Medio Oriente, il turismo resiste: tra incertezza geopolitica e fiducia nella ripresa
Articolo di Annamaria Ruffini
Il mio più recente viaggio in Medio Oriente, segnatamente in Oman e negli Emirati, risale esattamente alla settimana precedente lo scoppio della guerra fra Stati Uniti e Iran. Il primo edificio colpito dai missili iraniani a Dubai era nella stessa area in cui alloggiavo io.
Parlo da professionista del motivational travel, la branca di turismo a uso aziendale il cui valore aggiunto è il lusso inatteso, l’effetto wow, il programma indimenticabile. Tuttavia mi riesce difficile riordinare le idee. Mentre scrivo, le agenzie di tutto il mondo battono la notizia dello stallo dei negoziati a Islamabad, del ritorno del vicepresidente Vance negli Usa, di nuove nubi fosche che incombono sulla pace e sull’economia globale. L’Occidente, dall’Atlantico al Baltico, è a serio rischio di paralisi. Abbiamo scoperto che dipendiamo al mille per mille da uno specchio d’acqua chiamato Hormuz e dalle decisioni di quanti lo custodiscono.
In questa prospettiva, parlare di viaggi, per quanto grande sia la loro importanza, pare riduttivo se non persino irrispettoso. Ma non ho altra cartina di tornasole, e, non volendo cadere nella trappola della tuttologia, la userò anche qui, adesso.
Comincio da una constatazione: il periodo più prospero della storia umana e occidentale iniziò dalle macerie della seconda guerra mondiale. Come ci siamo ripresi allora, ci riprenderemo pure adesso. Bando ai catastrofismi.
Gli investimenti effettuati nella penisola arabica negli ultimi vent’anni le consentiranno di sopravvivere e riposizionarsi. Forse l’emirato di Dubai – di gran lunga l’ammiraglia della regione – perderà quel sapore da paese delle meraviglie che lo ha connotato sino a ora e diventerà meta più colta e selettiva, valida non tanto per i selfie e Instagram quanto piuttosto per spiriti più consapevoli. È difficile immaginare che tutto torni esattamente come prima, ma i flussi riprenderanno, è una certezza in un mondo che di destinazioni è affamato.
Oltretutto Dubai, Abu Dhabi, Doha e il Bahrein non sono semplici destinazioni ma pure hub fondamentali nelle rotte verso l’intero est del pianeta. Lo dimostra la paralisi attonita dei voli dall’Europa verso ovunque in Asia e Oceania nelle ventiquattr’ore successive all’inizio delle ostilità.
Singapore, Bangkok e Hong Kong sono sempre state mete e scali molto forti. Allo stato attuale si potenziano in entrambi i ruoli. Ma Dubai e gli Emirati non sono finiti, chi lo pensa s’inganna. Idem per l’Oman. Non dimentichiamoci che la forza di questi territori è anche finanziaria, e stiamo parlando dei capitali più grandi al mondo, per spostare i quali non occorrono strade fisiche. Di più: sono Paesi che hanno investito tantissimo nelle attrattive turistiche, nell’ospitalità, nei parchi giochi. Aggiungiamo la raggiungibilità, baricentrica rispetto a occidente e oriente, dalle Americhe all’Australia. Hanno un’eccellente combinazione di clima, mare e deserto. E si sono sviluppati molto di recente, dunque godono di una flessibilità urbanistica a noi sconosciuta: possono montare e smontare in pochissimo tempo strutture di migliaia di metri quadri.
«Nonostante quello che sta accadendo nella regione», mi dice l’amico Karim El Minabawy, presidente di Emeco Travel, uno dei più grandi tour operator e destination management company mediorientali, «i residenti negli Emirati, sia locali sia espatriati, si sentono molto sicuri. Non abbiamo sentito parlare di espatriati che tornano a casa, compresi gli americani. La vita continua. A parte un edificio nella periferia di Dubai colpito da un attentato, che aveva come obiettivo una riunione della CIA, è successo ben poco. Però, ovvio che il turismo è completamente fermo. Abbiamo ricevuto cancellazioni da ogni parte, letteralmente non c’è attività incoming negli Emirati al momento. Ciò è dovuto soprattutto alla difficoltà di raggiungere la regione e/o di partire e all’irregolarità dei voli. Ma stiamo ricevendo buone prenotazioni a partire da settembre. Prevediamo che, se la guerra dovesse concludersi entro la fine di aprile/maggio, l’attività si riprenderà rapidamente con l’inizio della stagione a ottobre».
Tutti metteremmo la firma su una conclusione come quella che Karim si augura. Possiamo comunque prendere atto di un’unanime volontà di continuare, al punto che anche la mia Società di Eventi ha registrato non l’annullamento bensì un semplice slittamento a settembre di un evento su Dubai.
Incrociamo le dita.




