Italian Consulting Group: piattaforma per il Made in Italy internazionale

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Creazioni Editoriali e We Communication in Italian Consulting Group: fare rete per comunicare e crescere sui mercati internazionali

Dalla gestione avanzata dei contenuti editoriali alla comunicazione integrata sui mercati esteri: Creazioni Editoriali e We Communication rappresentano un modello che intreccia informazione, branding e capacità di operare in contesti internazionali complessi. Ne parliamo con Salvatore Maduli, CEO e General Manager, per approfondire metodo e prospettive di un progetto che guarda con decisione oltre i confini nazionali. Un percorso che si sviluppa anche in dialogo con Italian Consulting Group, network che riunisce le eccellenze nel marketing Made in Italy di cui We Communication è la prima consorziata attiva sui mercati internazionali.

Come sono nati i progetti Creazioni Editoriali e We Communication e quale visione li guida oggi?

Creazioni Editoriali nasce nel 2005 con un focus preciso: la data collection e il data management applicati all’informazione. Trasformiamo dati e contenuti giornalistici in contenuti editoriali per media e aziende, in ogni formato: testi, video, infografiche, fino a strumenti di comunicazione below the line come bilanci e report di sostenibilità.

We Communication si affianca a questo percorso nel 2020. È una realtà operativa che, in Brasile, si occupa di comunicazione full service: pianificazione, media planning e media buying, mantenendo un unico filo conduttore strategico. Ha sviluppato Jornal Italia, una testata giornalistica con un modello essenziale e un brand registrato a livello internazionale. Si rivolge agli italiani residenti all’estero e alle comunità di origine italiana, che solo in Brasile superano i 30 milioni di persone.
Non è una testata di cronaca o di politica, ma un progetto che racconta l’italianità: ciò che accade in Italia e che può avere un riflesso culturale, economico o identitario per le comunità italiane all’estero. Dopo il Brasile, sono già avviati contatti per l’estensione del progetto in Argentina, Stati Uniti ed Europa dell’Est.

Quanto conta oggi fare rete e che ruolo gioca Italian Consulting Group in questo percorso?

Fare rete è fondamentale, soprattutto quando si guarda all’estero. Il valore principale di un consorzio come questo è la condivisione dell’esperienza. Molte aziende hanno interesse a portare il proprio brand all’estero ma non dispongono di visibilità, strumenti o know-how specifico. All’interno di Italian Consulting Group noi mettiamo a disposizione competenze maturate sul campo, in particolare su un mercato complesso e gigantesco come quello sudamericano. La missione è far circolare le idee e rendere accessibile l’esperienza a tutte le imprese interessate a crescere fuori dai confini nazionali.

Quali sono le principali difficoltà nell’internazionalizzazione, in particolare in un mercato come quello brasiliano?

I punti di riferimento, come le Camere di Commercio, sicuramente esistono, ma offrono soprattutto supporto tecnico. L’esperienza, invece, non si acquista con un manuale: significa sapere nel concreto come muoversi e con chi parlare per evitare sprechi di tempo e di risorse e affrontare mercati enormi come il Brasile con consapevolezza. Le opportunità per le imprese italiane sono enormi – dall’energia al food – e l’accordo Mercosur promette di abbattere dazi storicamente penalizzanti, soprattutto per il Made in Italy agroalimentare. Ma senza una conoscenza diretta del mercato si rischiano investimenti fallimentari: non mancano casi di grandi gruppi italiani che hanno registrato perdite significative.

Insomma, facciamo nostra la massima di un ex presidente della Camera di Commercio Italiana di San Paolo: «Il Brasile sembra facile, è difficile, ma ne vale la pena».

Quali differenze riscontrate tra il mercato italiano e quello brasiliano in termini di comunicazione e marketing?

Riteniamo fondamentale quello che noi chiamiamo “tropicalizzazione del brand”: un insieme di adattamenti strategici, culturali e comunicativi necessari per rendere un marchio immediatamente riconoscibile e rilevante in Sud America. In Brasile la comunicazione è fortemente legata alle classi di reddito e alla segmentazione territoriale: non tutti i media raggiungono gli stessi target e ciò che funziona a San Paolo può non funzionare nel Paranà o nel Nord Est.

Il Made in Italy funziona in Brasile?

Il Made in Italy è percepito come sinonimo di eccellenza, ma spesso come prodotto elitario. Un barattolo di tonno può costare l’equivalente di 15 euro, a fronte di salari minimi molto bassi. Il cibo italiano rimane comunque fortemente riconosciuto e apprezzato, ma l’approccio al mercato brasiliano deve essere pianificato e ragionato.

Parlando di altri settori, la manifattura per esempio è un ambito molto promettente in Brasile (dove l’età media dei macchinari è di 25 anni, contro i 5 in Italia). Qui la vera sfida è competere con player che beneficiano di condizioni più favorevoli, come i produttori cinesi.

Guardando al futuro, su quali direttrici strategiche stanno investendo Creazioni Editoriali e We Communication?

Sono in corso importanti operazioni di aggregazione strategica, con un progetto di crescita che guarda anche al mercato azionario. Stiamo affrontando passaggi aziendali rilevanti che hanno lo scopo di rafforzare ulteriormente la nostra presenza in Italia e all’estero.

Quali sono i punti di forza del modello consortile di Italian Consulting Group?

Due sono i punti di forza principali: strumenti di comunicazione condivisi ed efficaci e la rapidità nello scambio di idee, competenze e contatti. In un contesto in cui il tempo è una risorsa critica, la capacità del network di favorire relazioni dirette e confronti agili diventa un vero moltiplicatore di valore. È proprio da questa circolazione fluida di conoscenze, anche attraverso momenti strutturati di dialogo tra consorziati, che nasce la forza del modello consortile: fare sistema per crescere insieme, anche sui mercati internazionali.

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Immagine di Irene Canziani
Irene Canziani

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