasi assente, ad eccezione della Cina e del Giappone per produzioni di nicchia o artigianali. Questo assetto spiega perché l’Europa continui a dominare l’export mondiale di articoli per sport invernali.
Diverso il caso dello snowboard, un mercato da 1,1 miliardi di euro nel 2025 e in crescita del 6% nel 2026, dove la manifattura è concentrata in Asia – tra Cina, Taiwan e Giappone – e negli Emirati Arabi per la produzione di tavole. Anche qui, però, non mancano protagonisti italiani, capaci di inserirsi in una filiera globale fortemente competitiva.
Accanto alle attrezzature personali, un ruolo chiave è svolto dalle infrastrutture: impianti di risalita, sistemi di innevamento, battipista e macchine per la preparazione delle piste costituiscono un segmento ad alto contenuto tecnologico in cui l’industria italiana figura stabilmente ai vertici mondiali.
Il primato italiano: export e specializzazione
Sul fronte commerciale l’Italia è il quinto esportatore mondiale di prodotti sportivi, con una quota del 3,8%. Ma negli articoli per sport invernali il peso sale all’11%, che vale il terzo posto globale dietro Austria e Cina. In pratica, almeno un prodotto winter sports su dieci esportato nel mondo è italiano.
Il punto di forza non è tanto la quantità quanto il valore aggiunto: design, qualità costruttiva e know-how tecnologico consentono alle imprese italiane di competere nella fascia alta del mercato. Emblematico il distretto di Asolo-Montebelluna, riconosciuto come capitale mondiale dello scarpone da sci e polo di ricerca e sviluppo per quasi tutti i grandi produttori internazionali. Qui si concentrano progettazione, prototipazione e industrializzazione, in un mix di artigianalità evoluta e investimenti in macchinari sofisticati.
Nel pattinaggio artistico, nello snowboard e negli attacchi da sci, così come nei sistemi di innevamento e nei mezzi battipista, emergono altre nicchie di eccellenza che rafforzano l’immagine dell’Italia come hub tecnologico della montagna.
Numeri e struttura della filiera nazionale
Le aziende italiane Winter Sports analizzate nel report – selezionate tra quelle con fatturato superiore a 19 milioni e più di 50 addetti – hanno generato nel 2024 ricavi aggregati per oltre 3,2 miliardi di euro, con più di 13.300 occupati. Per il 2025 è stimata una crescita intorno al 2%. Gli sport invernali rappresentano il 35% dei ricavi dell’industria sportiva manifatturiera nazionale, che nel complesso incide per lo 0,15% sul PIL italiano.
Il segmento più rilevante è quello delle imprese che producono impianti e macchinari per sport invernali, responsabile di quasi il 57% del fatturato aggregato, seguito dai produttori di sci, scarponi e attrezzature (25,9%) e dalle aziende dell’abbigliamento tecnico (17,3%).
Dal punto di vista territoriale, il baricentro produttivo è nel Nord-Est: Trentino-Alto Adige e Veneto concentrano quasi il 90% dei ricavi, trainati da Bolzano e Treviso. Qui convivono i grandi gruppi delle infrastrutture alpine e il cuore manifatturiero dello scarpone da sci.
Un altro dato distintivo riguarda la proprietà: nel comparto Winter Sports il 90,3% delle vendite è generato da imprese a controllo italiano, una quota superiore sia alla media dell’industria Sport & Outdoor nazionale sia, soprattutto, a quella della moda.
Redditività, export e solidità finanziaria
La redditività del settore in Italia si è mantenuta su livelli elevati, pur con un leggero ridimensionamento nel 2024. In quell’anno hanno performato meglio i produttori di attrezzature sciistiche e di impianti, con margini operativi superiori o in linea con quelli della moda italiana. Spiccano inoltre alcune realtà specializzate capaci di superare ampiamente la media grazie a prodotti di alta gamma e forte innovazione.
La proiezione internazionale resta uno dei tratti più marcati della filiera: il 79,2% del fatturato complessivo proviene dall’estero, una quota superiore a quella dell’intero comparto sportivo nazionale e molto più alta rispetto alla moda mass-market. Alcune aziende superano addirittura il 90% di export, segno di una capacità consolidata di presidiare i mercati globali e di diversificare il rischio geografico.
Anche la struttura patrimoniale appare in rafforzamento. Tra il 2022 e il 2024 la leva finanziaria si è ridotta sensibilmente grazie all’aumento del capitale netto e al contenimento dei debiti, sostenuti da politiche di reinvestimento degli utili piuttosto che da una distribuzione generosa di dividendi.
Verso Milano-Cortina: un’eredità industriale
In vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il quadro che emerge dal report è quello di una filiera già competitiva su scala globale, pronta a capitalizzare l’attenzione internazionale sull’arco alpino italiano. Più che un semplice evento sportivo, i Giochi rappresentano una vetrina per un sistema produttivo che unisce manifattura avanzata, cultura industriale e capacità di esportazione.
La “neve” italiana, insomma, non è solo quella delle piste: è fatta di brevetti, distretti e catene del valore che continuano a generare crescita e occupazione, confermando gli sport invernali come uno dei segmenti più dinamici dell’industria nazionale.




