Crescita moderata, inflazione in rientro e trasformazioni strutturali nel nuovo scenario europeo
L’economia dell’area euro entra nel 2026 mostrando una sorprendente capacità di resistenza, ma senza aver ancora sciolto i nodi strutturali che ne condizionano il futuro. Il quadro delineato dal più recente Bollettino economico della Banca centrale europea restituisce infatti un sistema che continua a crescere, sostenuto dalla domanda interna e dal mercato del lavoro, mentre resta esposto alle tensioni geopolitiche, alle frizioni commerciali e ai cambiamenti degli equilibri globali.
La crescita procede a ritmo contenuto ma stabile. Nel finale del 2025 il PIL dell’area euro ha registrato un aumento dello 0,3%, confermando un andamento positivo lungo tutto l’anno. A trainare l’economia sono soprattutto i servizi, in particolare quelli legati all’informazione, alla comunicazione e alle attività digitali, mentre il manifatturiero mostra segnali di stabilizzazione dopo una fase complessa. Le costruzioni tornano a rafforzarsi grazie alla spinta degli investimenti pubblici, segno di un ruolo sempre più centrale delle politiche industriali e infrastrutturali nella tenuta del ciclo economico europeo.
Il mercato del lavoro continua a rappresentare uno dei principali fattori di stabilità. La disoccupazione rimane su livelli contenuti, attorno al 6,2%, sostenendo i redditi e contribuendo a mantenere attivi i consumi delle famiglie. Proprio la domanda interna emerge come il vero motore della crescita: l’aumento dei salari reali e la progressiva riduzione del risparmio accumulato negli anni di incertezza stanno favorendo una graduale ripresa della spesa privata, anche se la prudenza resta elevata.
Diversa la situazione sul fronte internazionale. Il commercio mondiale rallenta e risente dell’instabilità delle politiche commerciali e dell’aumento dei dazi, mentre l’apprezzamento dell’euro riduce la competitività delle esportazioni europee. In questo contesto, una delle poche dinamiche espansive riguarda i beni ad alta tecnologia e le filiere legate all’intelligenza artificiale, che continuano a crescere rapidamente e rappresentano uno dei principali driver della trasformazione industriale globale.
Sul fronte dei prezzi, il percorso di rientro dell’inflazione appare ormai avviato. A inizio 2026 il tasso si è attestato all’1,7%, grazie soprattutto al calo dei prezzi energetici, mentre l’inflazione di fondo mostra segnali di progressiva stabilizzazione vicino all’obiettivo del 2%. Rimane tuttavia più persistente la componente dei servizi, legata alla dinamica salariale e ai costi interni, elemento che induce la BCE a mantenere un approccio prudente.
Proprio per questo motivo l’istituto centrale ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, ribadendo una strategia guidata dai dati e senza impegnarsi su un percorso predefinito di politica monetaria. L’orientamento resta quindi flessibile: eventuali shock energetici, nuove tensioni geopolitiche o frammentazioni delle catene di approvvigionamento potrebbero modificare rapidamente lo scenario inflazionistico.
Accanto alla congiuntura emerge però un messaggio più strutturale. Secondo la BCE, la crescita futura dell’Europa dipenderà sempre più dalla capacità di rafforzare il mercato unico, accelerare l’integrazione dei mercati dei capitali e sostenere investimenti strategici in tecnologia, difesa, energia e infrastrutture. Gli investimenti delle imprese si stanno infatti orientando con maggiore decisione verso digitalizzazione, elettrificazione e data economy, segnando un passaggio verso un nuovo modello produttivo.
L’Europa si trova dunque in una fase di transizione: meno esposta agli shock inflazionistici rispetto al recente passato, ma chiamata a ripensare la propria competitività in un mondo più frammentato. La crescita resta possibile, ma sempre più legata alla capacità di trasformare innovazione, capitale umano e integrazione economica in leve strutturali di sviluppo. In altre parole, la stabilità congiunturale non basta più: la vera partita si giocherà sulla velocità con cui il sistema europeo saprà disegnare il proprio futuro industriale.




