Nel primo semestre 2025 il sistema italiano dei pagamenti resta complessivamente sicuro, ma cresce il peso delle truffe legate a bonifici istantanei, moneta elettronica ed e-commerce. Il quadro emerge dal Rapporto della Banca d’Italia e del Comitato Pagamenti Italia
L’Italia corre verso il cashless: carte contactless, wallet digitali e bonifici immediati sono ormai strumenti quotidiani per famiglie e imprese. In questo scenario, la criminalità finanziaria non arretra, ma cambia pelle. Il Rapporto sulle operazioni di pagamento fraudolente in Italia – I semestre 2025, pubblicato a febbraio 2026 dalla Banca d’Italia, restituisce un’immagine chiara: le frodi restano statisticamente limitate, ma diventano più mirate, più psicologiche e spesso concentrate su canali digitali e transazioni internazionali.
Nel complesso, i numeri sono rassicuranti. Le operazioni fraudolente incidono per appena lo 0,012% del totale in numero e per lo 0,003% in valore: dodici casi ogni centomila transazioni e tre euro ogni centomila pagati. Tuttavia, la media nasconde forti differenze tra strumenti. Carte e prelievi ATM mostrano tassi stabili o in lieve calo, mentre la moneta elettronica – in particolare le carte prepagate – registra un incremento. I bonifici continuano a essere poco colpiti in termini relativi, ma quando la frode avviene l’impatto economico è molto più elevato: una singola operazione supera in media i 2.500 euro, contro poche decine di euro per carte e wallet digitali.
Un capitolo a parte riguarda i bonifici istantanei. Sono lo strumento che più di ogni altro ha attirato l’attenzione degli operatori negli ultimi anni: rapidi, comodi, ma potenzialmente rischiosi proprio per la velocità con cui il denaro viene trasferito. Nel primo semestre 2025 il loro tasso di frode resta superiore a quello dei bonifici ordinari, ma è in sensibile diminuzione rispetto ai mesi precedenti. A pesare sono state le nuove misure di prevenzione introdotte a livello europeo, come la verifica obbligatoria dell’IBAN del beneficiario, pensata per intercettare errori o tentativi di raggiro prima che il pagamento venga eseguito.
Il rischio continua a concentrarsi soprattutto online e oltreconfine. Le transazioni di e-commerce sono di gran lunga più esposte rispetto ai pagamenti nei negozi fisici, e per le carte rappresentano oltre i due terzi del valore complessivo delle frodi, pur incidendo molto meno sul totale delle operazioni. Ancora più marcata è la dimensione geografica: le operazioni transfrontaliere, in particolare verso Paesi fuori dallo Spazio Economico Europeo, pesano in modo sproporzionato sul totale delle truffe con carte e moneta elettronica, segno che la globalizzazione dei pagamenti richiede standard di sicurezza sempre più coordinati tra Stati.
A cambiare, però, non sono solo i canali ma anche le tecniche. Crescono le frodi basate sulla manipolazione del pagatore, in cui la vittima viene indotta ad autorizzare il pagamento in buona fede attraverso telefonate, email o messaggi che imitano comunicazioni bancarie o richieste urgenti di fornitori e dirigenti aziendali. Nei bonifici questa tipologia domina ormai il fenomeno e rappresenta quasi tre quarti del valore complessivo delle frodi. È qui che la tecnologia lascia spazio alla psicologia: non serve violare un sistema informatico se si riesce a convincere l’utente a fare tutto da solo.
In questo contesto, l’autenticazione forte del cliente – il doppio fattore basato su password, dispositivi e biometria – resta uno degli argini principali. Le operazioni protette da questi meccanismi risultano mediamente più sicure, soprattutto nei pagamenti internazionali. Il rapporto segnala però un aumento di rischiosità per alcune transazioni online di piccolo importo effettuate in esenzione dall’autenticazione, un aspetto che merita attenzione in un’economia sempre più fatta di micropagamenti digitali.
Un tema particolarmente delicato riguarda chi sopporta le perdite economiche. Per i bonifici, oltre il 90% degli importi sottratti resta a carico dei clienti, proprio perché nelle frodi da manipolazione l’operazione risulta formalmente autorizzata. Carte e moneta elettronica vedono invece una quota maggiore di rimborsi da parte degli intermediari finanziari. È uno snodo che si intreccia con il dibattito europeo sulla riforma delle regole dei servizi di pagamento, destinata a ridefinire responsabilità e tutele nei casi di raggiro.
Nel confronto internazionale, l’Italia tiene: i tassi di frode sulle carte sono inferiori alla media dell’Unione Europea, mentre quelli sulla moneta elettronica risultano leggermente più elevati, riflettendo la forte diffusione delle prepagate nel nostro Paese. Bonifici e prelievi ATM restano invece allineati ai principali partner continentali.
Il quadro che emerge non è quello di un sistema fragile, ma di un ecosistema sotto costante stress evolutivo. La digitalizzazione dei pagamenti, l’espansione dell’e-commerce e l’internazionalizzazione delle filiere produttive rendono inevitabile un’esposizione maggiore a rischi sofisticati. Per l’economia italiana, fatta di PMI, distretti industriali e servizi avanzati, la sicurezza delle transazioni non è più solo una questione bancaria: è una leva di fiducia e competitività. Difenderla significa investire in tecnologia, cultura finanziaria e cooperazione europea. E prepararsi, in modo strutturale, alla prossima ondata di innovazione.




