Aree industriali dismesse da problema a risorsa

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Aree industriali dismesse da problema a risorsa: riconversioni mossa contro il declino

Il presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale: “Recuperare competitività significa attrarre investimenti, rafforzare le filiere e trasformare i siti produttivi in difficoltà in nuovi poli di sviluppo e di innovazione”.

Riconvertire aree produttive in difficoltà, rafforzare le filiere industriali strategiche, ridurre le dipendenze tecnologiche dall’estero e rilanciare la competitività europea attraverso ricerca e innovazione.

Sono alcune delle sfide affrontate nel corso della Giornata per l’Innovazione Industriale 2026 promossa da Airi, l’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, quest’anno dedicata al tema “Made in Europe: innovazione, mercato interno, ricerca e reindustrializzazione”.

L’iniziativa, ospitata alla Fondazione Luigi Einaudi di Roma e realizzata da Airi, insieme a Meccano, ha riunito rappresentanti del mondo della ricerca, dell’industria e delle istituzioni per confrontarsi sul futuro del sistema produttivo europeo in uno scenario caratterizzato da crescente competizione globale, tensioni geopolitiche, transizione digitale e green necessità di rafforzare l’autonomia industriale e tecnologica del continente.

“Negli ultimi anni l’Europa ha preso coscienza della propria perdita di competitività industriale e tecnologica – afferma Andrea Bairati, presidente di Airi –. La competizione globale, le tensioni geopolitiche e la corsa alle tecnologie strategiche impongono un cambio di passo. Se vogliamo tornare competitivi dobbiamo investire di più in ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, rafforzando la capacità del sistema produttivo europeo di generare valore e occupazione qualificata”.

Al centro del dibattito anche il tema della desertificazione industriale che interessa molte aree del continente e il ruolo delle riconversioni produttive come leva per rilanciare investimenti, occupazione e sviluppo tecnologico.

“L’innovazione è una leva fondamentale per la crescita delle imprese, ma oggi è anche uno strumento indispensabile per sostenere la reindustrializzazione– prosegue Bairati –. Dobbiamo creare le condizioni affinché le tecnologie sviluppate nei laboratori e nei centri di ricerca si traducano più rapidamente in investimenti, produzioni e nuove filiere industriali. In questo percorso le riconversioni industriali possono svolgere un ruolo importante, trasformando siti produttivi dismessi o sottoutilizzati in nuovi poli di innovazione, occupazione qualificata e sviluppo”.

Secondo il presidente di Airi “la nuova politica industriale europea deve puntare a rafforzare le produzioni nelle tecnologie considerate strategiche, favorire l’integrazione tra ricerca e industria e sostenere la crescita di filiere ad alto valore aggiunto. L’Europa non può limitarsi a difendere ciò che già esiste. Deve investire nelle tecnologie del futuro, rafforzare la propria autonomia industriale e accompagnare le riconversioni industriali che rappresentano una leva concreta per attrarre investimenti e riportare capacità produttiva in settori chiave per la competitività”.

Nel corso della giornata si è parlato anche dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul sistema produttivo e sul lavoro, delle strategie per sostenere gli investimenti nelle tecnologie prioritarie e delle opportunità offerte dalla trasformazione digitale per favorire lo sviluppo dei territori e delle aree interne.

“Credo che oggi il vero tema non sia soltanto generare innovazione – sottolinea Gaetano Casalaina, presidente di Meccano –, ma costruire territori capaci di utilizzarla. Territori nei quali imprese, università, centri di ricerca, istituzioni e sistema finanziario riescano a dialogare e collaborare in modo efficace. Da questo punto di vista l’innovazione non è soltanto una leva di competitività industriale. È una vera e propria infrastruttura immateriale. Per decenni abbiamo misurato la competitività di un territorio sulla base delle sue infrastrutture fisiche: strade, porti, aeroporti, reti energetiche. Tutto questo resta fondamentale. Ma oggi esistono infrastrutture altrettanto importanti: le reti della conoscenza, le connessioni tra imprese e ricerca, le competenze tecnologiche, i laboratori, gli ecosistemi che consentono alle idee di trasformarsi in valore”.

 

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