L’Italia rallenta, ma tiene: tra frenata del Pil, export in recupero e inflazione in raffreddamento
L’autunno dell’economia italiana arriva con segnali contrastanti, in un quadro internazionale agitato da dazi, instabilità geopolitica e scambi commerciali sempre più volatili. Il nuovo report congiunturale di novembre 2025 di ISTAT fotografa un Paese che cresce poco, ma che riesce comunque a mantenere un suo equilibrio: l’export regge, il mercato del lavoro continua ad ampliare la base occupata e l’inflazione torna finalmente a livelli moderati. Una somma di indicatori che racconta un’economia non brillante, ma resistente, pur dentro una fase di trasformazione profonda.
Pil fermo, industria in altalena, costruzioni in frenata
Il terzo trimestre si chiude con un Pil che, rispetto ai tre mesi precedenti, non si muove: crescita zero, come la Germania e sotto Francia e Spagna. Il dato è la sintesi di una dinamica a macchia di leopardo: agricoltura in lieve aumento, industria in contrazione e servizi sostanzialmente immobili.
L’industria, in particolare, mostra la volatilità di una fase complessa. A settembre la produzione rimbalza del 2,8% dopo il tonfo di agosto, ma il trimestre rimane in territorio negativo. Pesa soprattutto il crollo del comparto energetico, non compensato del tutto dal passo in avanti dei beni di consumo e dei beni strumentali.
Le costruzioni, dopo due anni di forte vivacità, mostrano un chiaro rallentamento. Ad agosto la produzione cala dell’1,6% su base mensile, il livello più basso da marzo, mentre il residenziale continua a risentire del clima di incertezza legato ai bonus edilizi, tra permessi in ripresa e superficie utile ancora in diminuzione.
L’export tiene viva la congiuntura
La vera nota positiva arriva dal commercio con l’estero. Nonostante la battuta d’arresto di agosto, il trimestre estivo si chiude con un +1,2% delle esportazioni, trainate dall’Europa. Le importazioni restano più deboli, soprattutto dai Paesi extra Ue.
Nei primi otto mesi dell’anno il quadro resta sorprendentemente robusto: vendite all’estero in aumento del 2,6% e acquisti in crescita del 4,1%. Tra i settori migliori spiccano i farmaceutici, protagonisti di una vera corsa (+34,8%) sia dentro che fuori l’Unione Europea, e i metalli. Più in affanno invece il tessile-abbigliamento, i macchinari e i prodotti petroliferi raffinati.
Una menzione a parte meritano gli Stati Uniti. Qui l’effetto “anticipazione” legato ai dazi ha alterato i flussi per mesi, ma il saldo rimane decisamente positivo: +6,9% di export italiano da gennaio ad agosto. E il comparto farmaceutico, ancora una volta, domina.
Mercato del lavoro in espansione, ma cresce anche la disoccupazione
Settembre consegna un mercato del lavoro complesso ma dinamico. Gli occupati aumentano e raggiungono quota 24 milioni e 221 mila: crescono le donne, crescono gli over 50, crescono i contratti a tempo indeterminato. A diminuire sono i lavoratori a termine, mentre gli autonomi restano sostanzialmente stabili.
Il tasso di occupazione sale al 62,7%, ma parallelamente cresce anche la disoccupazione, che tocca il 6,1% (+0,1 punti). Sale anche la disoccupazione giovanile, ora al 20,6%. Nel complesso, però, la fotografia tendenziale rimane positiva: rispetto a un anno fa gli occupati sono 176 mila in più.
Famiglie più fiduciose, consumi in risalita e risparmio in lieve aumento
Nel secondo trimestre il reddito disponibile cresce dello 0,8% e i consumi dello 0,5%, mentre la propensione al risparmio risale al 9,5%. Segnali che trovano riscontro nella fiducia delle famiglie, aumentata per il secondo mese consecutivo a ottobre, grazie a migliori aspettative economiche e personali.
Le vendite al dettaglio, tuttavia, restano deboli: settembre chiude con un calo dello 0,5% sia in valore che in volume. I beni alimentari soffrono quanto i non alimentari, confermando un quadro prudente dal lato della spesa.
Inflazione in brusco rallentamento: il carrello della spesa rallenta
La notizia più incoraggiante arriva dai prezzi. L’inflazione scende all’1,2% in ottobre, secondo minimo da due anni, mentre l’indice armonizzato (IPCA) si ferma all’1,3%, ben sotto la media dell’area euro.
Il rallentamento è trainato soprattutto dagli alimentari, che passano dal +3,5% al +2,5%. Un dato importante in un Paese in cui il carrello della spesa incide fortemente sul potere d’acquisto, dopo gli aumenti straordinari degli ultimi anni.
Gli energetici continuano la loro discesa, -1,3% su base mensile e quasi -9% da inizio anno, contribuendo al raffreddamento dei prezzi complessivi.
Un Paese in equilibrio precario, ma non immobile
Il report conferma che l’Italia si trova in una fase sospesa: non in recessione, ma nemmeno in una traiettoria di crescita solida. Il quadro internazionale resta instabile, il commercio mondiale rallenta, i dazi agitano le catene del valore e la domanda interna procede a piccoli passi.
Eppure, dentro questa complessità, il sistema italiano mostra alcune resilienze: un export che tiene la barra dritta, un mercato del lavoro che continua a espandersi, un’inflazione finalmente sotto controllo, una fiducia di imprese e consumatori che nel complesso si rafforza.
Il futuro non è privo di rischi, ma i segnali raccolti nel report mostrano che il Paese ha ancora margini per navigare la fase attuale senza deragliare. Molto dipenderà da come imprese e istituzioni sapranno gestire i prossimi mesi, in un contesto globale che rimane tutt’altro che prevedibile.




