Epson Italia, innovazione che riduce, ricicla, rigenera. Intervista al Sustainability Manager, Luca Cassani
Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità, il valore delle strategie aziendali non si misura più soltanto in termini di riduzione dell’impatto ambientale, ma nella loro capacità di attivare trasformazioni concrete nei territori, orientare i comportamenti dei cittadini e influenzare l’evoluzione delle filiere produttive
La transizione ecologica sta ridefinendo modelli industriali, abitudini di consumo e modalità di gestione delle risorse: un processo che richiede visione, innovazione tecnologica e un impegno sistemico, capace di connettere imprese, istituzioni e comunità locali.

In questo scenario si inserisce il percorso di Epson Italia, che traduce la strategia globale del gruppo – basata su decarbonizzazione, economia circolare e responsabilità sociale – in iniziative tangibili sul territorio e in soluzioni tecnologiche che ripensano l’intero ciclo di vita dei prodotti. Dalla gestione dei RAEE alle partnership con realtà sociali e culturali, fino alle innovazioni applicate all’industria della moda e del tessile, Epson si distingue per un approccio che combina visione industriale di lungo periodo e ricadute immediate, misurabili e partecipate. Un modello che mira non solo a ridurre l’impronta ambientale delle attività aziendali, ma anche a generare valore condiviso e ad accelerare il cambiamento nei settori in cui opera. Lombardia Economy è entrata nell’universo Epson con Luca Cassani, Sustainability Manager di Epson Italia.
In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), Epson Italia ha lanciato una campagna di raccolta di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) presso la propria sede milanese. Come è nata l’iniziativa?
«È nata con lo spirito di sperimentare un canale di raccolta alternativo che possa aiutare il sistema Italia a raggiungere i target di raccolta RAEE
definiti a livello europeo. Nello specifico, l’UE ha fissato un tetto del 65%, basato sul calcolo del rapporto tra il peso totale dei RAEE gestiti in un determinato anno e il peso medio delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti.
In Italia riusciamo ad andare poco oltre il 30%. I motivi principali sono da ricercare nella difficoltà del conferimento dei RAEE e nella poca diffusione della cultura relativa alla corretta gestione di questa tipologia di rifiuti. Grazie all’iniziativa abbiamo fatto cultura diretta sui dipendenti, indirettamente abbiamo informato i nostri follower sui social e abbiamo aperto la strada per una raccolta dei RAEE domestici presso le aziende».
E come si inserisce nel vostro piano di economia circolare?
«In primo luogo, la nostra idea di economia circolare si concretizza nel dare una vita più lunga ai prodotti e nel produrre meno rifiuti possibili, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie come EcoTank, che, grazie all’utilizzo di flaconi di inchiostro, abbattono la produzione di rifiuti derivati dalle cartucce esauste. La raccolta del RAEE e il nostro impegno per incrementarla è la parte finale del nostro piano di economia circolare. Grazie ai sistemi collettivi che raccolgono e trattano i RAEE si arriva a oltre il 95% di materiale riciclato».
Quali risultati avete ottenuto?
«In termini qualitativi, l’adesione a questa campagna ci ha consentito di illustrare ai nostri colleghi la tematica dei RAEE e le modalità di conferimento disponibili. In termini quantitativi, una settimana di raccolta ci ha permesso di raccogliere oltre 80kg di piccoli elettrodomestici o apparecchiature IT. È un inizio che potrebbe portare, grazie agli accordi con Comune e municipalizzata, a un presidio permanente di raccolta».
L’impegno di Epson a favore della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta si concretizza anche con altre azioni legate al territorio in cui opera?
«La sostenibilità che piace a noi va oltre gli aspetti ambientali dei prodotti e delle tecnologie che la Casa Madre ci mette a disposizione. Sul territorio che ci ospita abbiamo attivato diverse collaborazioni, ad esempio con Fondazione TOG, alla quale abbiamo fornito le nostre tecnologie di videoproiezione, che vengono impiegate in una sala immersiva utilizzata per terapie mirate. Attraverso la partecipazione alla Relay Milano Marathon, raccogliamo anche fondi per sostenere la struttura.
Abbiamo inoltre supportato, con la stampa di fotografie di grande formato e la videoproiezione, il Festival della fotografia Etica di Lodi, che quest’anno ha acceso i riflettori sulla profonda crisi causata dai rifiuti derivanti dal Fast Fashion. Mentre per Spazio Vita Niguarda abbiamo attrezzato con tre videoproiettori due nuovi ambienti: uno dedicato ai laboratori e l’altro per un gaming inclusivo. Da alcuni anni infine, in momenti diversi, abbiamo collaborato con ReteClima, su progetti di forestazione urbana in aree non distanti dai nostri uffici».
