La sostenibilità in Italia

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La sostenibilità in Italia: gli investimenti pubblici mirati e il ruolo degli enti locali

In Italia la sostenibilità avanza grazie al PNRR, alla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e agli obblighi della CSRD, che coinvolgono sempre più imprese. Il Rapporto GreenItaly 2025 conferma che investimenti in rinnovabili, economia circolare e competenze green rafforzano competitività, riciclo e occupazione, con un ruolo crescente degli enti locali nella transizione

Le strategie nazionali per la sostenibilità sono definite da una forte convergenza tra strumenti di investimento come PNRR e normative europee che innalzano gli standard di reporting per le aziende (la CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive).

Il PNRR è lo strumento di investimento più incisivo nel periodo, con la Missione 2 (Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica) come fulcro della strategia di sostenibilità.

Priorità assoluta è data allo sviluppo delle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), con investimenti per potenziare la produzione e facilitare l’integrazione di energia pulita nella rete nazionale. Si punta anche sull’idrogeno come vettore per la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate.

Per rendere sempre più concreta l’economia circolare vengono finanziati interventi per potenziare la gestione dei rifiuti e l’ammodernamento degli impianti, con l’obiettivo di aumentare i tassi di riciclo e ridurre drasticamente la quantità di rifiuti in discarica, in linea con gli obiettivi europei al 2030. Per promuovere l’efficienza energetica e la sostenibilità edilizia si sostiene la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico, incentivando l’adozione di standard di edilizia green e riducendo i consumi del settore. Com’è noto, nel 2015 i Governi dei paesi membri dell’Onu hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, strutturato in cinque aree, le cosiddette 5 P: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership.

Il primo passo per applicare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda, con un sistema di scelte strategiche, declinate in obiettivi specifici per la realtà italiana, è stato l’approvazione della Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS), documento di riferimento per tutte politiche settoriali e territoriali in Italia sino al 2030, che trattino di ambiente, di società o di economia.

In sintesi, la Strategia è il quadro di riferimento nazionale e lo strumento di coordinamento dell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu in Italia.

Essa prevede il rafforzamento del coordinamento tra le amministrazioni centrali e regionali per integrare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) nei cicli di programmazione (come il DEF e i documenti regionali). Attraverso la Strategia, la PA si impegna a una riduzione dei Sussidi Dannosi per l’Ambiente (SAD) entro il 2030, con obiettivi intermedi volti a disincentivare pratiche economiche impattanti, liberando risorse per la transizione ecologica.

L’impatto delle normative UE sul settore privato

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) rappresenta il cambio di passo più significativo imposto dalla spinta normativa a livello europeo. Essa obbliga un numero crescente di aziende a rendicontare dettagliatamente le proprie performance di sostenibilità, al fine di condizionare l’accesso al credito e la competitività. L’obbligo di rendicontazione sulla sostenibilità, innescato dalla CSRD, inizierà con il primo gruppo (imprese quotate, banche e assicurazioni di grandi dimensioni) che dovrà rendicontare a partire dall’anno fiscale 2024, con pubblicazione nel 2025; seguirà il secondo gruppo (Grandi Imprese) che rendiconterà sull’anno fiscale 2025 (o 2026/2027 a seconda dei rinvii) e pubblicherà nel 2026 (o 2027/2028); infine, il terzo gruppo (PMI quotate) inizierà a rendicontare sull’anno fiscale 2026 (o 2027/2028) con pubblicazione nel 2027 (o 2028/2029).

Rapporto GreenItaly 2025: la sostenibilità come motore di competitività

La sedicesima edizione del Rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere è la fotografia annuale dell’economia verde italiana.

Il tema centrale del Rapporto è che investire nella Green Economy rende le imprese più resilienti e competitive di fronte alle crisi economiche e geopolitiche.

Nel periodo 2019-2024, sono state 578.450 le imprese extra-agricole che hanno effettuato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale, ovvero più di una impresa su tre ha investito in prodotti e tecnologie green per migliorare la propria efficienza, riducendo l’impatto ambientale e affrontando il futuro. Questa percentuale supera il 38% del totale delle imprese.

Le imprese che hanno effettuato eco-investimenti mostrano una maggiore capacità di crescere in termini di fatturato, export e occupazione rispetto alle imprese non eco-investitrici e ed affrontano meglio le fasi di crisi e di incertezza. Nel recupero di materia, l’Italia dà il meglio di sé, con il più alto tasso di avvio a riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani e speciali) tra i grandi Paesi europei, raggiungendo percentuali molto elevate (intorno all’83-91% del totale, a seconda delle metriche e dell’anno di riferimento).

L’elevato tasso di riciclo si traduce in un uso significativo di Materia Prima Seconda nei cicli produttivi, riducendo la dipendenza dalle importazioni di materie prime e rafforzando l’indipendenza strategica del sistema produttivo. Per questo, l’economia circolare italiana evita ogni anno enormi consumi energetici e consistenti emissioni di gas climalteranti.

I Green Jobs stanno emergendo come motore di occupazione e sono diffusi in tutti i settori, con particolare concentrazione nel manifatturiero, nelle costruzioni, nel settore energetico e nei servizi di gestione ambientale. In Italia si contano circa 3,2 – 3,3 milioni di Green Jobs, che rappresentano una quota significativa degli occupati totali (circa il 13,8-13,9%).

La richiesta di figure professionali con competenze green è in costante crescita, rendendo i mestieri verdi un fattore chiave per l’occupazione giovanile e la crescita qualitativa del mercato del lavoro.

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Immagine di Giulia Baglini
Giulia Baglini
Giulia Baglini, giornalista.

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