Ducati, 100 anni di futuro, la strategia di un’icona italiana

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Dazi, nuovi competitor asiatici, elettrico e intelligenza artificiale: nel suo centenario Ducati si muove in uno scenario più complesso che mai. Claudio Domenicali racconta come nascono le moto di domani e come si prepara il prossimo secolo di Borgo Panigale

 Ducati si avvicina ai 100 anni in un settore che sta cambiando di più negli ultimi 10 anni che nei precedenti 90. Da appassionato di moto e dopo oltre 30 anni in azienda (di cui 13 da AD) cosa è più complesso rispetto agli inizi?

«Oggi la complessità è molto più legata al contesto esterno. Il mercato post-Covid è cambiato e negli ultimi anni si sono sommate tensioni geopolitiche, instabilità economica e di recente l’impatto dei dazi negli Stati Uniti. A questo aggiungiamo i costruttori asiatici che stanno modificando gli equilibri dell’intero settore. Grazie alla qualità elevata dei nostri prodotti e a una tecnologia altamente sofisticata, risultiamo meno esposti rispetto ad altri; tuttavia, il contesto generale continua a incidere in modo significativo. Allo stesso tempo i clienti sono sempre più esigenti: si aspettano moto avanzate, con livelli di elettronica e raffinatezza impensabili dieci anni fa. E le normative su emissioni e rumore sono sempre più stringenti e diverse da paese a paese. Mettere insieme tutto questo e portare sul mercato un nuovo modello oggi è molto più impegnativo, ma quello che non è cambiato è l’attrattiva delle nostre moto e l’entusiasmo che generano in appassionati di ogni età».

Nel dibattito attuale si parla di elettrico, digitale, sostenibilità. Come state affrontando questi temi?

Claudio Domenicali

«Il mondo delle due ruote ha dinamiche diverse rispetto all’auto. Nel segmento sportivo l’elettrico è ancora marginale e le sfide tecnologiche su batterie, peso e gestione della potenza sono significative. Abbiamo

scelto di partire dalla pista, partecipando al Campionato MotoE come fornitori unici per tre anni. È stato un laboratorio straordinario per testare limiti e potenzialità dell’elettrico ad alte prestazioni e abbiamo individuato opportunità interessanti, ma anche vincoli importanti in termini di autonomia e peso. Continuiamo a sperimentare e seguire l’evoluzione delle batterie, anche attraverso collaborazioni come quella con QuantumScape sulle batterie allo stato solido.

Ma per noi un principio resta fermo: una Ducati deve essere prima di tutto entusiasmante. Sarà l’evoluzione congiunta di mercato e tecnologia a dirci quando sarà il momento giusto per una Ducati completamente elettrica».

L’AI sta entrando sempre di più anche nei processi di progettazione, simulazione e sviluppo prodotto. Come la state integrando in Ducati e dove il fattore umano resta centrale?

«Abbiamo avviato con l’AI diversi cantieri trasversali: sviluppo prodotto, scrittura e ottimizzazione del software, controllo qualità

attraverso sistemi di riconoscimento immagini, gestione documentale e processi interni. Ci sono però ambiti in cui il fattore umano resta centrale e la parte creativa è uno di questi. Per Ducati bellezza ed emozionalità non sono delegabili, come anche la visione strategica e l’innovazione di lungo periodo.

Inoltre, ciò che oggi funziona tra pochi anni sarà già diverso. Per questo sperimentiamo continuamente, sapendo che, come utilizziamo questi strumenti, dovrà adattarsi nel tempo e che la direzione resta una responsabilità umana».

Lancerete nuovi prodotti nel 2026. Quanto è difficile portare ancora innovazione alle vostre creazioni, senza diluire l’identità Ducati?

«La sfida è integrare i valori Ducati –

Style, Sophistication e Performance

– con la tecnologia più evoluta disponibile al momento del lancio. Un esempio è il programma Ducati Factory Made: un sistema di personalizzazione avanzato che configura la moto direttamente sulla linea di assemblaggio di Borgo Panigale. Attraverso un configuratore digitale, in concessionaria o da casa, il cliente può esplorare colori, accessori e dettagli fino a creare la propria Ducati ideale.

È un modo per innovare senza perdere identità: restiamo fedeli ai nostri valori, ma offriamo strumenti sempre più sofisticati per interpretarli».

Guidare un’azienda iconica significa anche, a volte, deludere qualcuno, che si tratti del mercato, dei fan o del team. La decisione più impopolare che ha preso come CEO, ma che con il tempo si è rivelata giusta?

«Una delle decisioni più delicate è stata il passaggio dal motore bicilindrico al V4. Ducati era considerata il riferimento assoluto del bicilindrico, ma quel progetto aveva raggiunto un limite competitivo nel campionato Superbike.

Scegliere il V4 non è stato immediatamente compreso da tutti: era una rottura con una tradizione fortemente identitaria. Ma i risultati in pista hanno dimostrato la validità della scelta e oggi il V4 è un elemento distintivo della nostra gamma top, declinato in versioni diverse per Panigale, Streetfighter, Multistrada, Diavel e XDiavel.

A volte innovare significa assumersi il rischio di cambiare qualcosa di molto amato. Con il tempo, se la scelta è giusta, il mercato lo riconosce»

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Immagine di Guenda Novena
Guenda Novena
Guenda Novena è presentatrice e intervistatrice di eventi business e corporate. Scrive per Italia Economy, dove intervista amministratori delegati e imprenditori per raccontarne le storie, comprendere come prendono decisioni e come stanno guidando nei rispettivi settori.

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