Fotovoltaico: la strategia italiana nella transizione

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Fotovoltaico: come incentivi e nuova normativa ridisegnano la strategia italiana nella transizione, tra tensioni geopolitiche, riforma delle autorizzazioni e corsa alle rinnovabili

A firma di Alessandro Brizzi, General Manager di Renovis

Negli ultimi anni lo scenario geopolitico internazionale ha subìto una profonda trasformazione. Diversi eventi hanno messo in discussione le tradizionali catene di approvvigionamento energetico. Il conflitto russo-ucraino, la crescente instabilità in Medio Oriente e la rivalità commerciale tra Stati Uniti e Cina hanno rivelato la vulnerabilità dei sistemi produttivi europei rispetto alla volatilità dei mercati globali e alla dipendenza dalle importazioni di gas e combustibili fossili. Questi shock esogeni, sommatisi alle tensioni sui prezzi dell’energia, hanno riportato al centro dell’agenda europea il tema della sicurezza energetica, trasformandola da tema tecnico – per pochi addetti ai lavori – a elemento strategico per rafforzare la competitività industriale.

Di conseguenza, la transizione energetica non è più interpretabile come un processo unicamente legato al conseguimento degli obiettivi climatici, ma come una leva di carattere politico per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea. In questo senso, sono tre i provvedimenti di maggiore rilevanza che hanno trovato attuazione nel contesto europeo. Primo fra tutti il Green Deal[1] , piano strategico dell’UE che mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 attraverso politiche integrate su energia, industria, trasporti e sostenibilità. In secondo luogo, il piano REPowerEU[2] , che ha accelerato la necessità di incrementare la produzione interna di energia da fonti rinnovabili, specialmente attraverso il che emerge come uno dei pilastri più efficaci grazie alla sua scalabilità e ai tempi ridotti di installazione. Infine, la Direttiva RED III[3], approvata nel novembre 2023, la quale ha fissato un nuovo target vincolante – almeno il 42,5% di energia rinnovabile sul consumo finale lordo entro il 2030 – imponendo agli Stati membri un’accelerazione significativa sia sul fronte autorizzativo sia sul piano degli strumenti di incentivazione.

In questo scenario, il contesto italiano, segnato da un’elevata dipendenza dalle importazioni energetiche, si trova oggi in una fase di trasformazione profonda. Stando ai dati di Terna, nel primo semestre del 2024, la produzione da rinnovabili ha superato per la prima volta quella da fonti fossili, raggiungendo il 43,8% del fabbisogno nazionale [4]. Si tratta di un risultato che, seppur rilevante, si inserisce in un quadro di ritardi strutturali. Difatti, l’installazione del rimane di gran lunga inferiore a quello dei principali partner europei e il Paese continua a confrontarsi con una complessità amministrativo-burocratica che negli anni ha rallentato lo sviluppo delle tecnologie verdi. È proprio in questa situazione che il ruolo degli incentivi pubblici si conferma determinante per sostenere gli investimenti, soprattutto da parte delle imprese.

Dal punto di vista storico, lo sviluppo del in Italia è stato infatti influenzato dai meccanismi di incentivazione pubblica, che hanno inciso direttamente sulla potenza installata e sul numero di impianti realizzati. La fase di più rapida espansione si è registrata tra il 2009 e il 2012, grazie al cosiddetto Conto Energia, che ha consentito al Paese di raggiungere livelli di diffusione tra i più alti in Europa. Dal 2013 in avanti, con il venir meno di quel sistema, il mercato ha intrapreso un percorso più graduale, segnato da investimenti più mirati. Tuttavia, a partire dal 2022, il settore ha conosciuto nuovamente un’accelerazione, trainata da un insieme di incentivi che hanno agito su diverse tipologie di impianti. Difatti, accanto ai tradizionali meccanismi tariffari e ai contributi in conto capitale, hanno assunto via via rilevanza le misure di natura fiscale e le soluzioni contrattuali di lungo termine, come, ad esempio, i power purchase agreement (PPA)[5] e i contratti Energy Performance Contract (EPC). Significativo, in questo senso, anche il piano Transizione 5.0 [6] , che riconosce crediti d’imposta per gli investimenti in beni e tecnologie idonei a conseguire una riduzione dei consumi energetici o delle emissioni climalteranti. Accanto ai regimi nazionali, numerosi bandi regionali e misure finanziate dal PNRR hanno contribuito alla realizzazione di impianti fotovoltaici su edifici produttivi, aree industriali e siti dismessi. Tra questi, vale la pena menzionare sia il Superbonus 110% sia il programma Agrisolare che hanno contribuito a rilanciare la domanda nel settore residenziale e, soprattutto, in quello produttivo [7].

