La transizione ecologica europea: quando l’ideologia sostituisce l’energia
In Europa siamo diventati bravissimi a scrivere obiettivi, un po’ meno a produrre energia. La transizione ecologica è ormai una sorta di religione laica: si proclama, si invoca, si finanzia. Ma guai a farle una domanda concreta. Per esempio: come garantiamo la sicurezza del nostro sistema energetico?
Il Green Deal europeo nasce da un’intuizione giusta – ridurre le emissioni e la dipendenza energetica – ma si è rapidamente trasformato in una macchina normativa che confonde i mezzi con i fini. L’obiettivo è la decarbonizzazione. Il mezzo dovrebbe essere un mix energetico efficiente, sicuro e competitivo. Invece abbiamo scelto una strada curiosa: eliminare alcune fonti prima ancora di averne di alternative affidabili.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Prezzi dell’energia più alti rispetto a Stati Uniti e Asia, industria energivora in difficoltà, famiglie esposte alle oscillazioni dei mercati, e governi costretti a intervenire a colpi di sussidi. Una transizione che doveva essere ordinata è diventata intermittente.

Esattamente come le fonti su cui abbiamo deciso di puntare quasi esclusivamente. Attenzione: nessuno mette in discussione il ruolo delle rinnovabili. Eolico e solare sono indispensabili, crescono rapidamente e costano sempre meno. Ma non bastano. Non possono bastare. Lo sanno gli ingegneri, lo sanno i gestori di rete, lo sanno tutti quelli che si occupano seriamente di sistemi elettrici. L’energia non è un tweet: deve essere disponibile quando serve, non solo quando c’è vento o sole. Qui entra in scena il grande rimosso del dibattito europeo: il nucleare. Una tecnologia che fornisce energia continua, a basse emissioni, con un’occupazione di suolo minima e una filiera industriale ad alto valore aggiunto. E che, guarda caso, è la spina dorsale elettrica di quei paesi europei che hanno affrontato meglio la crisi energetica.
Eppure, in Europa il nucleare è trattato come un peccato originale. Non per motivi scientifici o economici, ma per una miscela di paura, ideologia e pigrizia politica. È più facile dire “no” che spiegare come funzionano davvero i reattori di nuova generazione, come si gestiscono i rifiuti, quali sono i costi reali e i benefici sistemici. Il paradosso è evidente: l’Unione Europea chiede di elettrificare tutto – trasporti, riscaldamento, industria – ma si auto-impone di rinunciare a una delle poche fonti in grado di sostenere questa elettrificazione. È come voler fare una dieta eliminando i carboidrati e poi lamentarsi di avere poca energia.
La questione nucleare non è un referendum ideologico, è una scelta industriale. Riguarda la competitività dell’Europa, la sua autonomia strategica, la tenuta sociale della transizione. Senza una base energetica stabile, la decarbonizzazione diventa un lusso per pochi e un costo per molti.
E non si venga a dire che “ci penserà lo stoccaggio”. Le batterie sono una tecnologia importante, ma
oggi non sono in grado di garantire settimane di sicurezza energetica a un continente industriale. Pensare il contrario non è ottimismo: è wishful thinking.
La verità è che la transizione ecologica europea ha bisogno di meno slogan e più realismo. Meno moralismo energetico e più analisi dei sistemi. Non esistono fonti pure e fonti impure: esistono fonti che funzionano e fonti che non bastano.
Il nucleare non è la soluzione unica, ma è una parte della soluzione. Continuare a escluderlo significa accettare un’Europa più fragile, più cara e meno competitiva. E questo, francamente, non ha nulla di ecologico.
Se la transizione vuole essere davvero verde, deve prima essere razionale. E l’energia, piaccia o no, non si fa con le buone intenzioni.
Chicco Testa è dirigente d’azienda, saggista ed ex parlamentare italiano. Laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, è stato tra i fondatori di Legambiente, di cui ha ricoperto il ruolo di Segretario e Presidente Nazionale negli anni Ottanta. Eletto deputato dal 1987 al 1994, ha svolto un’intensa attività legislativa sui temi ambientali ed energetici. Dopo l’esperienza politica ha ricoperto incarichi apicali in grandi gruppi industriali e finanziari, tra cui Enel, Acea, Sorgenia e Rothschild Italia. Autore di numerosi saggi su energia, ambiente e sviluppo, è editorialista per importanti testate nazionali e animatore del dibattito pubblico su sostenibilità, transizione energetica e politiche industriali.




