Italia prima in Europa per PMI manifatturiere, ma indietro sulle aziende innovative: l’analisi e le proposte del TEHA Club e InnoTech Hub
Negli ultimi 25 anni l’Italia ha generato appena 9mila aziende innovative, meno della metà di Germania, Francia e Spagna, nonostante sia la prima economia europea per PMI manifatturiere con 115 distretti industriali ad elevata produttività.
A evidenziarlo è la ricerca “Le grandi tecnologie del futuro: nuovi paradigmi per economia, sicurezza e società. Verso una strategia di techshoring per l’Italia” di TEHA Club – piattaforma riservata ai vertici di oltre 450 imprese nazionali e multinazionali operanti in Italia e in Europa al fine di contribuire al progresso civile ed economico del Paese e dell’Europa in un’epoca di competizione globale – e InnoTech Hub, piattaforma tematica nata nel 2011 e diventata il punto di riferimento per l’approfondimento e la discussione di temi legati alle nuove frontiere della tecnologia e dell’innovazione.
Lo studio considera 5 macrotrend tecnologici strategici su cui investire per la competitività̀ dell’Italia di domani (energia e acqua; AI e quantum; robotica e sistemi autonomi; biotecnologie e materiali avanzati; difesa, spazio e sicurezza) e si pone come obiettivo quello di definire una strategia di techshoring: una politica industriale che allinei le catene del valore nazionali ai grandi trend tecnologici globali, attraendo capitali e competenze per fare dell’Italia un hub di innovazione.
“Se guardiamo al posizionamento nell’ecosistema internazionale dell’innovazione industriale, l’Italia dispone di asset reali e riconosciuti: una base scientifica eccellente, infrastrutture di ricerca di rilievo internazionale, competenze industriali radicate in territori a forte vocazione produttiva. La catena che dovrebbe collegare conoscenza, tecnologia e mercato tende però a interrompersi nei passaggi intermedi, disperdendo un potenziale che altre economie stanno invece capitalizzando”, spiega Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group. “La soluzione è compiere scelte mirate, costruendo sulle eccellenze esistenti e sviluppando ecosistemi capaci di attrarre e trattenere capitale, talenti e innovazione. Il futuro tecnologico dell’Italia sarà quindi il risultato di scelte, investimenti mirati e capacità di visione”.
Il primato dell’Italia sulla manifattura non si traduce in innovazione – Con oltre 338mila imprese, l’Italia è il primo Paese europeo per numero di PMI manifatturiere davanti a Francia (257mila) e Polonia (240mila). Il tessuto produttivo è organizzato attorno a 115 distretti industriali ancora attivi, che mostrano livelli di produttività superiori del 20% rispetto alla media manifatturiera nazionale. Questo nonostante negli ultimi vent’anni l’Italia abbia perso il 36% dei propri distretti industriali (erano 181) con una contrazione più accentuata nelle aree già periferiche. In termini di innovazione, a trainare sono le grandi imprese che, pur rappresentando solo l’1,3% delle aziende distrettuali, generano quasi la metà della spesa in innovazione. In venticinque anni, inoltre, il Paese ha generato appena 9mila aziende innovative, contro le 328,5mila degli Stati Uniti e le 65,5mila del Regno Unito nello stesso periodo.
A pesare è anche la fuga dei talenti: su 119 mila laureati STEM all’anno (4° posto in Europa), 20mila scelgono di migrare. Sul fronte della domanda di lavoro, lo studio di TEHA Club e InnoTech Hub ha analizzato 1,6 milioni di annunci pubblicati in 15 mesi: solo 2 offerte su 100 riguardano le 5 tecnologie strategiche, pari al 2% del mercato. C’è però un segnale positivo: mentre il mercato del lavoro complessivo si contrae (-0,3% mensile), la domanda di professionisti specializzati nelle tecnologie di frontiera cresce del +4,2% ogni mese.
La geografia del trasferimento tecnologico – L’eccellenza tecnologica italiana è concentrata in pochi poli lungo l’asse Torino-Milano-Bologna-Roma. La produzione scientifica nelle 5 tecnologie strategiche si addensa a Milano, Padova, Bologna, Roma e Napoli, unica città del Sud inclusa tra i poli scientificamente produttivi: insieme a Pisa, il capoluogo campano mostra una specializzazione di rilievo in robotica e AI applicata. La capacità brevettuale si concentra, invece, tra Milano, Torino, Bologna e Roma e lo stesso schema si ripete sul fronte del talento: in Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna si concentrano i primi poli di assunzione in tutte e 5 le tecnologie strategiche. Il Mezzogiorno resta ai margini dell’ecosistema dell’innovazione.
Le proposte di TEHA Club e InnoTech Hub per convertire l’eccellenza in innovazione industriale – La ricerca individua i passaggi critici in cui la filiera dell’innovazione italiana si interrompe. Il primo è il ponte tra ricerca e brevetto: le carriere accademiche dipendono da criteri costruiti attorno alle pubblicazioni, con il risultato che solo il 3% della produzione scientifica diventa brevetto. Il secondo è il gap tra brevetto e impresa: gli Uffici di Trasferimento Tecnologico hanno metà del personale della media europea e operano spesso come uffici legali, privi delle competenze di business development. Il terzo è il rapporto tra impresa e scaling: non manca il capitale in senso assoluto, ma fondi di venture capital con competenze verticali sui macrotrend tecnologici. La ricerca di TEHA propone di orientare l’innovazione su 4 obiettivi misurabili: costruire ecosistemi tecnologici su scala globale, favorire l’upselling tecnologico del manifatturiero, aumentare la conversione della ricerca, incrementare il numero delle imprese innovative in Italia. Per farlo ha elaborato 4 proposte.
- Riformare i criteri di valutazione della ricerca accademica. I criteri di Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e di Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) dovrebbero includere anche le metriche di impatto industriale. I modelli non mancano: il Research Excellence Framework britannico assegna il 25% del punteggio all’impatto sociale ed economico; il francese Hcéres valuta le università sulla valorizzazione della ricerca e l’interazione con il tessuto produttivo; il tedesco Pakt für Forschung und Innovation lega i finanziamenti pubblici a obiettivi di trasferimento tecnologico.
- Potenziare le strutture di trasferimento tecnologico. Trasformare gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) da uffici legali in centri di business development, con figure ibride capaci di fare scouting, matchmaking industriale e accompagnamento commerciale.
- Assegnare KPI agli enti pubblici di ricerca. CNR, IIT ed ENEA dovrebbero ricevere KPI misurabili rispetto a spin-off, brevetti e partnership industriali, eventualmente legando una quota del finanziamento pubblico al loro raggiungimento.
4. Rafforzare l’ecosistema finanziario. Costruire o attrarre fondi di venture capital con competenze verticali sulle 5 tecnologie strategiche attraverso co-investimenti pubblici selettivi e programmi di matching con il tessuto industriale nazionale.




