Il sistema universitario italiano continua a espandersi, ma negli ultimi anni a cambiare più rapidamente è il peso degli atenei telematici, che crescono molto più degli altri
Negli ultimi anni il sistema universitario italiano ha continuato a crescere, ma lo ha fatto cambiando progressivamente struttura. Accanto alla tradizionale centralità degli atenei pubblici, infatti, si è rafforzata la presenza delle università telematiche, protagoniste di un’espansione molto più rapida rispetto al resto del sistema. È uno dei principali elementi che emerge dall’analisi realizzata dall’Area Studi Mediobanca sui dati del cruscotto dell’Anvur dedicato al sistema universitario.
Nel complesso il settore mostra un’evoluzione positiva. Tra il 2019 e il 2024 i proventi operativi delle università italiane sono passati da circa 14 miliardi a oltre 19,5 miliardi di euro, con un incremento del 38,7%. Gli atenei statali continuano a rappresentare la parte largamente dominante del sistema, con l’85,2% dei ricavi nel 2024, anche se la loro quota è leggermente diminuita rispetto all’87,3% registrato nel 2019. Nello stesso periodo le università telematiche hanno invece più che raddoppiato il proprio peso, passando dal 2,5% al 5,2% dei proventi complessivi.
La differenza principale riguarda i ritmi di crescita. Università statali e non statali tradizionali hanno registrato aumenti dei ricavi compresi tra il 30% e il 35% nell’arco di cinque anni. Le telematiche, invece, hanno visto i propri proventi aumentare di quasi il 190%, con una crescita media annua superiore al 23%. Una dinamica che riflette la maggiore scalabilità del modello didattico a distanza e una struttura dei costi più leggera rispetto a quella degli atenei tradizionali.
Questa differenza emerge con ancora maggiore evidenza se si osserva la redditività. Nel periodo 2019-2024 il margine operativo medio dell’intero sistema universitario si è attestato intorno al 9%. Ma mentre gli atenei statali si fermano a circa l’8,6% e quelli privati tradizionali al 4,7%, le università telematiche superano il 33%. Anche in termini di utile netto la distanza è significativa: circa il 6% per gli atenei pubblici contro oltre il 21% per quelli online.
Il mercato delle università non statali tradizionali appare inoltre piuttosto concentrato. Quasi la metà dei proventi è generata da due istituzioni: l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che rappresenta il 28,9% del totale, e l’Università Bocconi, con il 18%. A queste si aggiungono la LUISS di Roma e l’Università Vita-Salute San Raffaele, che insieme portano la quota dei primi quattro atenei a oltre il 60% del mercato.
Nel comparto telematico la concentrazione è ancora più marcata. Due operatori dominano il settore: l’Università Pegaso e e-Campus, che insieme rappresentano oltre il 60% dei proventi. Attorno a queste realtà si è consolidato il gruppo Multiversity, che include anche Mercatorum e San Raffaele Roma e arriva a controllare più della metà dell’intero mercato delle università online.
La crescita degli atenei digitali si riflette anche nel numero degli studenti. Nel 2024 l’Università Pegaso ha superato i 111mila iscritti, diventando il secondo ateneo italiano per dimensione dopo La Sapienza di Roma. Complessivamente il polo Multiversity conta quasi 200mila studenti, un dato che lo rende il principale operatore universitario del Paese per popolazione studentesca.
Dal punto di vista organizzativo emergono però alcune differenze strutturali. Gli atenei telematici presentano una minore presenza di professori ordinari e fanno maggiore ricorso a docenti a contratto. Anche il rapporto tra studenti e docenti resta molto più elevato rispetto alle università tradizionali, sebbene negli ultimi anni l’indicatore si sia ridotto sensibilmente.
Sul fronte degli studenti, alcuni segnali indicano invece una progressiva convergenza tra modelli diversi di università. La quota di studenti regolari nelle telematiche ha raggiunto l’84,6%, un livello superiore a quello degli atenei statali e vicino a quello delle università private tradizionali. Anche la capacità di progredire negli studi, misurata dai crediti acquisiti nel primo anno, è migliorata in modo significativo.
Nel complesso, il sistema universitario italiano continua a rimanere fortemente centrato sugli atenei pubblici, ma l’evoluzione degli ultimi anni suggerisce un cambiamento più profondo. La crescita delle università digitali non rappresenta soltanto un fenomeno quantitativo, ma segnala la progressiva affermazione di modelli organizzativi e didattici differenti, destinati a ridefinire nel tempo l’equilibrio dell’intero settore.
Fonte: Area Studi Mediobanca, analisi sui dati del cruscotto Anvur sul sistema universitario italiano.




