Per il terzo settore lo sviluppo è sostenibile o non è

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Intervento di Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore

A distanza di dieci anni dalla sottoscrizione, da parte dei Paesi membri dell’Onu, dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, non possiamo purtroppo non constatare come l’iniziale slancio positivo della comunità internazionale per il perseguimento di obiettivi condivisi per le persone, il pianeta e la prosperità (le tre parole alla base dell’Agenda 2030), si stia affievolendo sempre di più. Secondo l’ultimo rapporto Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile di cui fa parte anche il Forum Terzo Settore, il mondo è sulla buona strada per conseguire solo il 18% dei target di sviluppo sostenibile entro il 2030; per il 31% dei casi, i miglioramenti sono marginali o assenti e, addirittura, nel 18% si osserva un regresso rispetto a dieci anni fa. Per quanto riguarda il nostro Paese, siamo in ritardo su quasi tutti gli obiettivi e in particolare arretriamo sul piano del contrasto alla povertà e alle disuguaglianze.

Miglioramenti si registrano invece nell’ambito dell’istruzione, della parità di genere e dell’economia circolare. Siamo immersi in una fase di enormi contraddizioni: da una parte, sono ancora in pista molti impegni per una società più inclusiva, più giusta, anche da un punto di vista ambientale; dall’altra vediamo che i Paesi si riarmano (la spesa militare globale ha raggiunto la cifra record di 2.700. miliardi di dollari) e i fondi destinati al sistema delle Nazioni Unite vengono tagliati (-30% negli ultimi due anni). Anche a livello nazionale, l’aumento della povertà e delle disuguaglianze, per citare uno dei fenomeni più evidenti, non può non essere considerato come una delle più gravi battute di arresto su un sentiero che sembrava indirizzato verso uno sviluppo diverso. Sostenibile, appunto.

Giancarlo Moretti

Perché, è bene sempre ricordarlo, il concetto di sostenibilità non deve essere utilizzato – come ancora spesso accade – in un’accezione limitata alla dimensione ambientale ma, al contrario, deve sempre più essere associato anche alle sfere sociale ed economica. In altre parole, un modello sostenibile è un modello che ha in sé una visione di società a tutto tondo, che introduce la sostenibilità in maniera trasversale a tutti gli ambiti del vivere collettivo. Questo il Terzo settore lo sa: uno sviluppo alternativo, basato sui principi di sostenibilità, partecipazione e inclusione è proprio la cifra distintiva di tutte le organizzazioni di Terzo settore. Naturalmente, ciascuna ha un proprio perimetro specifico di azione e anche all’interno del Forum Terzo Settore troviamo reti più orientate all’ambientalismo così come ai servizi per le persone con disabilità, al consumo responsabile, all’inclusione lavorativa dei soggetti vulnerabili e così via.

Ognuna con le proprie specificità, però, le organizzazioni perseguono un modello di sviluppo sostenibile. Lo dimostra chiaramente anche una ricerca, condotta dal Forum Terzo Settore nel 2021, che ha evidenziato come ogni rete aderente al Forum è impegnata mediamente su 9 dei 17 obiettivi di sostenibilità Onu e che ogni obiettivo vede operativa almeno una o più reti. Questo significa che i target di riduzione della povertà e delle disuguaglianze, di accessibilità al diritto alla salute, a un’istruzione di qualità, a un lavoro dignitoso, a un consumo responsabile, sono tutti interdipendenti. E tutti mettono la persona al centro.

Non bisogna però pensare che l’operare per un modello sostenibile sia, per il Terzo settore, un punto di arrivo o l’apice della sua spinta innovativa. Al contrario, credo che sia e debba essere una base di partenza per diffondere e rafforzare una sempre maggiore consapevolezza del valore di ciò che il Terzo settore fa e per produrre innovazione. Oggi, di fronte alle enormi trasformazioni socio-economiche e culturali in atto, non è  sufficiente prendersi cura del proprio spazio, più o meno limitato, di azione, senza guardare fuori: occorre anche e soprattutto contaminare e lasciarsi contaminare dall’esterno, fare rete e costruire partnership, adeguarsi ai cambiamenti e riconoscersi, finalmente, come motore di cambiamento. Di strada da fare ce n’è molta e ce lo ricorda anche una recente ricerca di Banca Etica con Forum Terzo Settore e Aiccon, secondo cui il Terzo settore è attualmente più occupato nel consolidamento ed eventualmente nell’espansione dell’operatività già in essere, piuttosto che nella sperimentazione di nuove traiettorie di sviluppo delle proprie attività: tra le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, solo una su dieci è riuscita a investire negli ultimi due anni in innovazione, altrettante in sostenibilità ambientale e quasi nessuna in welfare aziendale. Sappiamo che dietro queste scelte ci sono svariate difficoltà, che vanno dalla faticosa ripresa post-Covid alla carenza di sostegni per investire e di strumenti finanziari adeguati alle specificità del Terzo settore, e alle dinamiche di bilancio che, in particolare negli ultimi anni, hanno visto aumentare i costi per materiali ed energia e i costi del lavoro, a fronte di entrate raramente in sufficiente crescita.

È evidente che il Terzo settore si trova davanti una sfida enorme, quella dell’innovazione in chiave sostenibile, che è anche e soprattutto culturale, ma è altrettanto evidente che per affrontarla servono gli strumenti adatti, e non sempre ci sono. È vero, la riforma

del Terzo settore ormai quasi conclusa ci offre – tra le altre cose – la possibilità di diventare attori sempre più protagonisti dell’ideazione e dell’attuazione delle politiche pubbliche sui territori grazie all’amministrazione condivisa, ma c’è ancora la forte necessità di avere soluzioni economiche e finanziarie specifiche per le caratteristiche di questo comparto, affinchè potenzi l’impatto della propria azione sui territori e produca innovazione. Da questo punto di vista, ci auguriamo che il Piano nazionale per l’Economia sociale che l’Italia sta adottando a seguito di una raccomandazione europea, possa davvero rappresentare un volano anche per lo sviluppo del Terzo settore e che gli dia maggiore dignità. Il non profit, è bene ricordare, produce ricchezza economica, oltre che sociale: conta 368mila enti, 950mila dipendenti, rappresenta quasi il 5% del Pil. Eppure, riceve solo l’1% dei prestiti

erogati dal sistema bancario alle imprese, con un calo di 1,4 miliardi di euro dal 2019 ad oggi.

In definitiva: il Terzo settore, con la sua visione, le sue competenze, la sua capacità di impatto, può avere un ruolo cruciale nell’indirizzare il Paese verso uno sviluppo sostenibile, a patto che le sue attività siano rese più sostenibili economicamente. E, naturalmente, a patto che il Paese continui a riconoscere l’obiettivo della sostenibilità come desiderabile per il benessere collettivo. A ciascuna organizzazione di Terzo settore sta il compito di ricordare e ribadire sempre che lo sviluppo o è sostenibile o, semplicemente, non è.

Giancarlo Moretti, nato a Roma, è attivo sin da giovane nel Movimento Cristiano Lavoratori (MCL)

ricoprendo diversi incarichi. Attualmente è Consigliere nazionale, membro dell’esecutivo e della presidenza generale di MCL. Per il Forum Nazionale del Terzo Settore è già stato coordinatore della Consulta APS, membro del coordinamento e dell’esecutivo.

Ha dedicato alla cultura gran parte del suo percorso professionale, curando numerose pubblicazioni artistiche, esposizioni nazionali e internazionali e collaborando con svariate istituzioni culturali.

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