Alessandro Brizzi, General Manager di Renovis

L’impatto di questi strumenti ed incentivi è evidente nei dati diffusi dal Rapporto Statistico 2024 sul solare e sul stilato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) [8]. Secondo il report, la potenza installata è aumentata del +27,9% rispetto al 2023, mentre il numero complessivo di impianti entrati in esercizio è diminuito del -24,5%. Dalla combinazione di questi due indicatori si evince l’affermazione di un nuovo equilibrio. Difatti, se da un lato crescono in modo significativo gli impianti di grande dimensione (in particolare quelli superiori ai 500 kW); dall’altro, si riducono le installazioni di piccola taglia. Gli impianti tra 3 kW e 10 kW, tradizionalmente sostenuti dagli incentivi residenziali, hanno subìto un calo di circa il -30% [9].

Parallelamente all’evoluzione del mercato, un ruolo centrale è svolto dal nuovo quadro normativo [10] introdotto dal Decreto Legislativo n. 190/2024. Pubblicato in Gazzetta il 12 dicembre 2024 in attuazione della direttiva europea RED III, il decreto ha riordinato un sistema autorizzativo considerato eccessivamente frammentato. L’obiettivo generale mira a semplificare le procedure per la costruzione e l’esercizio degli impianti FER, riducendole a tre sole categorie: l’Attività Libera, destinata agli interventi di minore complessità; la Procedura Abilitativa Semplificata (PAS); e, infine, l’Autorizzazione Unica (AU), riservata ai progetti più rilevanti. A completamento del quadro, le opere in ambito FER vengono qualificate come interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, consentendo il superamento di alcune restrizioni di carattere ambientale e paesaggistico.

Inoltre, una delle innovazioni più rilevanti riguarda la definizione delle Aree Idonee e delle Zone di Accelerazione, anche queste ultime introdotte a seguito della Direttiva RED III. Si tratta di zone i cui iter autorizzativi risultano particolarmente snelli, con tempistiche decisamente ridotte. Nello specifico, gli interventi in Attività Libera e PAS realizzati in tali aree beneficiano di una semplificazione in materia di autorizzazione paesaggistica, fino a comprendere, in taluni casi, ipotesi di esenzione vera e propria dalla stessa. Tuttavia, questa disciplina è stata oggetto di un primo contenzioso giuridico. Il TAR del Lazio, con sentenza relativa al D.M. 21 giugno 2024, ha parzialmente annullato il provvedimento, ritenendo eccessivamente ampie alcune previsioni e rilevando la mancanza di una disciplina transitoria in grado di offrire una certezza giuridica agli operatori.

Nel complesso, gli incentivi economici e la riforma normativa stanno contribuendo a ridisegnare il settore italiano, sostenendone l’espansione in un momento storico caratterizzato da una forte instabilità geopolitica e dalla crescente corsa globale alle tecnologie verdi. Tuttavia, nonostante i numerosi progressi, permangono alcune criticità strutturali: la disomogeneità tra le Regioni nei tempi autorizzativi; i ritardi nelle connessioni alla rete elettrica; il persistere di contenziosi su questioni paesaggistiche; infine, la carenza di competenze tecniche specializzate.

Motivo per cui la sfida principale per il industriale consisterà nel trasformare la semplificazione normativa e la spinta degli incentivi in un’accelerazione reale degli investimenti, garantendo da un lato prevedibilità agli operatori; dall’altro, una effettiva riduzione degli ostacoli amministrativi. In questo modo, dalla corretta combinazione tra incentivi fiscali, contributi a fondo perduto e strumenti di project financing si potranno massimizzare la bancabilità dei progetti e ridurre i tempi di ritorno per le imprese energivore e le PMI.

[1] https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it

[2] https://commission.europa.eu/topics/energy/repowereu_it

[3] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202302413

[4] https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-primi-sei-mesi-2024-rinnovabili-superano-produzione-fonti-fossili

[5] https://www.assolombarda.it/transizione-energetica/energia-rinnovabile-elettrica/ppa

[6] https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/piano-transizione-5-0

[7] https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Solare%20Fotovoltaico%20-%20Rapporto%20Statistico%202024.pdf

[8] https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Solare%20Fotovoltaico%20-%20Rapporto%20Statistico%202024.pdf

[9] ibidem

[10] https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/AP0055.pdf

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