Con l’intelligenza artificiale Dell Technologies punta a rafforzare il proprio ruolo nel mercato delle infrastrutture digitali, tra data center di nuova generazione, partnership tecnologiche e soluzioni integrate per le imprese
Dopo anni tra Europa, Medio Oriente e Asia, Marco Fanizzi è tornato in Dell Technologies per guidare l’azienda in Italia, Svizzera e Austria. In questa intervista racconta la nuova corsa all’intelligenza artificiale – che sta spingendo la società da fast follower a protagonista – e il suo modo di fare leadership, dove anche una semplice scelta, come evitare email nel weekend, diventa cultura del lavoro.
Se pensa alla Dell Technologies che ha conosciuto anni fa e a quella di oggi, qual è il cambiamento più grande che ha visto dall’interno?
«Dell Technologies è sempre stata un’azienda molto solida, spesso definita un fast follower cioè un’azienda che, forte della propria dimensione e capacità di scalare, riesce a consolidare e sviluppare con successo percorsi già avviati da altri player.

Oggi però sta succedendo qualcosa di diverso. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale Dell vuole giocare un ruolo più da protagonista, con l’obiettivo di guidare l’innovazione, aprendo nuove opportunità di mercato. Questo si vede anche internamente: abbiamo iniziato a integrare soluzioni di AI nelle nostre operation, nel customer support, nelle vendite e nella supply chain. L’intelligenza artificiale ci permette di rendere molti processi più veloci ed efficienti e questa esperienza interna diventa poi la base per portare soluzioni simili ai clienti enterprise».
Ha lavorato in diversi Paesi. Al di là di quelle culturali, ha notato grandi differenze rispetto alla maturità tecnologica dell’Italia?
«Confermo, Paesi diversi, approcci culturali diversi che possono anche influenzare il modo di prendere decisioni. Questo è un aspetto del mio lavoro che ho sempre trovato molto interessante.
Per quanto riguarda invece l’Italia, una cosa che ho imparato è che spesso tendiamo a vedere il nostro Paese come arretrato, quando in realtà in alcuni ambiti – penso per esempio alla digitalizzazione della pubblica amministrazione o alla fatturazione elettronica – siamo stati dei precursori rispetto ad altri Paesi europei».
L’intelligenza artificiale è oggi il grande tema del settore tech. In concreto, cosa sta facendo Dell Technologies in questo campo?
«Il nostro approccio è costruire l’infrastruttura che rende possibile l’intelligenza artificiale nelle aziende. L’AI ha bisogno di capacità computazionale, accesso veloce ai dati e sistemi di storage e networking molto performanti. Per questo abbiamo sviluppato modelli integrati che chiamiamo Dell AI Factory: infrastrutture end-to-end che permettono ai clienti di avviare progetti di intelligenza artificiale in modo più rapido. Lavoriamo molto anche sulle partnership tecnologiche – ad esempio con Nvidia – e sull’integrazione tra hardware, software e servizi. L’obiettivo è aiutare le aziende a passare dalla sperimentazione all’utilizzo concreto e scalabile dell’AI».
Guardando ai prossimi anni, quali sono i trend che cambieranno il vostro settore?
«Il primo trend è la nascita di data center sempre più localizzati nei singoli Paesi. Molte aziende stanno tornando a riflettere su dove risiedono i propri dati e su chi ne ha la responsabilità.
Il secondo riguarda l’evoluzione delle infrastrutture di nuova generazione: con l’AI vedremo sempre più data center con tecnologie avanzate, come il raffreddamento a liquido, necessarie per gestire carichi computazionali molto elevati.
Infine ci sarà un enorme investimento in GPU, networking e storage.
L’intelligenza artificiale funziona solo se la potenza di calcolo riesce a supportarne i carichi di lavoro: se questo non accade, si creano colli di bottiglia che limitano tutto il sistema».
Recentemente ha dichiarato che le email nel weekend andrebbero programmate per il lunedì mattina. È un dettaglio, ma racconta molto del suo modo di guidare un team. Che cultura del lavoro cerca di costruire?
«Non è una regola aziendale, è più una questione di buon senso. Se mando un’email il sabato, so benissimo che qualcuno la leggerà subito e si sentirà quasi obbligato a rispondere. Anche se non glielo chiedo. Programmarla per il lunedì è un modo semplice per dire: non è urgente, possiamo affrontarla quando ricomincia la settimana. Credo molto nella responsabilità delle persone e nel fatto che ognuno debba avere spazio per organizzare il proprio lavoro. Ma proprio per questo chi guida un team deve stare attento ai segnali che manda. A volte basta una piccola attenzione per avere maggiore commitment. Sono dettagli, ma nel tempo fanno la differenza nel modo in cui le persone lavorano insieme».




