La sostenibilità di Granarolo

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Granarolo, la sostenibilità è una questione di filiera

Dalla formazione dei giovani allevatori alla gestione dei dati, l’impegno del gruppo si estende dal campo alla tavola. Per Granarolo la sfida ambientale è la più complessa e va affrontata con strumenti condivisi. Ne parliamo con Myriam Finocchiaro External Relations and Sustainability Manager – Granarolo S.p.A.

Sostenibilità vuol dire misurare, ma anche ascoltare e adattare”, spiega Myriam Finocchiaro, External Relations and Sustainability Manager in Granarolo S.p.A. L’approccio dell’azienda, che unisce cooperativa agricola e impresa di trasformazione, è sempre più orientato a integrare l’analisi ambientale con la lettura dell’impatto sociale. Il tutto attraverso una traiettoria chiara.

«Abbiamo una piattaforma che monitora i dati ambientali nei nostri stabilimenti, con particolare attenzione a energia, acqua e rifiuti e monitora dati sulla sicurezza. In tema di energia, stiamo facendo passi importanti: stiamo introducendo fonti rinnovabili in tutti e 14 gli stabilimenti italiani del Gruppo», spiega Finocchiaro. Lato sociale, però, l’analisi è più articolata. «Non abbiamo una piattaforma strutturata per misurare l’impatto sociale, ma abbiamo imparato a usare indicatori specifici, diversi da territorio a territorio, per capire se le nostre iniziative funzionano».

Un esempio arriva dalla cooperativa agricola Granlatte, cuore della filiera latte: «Il programma Granlatte Young, pensato per formare le seconde generazioni di allevatori, è stato un successo. La formula ibrida, con moduli su gestione aziendale, sostenibilità, tecnologie come la piattaforma X-Farm, ha funzionato. Alcuni si sono uniti anche a corso avviato: è stato un segnale forte di gradimento». Altri indicatori legati a specifiche iniziative? «Il numero di litri raccolti nell’ambito della nostra iniziativa “Banca del Latte Umano Donato – Allattami”, le mamme donatrici coinvolte, le terapie intensive raggiunte in Emilia-Romagna. In 13 anni siamo passati da una a quattro strutture servite». Anche i progetti di contrasto alla povertà alimentare e quelli educativi – con oltre 8mila persone coinvolte ogni anno in percorsi formativi – fanno parte di questa rendicontazione, visibile nel bilancio di sostenibilità pubblicato online e scaricabile dal sito www.gruppogranarolo.it.

La sfida climatica resta la più difficile da presidiare. «La frequenza di eventi estremi impatta direttamente sulla produzione di latte. Abbiamo sistemi assicurativi e presidi solidaristici, come quelli attivati durante l’alluvione in Romagna del 2023. Ma il clima influenza anche la domanda: quando fa molto caldo o molto freddo, i consumi cambiano. Per questo sarà fondamentale la collaborazione con soggetti come il Centro Europeo per le Previsioni Meteo, che ha sede a Bologna».

Sul fronte industriale, l’attenzione ai contaminanti cresce. «Da tempo eseguiamo controlli su microplastiche e residui nei cicli di lavaggio e confezionamento. Usiamo presidi fisici nei macchinari, ma oggi, grazie all’innovazione, possiamo affinare le analisi. Collaboriamo con start up accelerate

da Agrofood BIC, l’hub creato da Granarolo con altri player del food per affrontare criticità comuni. E la collaborazione con giovani ricercatori e spin off universitari ha generato risultati molto positivi, la detection di corpi estranei è uno dei fronti più attivi». A proposito di innovazione, anche il tema della gestione dei dati è delicato. «Sono state adottate soluzioni di terze parti per raccogliere dati in stalla e negli stabilimenti. È necessario per garantire qualità e continuità. Il tema della sovranità tecnologica resta cruciale, non solo per le imprese ma anche per noi cittadini, specie ora che l’intelligenza artificiale entra nei processi. Stiamo lavorando su policy interne per gestire questa transizione».

E i consumatori? «La sensibilità ambientale è alta, specie su benessere animale e impatto ambientale. Ma il

prezzo, in tempi incerti, resta il primo driver di scelta. Noi cerchiamo di fare cultura: partecipiamo a eventi, organizziamo visite in stalla e in stabilimento, collaboriamo con università e siamo attivi nelle task force nazionali sulla sostenibilità, come quella promossa da Legacoop».

Infine, quale sfida è la più complessa? «Quella ambientale, senza dubbio. Si gioca su tre livelli: campi e stalle, stabilimenti, distribuzione e fine vita del prodotto.

Tutta la filiera deve agire in modo coordinato. Ed è per questo che il nostro modello cooperativo, integrato e orizzontale, rappresenta un valore in sé».

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Immagine di Giancarlo Pergallini
Giancarlo Pergallini

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