Crescono turismo, energia, tecnologia e digitale. In coda edilizia e automotive
Il quadro dei settori aziendali in Italia nel 2025-2026 mostra una crescita selettiva, con comparti che beneficiano di cambiamenti strutturali e altri che continuano a scontare debolezze cicliche, aumento dei costi e mutamento della domanda. L’economia italiana, secondo le più recenti analisi di ISTAT e delle associazioni di categoria, resta complessivamente stabile, ma con forti divergenze tra settori e territori.
Tra i comparti in crescita spicca l’energia, in particolare quello delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Fotovoltaico, eolico, accumulo e servizi legati alla transizione green continuano ad attrarre investimenti, sostenuti sia da politiche europee sia dalla necessità delle imprese di ridurre i costi energetici strutturali. Anche le aziende attive nella gestione delle reti, nella digitalizzazione dei consumi e nei servizi ESCo mostrano ordini in aumento, con buone prospettive occupazionali.
Buona la dinamica del settore tecnologico e digitale. Software, cybersecurity, intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi e servizi cloud crescono a ritmi superiori alla media, trainati dalla domanda delle imprese manifatturiere e dei servizi. In questo ambito si osserva una forte vitalità delle PMI innovative, soprattutto nel Nord Italia, e un crescente interesse da parte di investitori esteri. La trasformazione digitale resta uno dei principali fattori di competitività per il sistema produttivo italiano.
Il turismo continua a rappresentare un pilastro della crescita. Le presenze restano elevate, con risultati particolarmente positivi nelle città d’arte, nel turismo di fascia medio-alta e nelle destinazioni legate all’enogastronomia e al benessere. Le imprese del comparto stanno però affrontando un aumento dei costi operativi e una carenza strutturale di personale, che limita in parte la capacità di espansione, soprattutto nelle stagioni di punta.
Segnali incoraggianti arrivano anche dall’agroalimentare, soprattutto per i prodotti di qualità e a denominazione protetta. L’export resta sostenuto e alcune filiere stanno beneficiando di una maggiore integrazione tecnologica e logistica. Restano tuttavia criticità legate alla volatilità dei prezzi delle materie prime e ai cambiamenti climatici, che impattano sulla redditività agricola.
Sul fronte dei settori in difficoltà, l’edilizia sta vivendo una fase di rallentamento dopo il boom degli incentivi fiscali. La riduzione dei bonus e l’aumento dei tassi di interesse hanno frenato nuovi cantieri, mettendo sotto pressione soprattutto le imprese più piccole e meno patrimonializzate. Il comparto resta strategico, ma nel breve termine il contributo alla crescita appare più contenuto rispetto agli anni precedenti.
L’industria automotive tradizionale è uno dei settori più esposti alle trasformazioni in corso. La transizione verso l’elettrico, la concorrenza internazionale e l’incertezza della domanda stanno colpendo in particolare la componentistica legata ai motori termici. Molte aziende sono impegnate in processi di riconversione, ma non tutte dispongono delle risorse necessarie per affrontare il cambiamento in tempi rapidi.
Anche il commercio al dettaglio tradizionale continua a soffrire. L’aumento dei costi fissi, la pressione dell’e-commerce e il cambiamento delle abitudini di consumo penalizzano i negozi indipendenti, soprattutto nei piccoli centri. Resistono meglio le realtà che hanno investito in canali digitali, logistica e integrazione tra vendita fisica e online.
In sintesi, l’Italia si trova in una fase di transizione, in cui convivono settori dinamici e comparti in affanno. La capacità delle imprese di innovare, investire in competenze e adattarsi ai cambiamenti tecnologici e di mercato sarà determinante per trasformare questa fase di selezione in un’opportunità di rafforzamento strutturale dell’economia nazionale.




