Phygital Sustainability Expo®, la sostenibilità come modello di sviluppo

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Ai Mercati di Traiano, il 4 e 5 giugno 2026, torna l’appuntamento promosso da Sustainable Fashion Innovation Society per raccontare la transizione sostenibile attraverso imprese, istituzioni, formazione, innovazione e Made in Italy

Il Phygital Sustainability Expo®, a cura di Sustainable Fashion Innovation Society, torna a Roma il 4 e 5 giugno 2026, nella cornice dei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali. L’evento, giunto alla sua VII edizione, si propone come luogo di incontro tra imprese, istituzioni, università, stakeholder nazionali ed europei, con l’obiettivo di valorizzare la sostenibilità non come tema settoriale, ma come modello trasversale di sviluppo.

Moda, manifattura, energia, turismo, formazione, innovazione tecnologica e cultura del Made in Italy diventano parte di un unico percorso, pensato per mostrare come la transizione ecologica possa tradursi in competitività, nuove competenze, alleanze pubblico-private e posizionamento internazionale del sistema produttivo italiano. In questa intervista, Valeria Mangani, Presidente di Sustainable Fashion Innovation Society, racconta il significato dell’edizione 2026 e il ruolo dell’Italia nella costruzione di una nuova cultura europea della sostenibilità.

Il Phygital Sustainability Expo® è arrivato alla sua VII edizione e si è affermato come uno degli appuntamenti di riferimento sulla sostenibilità. Quale sarà il tratto distintivo dell’edizione 2026 e quale messaggio vuole portare al sistema produttivo italiano ed europeo?

«Il tratto distintivo della VII edizione è la sua natura di prima mondiale permanente: il Phygital Sustainability Expo® non è un evento che racconta la sostenibilità, è il palcoscenico dove le aziende la consacrano in anteprima globale. Processi pionieristici, nuovi prodotti, impatti sociali: ogni annuncio risuona davanti a un pubblico già “iniziato” ai linguaggi dell’ecologia, del benessere e della giusta transizione. È il primo appuntamento al mondo con un’anima istituzionale, un cuore formativo e una visione olistica di umanesimo, dove gli ESG si fanno bellezza e l’heritage italiano si fa metodo.

E la cornice non è scenografia: i Mercati di Traiano, sito archeologico tra i più iconici del pianeta, sono il simbolo vivente di una circolarità lunga millenni, che ricuce passato, presente e futuro in un unico respiro. Il messaggio che vogliamo portare al sistema produttivo italiano ed europeo è proprio questo: l’Italia non insegue la transizione, la guida – perché possiede ciò che nessun altro Paese può vantare, cioè la capacità storica di coniugare governo, bellezza e durata. Da qui parte una leadership che non è soltanto europea, ma mondiale».

La sostenibilità coinvolge ormai filiere e settori molto diversi, dalla moda all’energia, dalla manifattura al turismo, fino alla formazione. Perché oggi non può più essere considerata un tema settoriale, ma un vero modello di sviluppo trasversale?

«Lo si vede entrando nel nostro percorso museale a cielo aperto. Varcati i cancelli della storia millenaria, il visitatore – che è anche consumatore consapevole – attraversa un itinerario sensoriale, visivo e tattile in cui convivono progetti di riciclo, luxury upcycling e innovazione tecnologica trasversale a ogni filiera: moda, energia, manifattura, mobilità, turismo, formazione. Non sono comparti separati: condividono le stesse leve – materiali, tracciabilità, economia circolare, competenze – e nel nostro format si parlano per la prima volta nella stessa “lingua”.

È esattamente la ragione per cui chiamiamo l’evento gli Stati Generali Europei sulla Cultura della Sostenibilità: non un salone di settore, ma un’agorà dove l’estetica si fa etica e la narrazione si fa azione. La sostenibilità è oggi un modello di sviluppo trasversale perché ridefinisce il modo stesso in cui un intero Paese genera valore. E mostrare questa trasversalità in un unico luogo, davanti a stampa e buyer internazionali, è ciò che rende l’Italia un riferimento riconoscibile a livello globale».