La Environmental Vision 2050 di Epson è allineata agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. In quali azioni concrete – nell’immediato e nel medio periodo – si sta traducendo questo percorso?
«La nostra Vision ambientale prende forma in due grandi obiettivi: il primo diventare carbon negative e il secondo non utilizzare più le materie prime non rinnovabili provenienti o derivanti dal sottosuolo. I nostri processi di decarbonizzazione vanno dall’utilizzo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, all’ottimizzazione della logistica, all’uso di biodiesel per le navi che trasportano i prodotti dal Far East all’Europa, allo sviluppo di prodotti sempre meno energivori, fino alla collaborazione con altri enti di ricerca giapponesi, orientata alla coltivazione di alghe in grado di alimentarsi con CO2 e produrre carbonato di calcio impiegato poi come calcestruzzo.
Le azioni correlate al secondo obiettivo si concretizzano nell’utilizzo di plastiche riciclate, nello sviluppo di bioplastiche, nell’investimento in nuove tecnologie ambientali che portano alla produzione di polveri di metallo purissime ottenute dal trattamento di rottami ferrosi e in altre ancora, come le DFT – Dry Fiber Technology, che con un minimo utilizzo d’acqua sono in grado di riciclare carta, tessuti ed altre fibre».
Proprio a proposito di tessuti, le innovative tecnologie Epson stanno trasformando la produzione tessile e della moda, minimizzando l’impatto ambientale e al contempo liberando infinite possibilità creative. Quali sono oggi gli sviluppi più significativi in questo settore? E come si inserisce la collaborazione con la designer Priya Ahluwalia?
«Epson ha introdotto diverse innovazioni nel mondo della moda, a partire dalla stampante Monna Lisa, che porta la tecnologia di stampa digitale in un mondo storicamente caratterizzato da metodologie che richiedono un enorme consumo di acqua. Basti pensare che uno studio commissionato da Epson, ed effettuato un anno fa, ha rivelato che sono necessari 723.744 litri di acqua per produrre, rifinire, tingere e/o stampare il numero complessivo di capi di vestiario presenti nell’armadio dell’italiano medio. Con la stampa digitale è possibile ridurre fino al 97% il quantitativo di acqua utilizzato per la fase di stampa.
Un’altra tecnologia è DFT (Dry Fiber Technology), citata poc’anzi: inizialmente è stata sviluppata per la realizzazione di PaperLab, una macchina progettata per produrre nuova carta, a partire dalla carta stampata prodotta negli uffici. Il tutto praticamente senza utilizzare acqua, con un processo frutto della capacità inventiva e progettuale di Epson.
Adottata dallo stilista giapponese Yuima Nakazato, in occasione della settimana della Moda Haute Couture di Parigi per la primavera-estate 2023, ha stupito il mondo non solo con una collezione stampata con macchine digitali Epson, ma anche con alcune creazioni realizzate con un tessuto non tessuto, frutto di un nuovo processo di produzione più sostenibile e potenzialmente in grado di trasformare il settore. In concreto, abbiamo applicato al materiale la tecnologia DFT della PaperLab, così da riciclare circa 150 kg di indumenti scartati, raccolti in Kenya: in questo modo abbiamo prodotto oltre 50 metri di questo nuovo tessuto non tessuto rifibrato. Sebbene sia ancora in fase iniziale, riteniamo che la tecnologia Dry Fiber, combinata con la stampa digitale con inchiostri a pigmenti, possa offrire all’industria della moda un futuro molto più sostenibile e in linea con il nostro impegno a contribuire a un’economia circolare.
E per continuare a dimostrare che è possibile percorrere questa strada, oltre che per portare all’attenzione del grande pubblico gli sprechi che caratterizzano l’industria della moda, insieme alla stilista e pioniera della sostenibilità Priya Ahluwalia abbiamo dato vita a Il “gioco” della moda, una collezione a misura di bambola realizzata con la tecnologia di stampa digitale Monna Lisa e DFT, che senza acqua o sostanze chimiche aggressive ha trasformato i vecchi tessuti in nuove fibre. Così i capi prendono vita dagli scarti tessili, contribuendo a un’effettiva circolarità della moda».