Made in Italy, innovazione e sostenibilità sono sempre più legati. In che modo le imprese italiane possono trasformare questo intreccio in un vantaggio competitivo concreto sui mercati internazionali?

«Qui entra in scena l’elemento più identitario dell’Expo: la Sfilata Narrata®, copyright mondiale e unica passerella al mondo insignita del patrocinio della Presidenza del Consiglio e di dieci ministeri della Repubblica. Non è una sfilata, è un’agorà di bellezza istituzionale, dove il Made in Italy diventa grammatica civile e la moda torna a essere, come nelle sue stagioni più alte, un atto di pensiero. Ogni capo viene raccontato in tempo reale: le innovazioni indossate e il loro impatto sulla CO₂, per offrire al consumatore un’informazione pragmatica e consapevole al momento dell’acquisto.

È questo l’intreccio che diventa vantaggio competitivo concreto sui mercati internazionali: prendere il “bello, buono e ben fatto” e renderlo “bello, buono, ben fatto e sostenibile”, cioè misurabile, tracciabile, narrabile. Il consumatore globale e il regolatore europeo premiano chi sa documentare il proprio impatto. Le imprese italiane che trasformano l’heritage in metodo – unendo artigianalità, materiali innovativi e tecnologia phygital – non difendono soltanto i propri margini: posizionano l’intero sistema-Paese come standard di riferimento mondiale».

Il Phygital Sustainability Expo® riunisce imprese, istituzioni, università e stakeholder nazionali ed europei. Quanto conta oggi costruire alleanze pubblico-private per rendere la transizione ecologica più efficace, giusta e accessibile?

«Il Phygital Sustainability Expo® è, per definizione, un ecosistema di contaminazione generativa: un acceleratore di cambiamento che mette in dialogo la pubblica amministrazione e le istituzioni con le PMI italiane, le multinazionali, le start up, i buyer, i creativi e i consumatori. È proprio questa la sua funzione: creare un network concreto per la trasformazione sostenibile del Paese, ancorato alla forza generatrice dell’heritage italiano.

Le alleanze pubblico-private contano in modo decisivo perché rendono la transizione più efficace – mettono in comune risorse e competenze altrimenti disperse; più giusta – evitano che il peso ricada solo sulle PMI o sui territori più fragili; e più accessibile – traducono normative complesse in strumenti e servizi a sostegno delle aziende che vogliono diventare sostenibili. Il fatto che attorno a questo tavolo siedano istituzioni, grandi gruppi industriali, università e stakeholder europei, davanti a una platea internazionale, è la dimostrazione plastica che l’Italia sa fare sistema. E fare sistema, oggi, è la vera condizione della leadership».

Formazione, nuove competenze e coinvolgimento delle giovani generazioni sono elementi centrali nella cultura della sostenibilità. Quali profili e competenze saranno decisivi per accompagnare imprese e territori verso una nuova economia sostenibile?

«Il cuore formativo è ciò che distingue il nostro format da qualunque altro. All’imbrunire, lungo la via imperiale, la tecnologia si accende e il pubblico entra in un’esperienza in realtà aumentata ed estesa che educa, coinvolge e parla il linguaggio delle nuove generazioni. Non è intrattenimento: è il modo in cui rendiamo desiderabile, e quindi adottabile, la cultura della sostenibilità.

Per accompagnare imprese e territori verso la nuova economia serviranno profili capaci di unire competenze tecniche e visione: esperti di economia circolare e design rigenerativo, specialisti della misurazione dell’impatto, professionisti dei materiali innovativi e delle tecnologie phygital, narratori capaci di tradurre il dato in scelta consapevole. Ma serviranno soprattutto competenze trasversali – pensiero sistemico, dialogo tra discipline, leadership di lungo periodo. Ecco perché coinvolgiamo da sempre un team giovane e il mondo universitario: investire nelle persone che costruiranno questa economia è il modo più sicuro per garantire che la leadership italiana sulla sostenibilità non sia un episodio, ma un’eredità».

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