Area euro tra stabilizzazione dell’inflazione e crescita moderata: la BCE conferma la rotta
Inflazione vicina all’obiettivo, domanda interna in ripresa e un’economia che regge le incertezze globali. Il Bollettino economico della BCE di fine 2025 fotografa un’area euro più resiliente del previsto, ma ancora chiamata a scelte strategiche su investimenti, competitività e integrazione.
Dopo anni segnati da shock concatenati – pandemia, crisi energetica, tensioni geopolitiche e strette monetarie – l’economia dell’area euro entra nel 2026 con un profilo più stabile, seppur tutt’altro che privo di sfide. Il quadro che emerge dall’ultimo Bollettino economico della Banca centrale europea restituisce l’immagine di un sistema che ha evitato l’atterraggio duro, mantenendo crescita positiva e riportando l’inflazione su livelli compatibili con l’obiettivo di medio termine. La politica monetaria resta prudente, guidata dai dati, mentre il baricentro della crescita si sposta sempre più sulla domanda interna e sui servizi.
Nel corso del 2025 l’inflazione complessiva nell’area euro si è mantenuta entro un intervallo ristretto, attestandosi al 2,1 per cento a novembre. Una dinamica che riflette andamenti divergenti tra le sue componenti: da un lato il calo dei prezzi energetici, dall’altro una progressiva attenuazione dell’inflazione alimentare e una maggiore persistenza di quella dei servizi. Al netto di energia e alimentari, l’inflazione si è mantenuta al 2,4 per cento, un livello coerente con un rientro graduale verso l’obiettivo del 2 per cento nel medio periodo. Le proiezioni indicano infatti un’inflazione media del 2,1 per cento nel 2025, in discesa all’1,9 nel 2026 e all’1,8 nel 2027, prima di risalire al 2 per cento nel 2028. Un percorso che risente ancora della dinamica salariale, più sostenuta del previsto, soprattutto nei servizi, ma che dovrebbe progressivamente raffreddarsi nel corso dei prossimi trimestri.
Sul fronte della crescita, l’economia dell’area euro ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese. Nel terzo trimestre del 2025 il PIL è cresciuto dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente, sostenuto soprattutto dai consumi e dagli investimenti. Su base annua, la crescita è stimata all’1,4 per cento nel 2025, all’1,2 nel 2026 e all’1,4 nel biennio successivo. Rispetto alle proiezioni di settembre, le stime sono state riviste al rialzo lungo tutto l’orizzonte previsivo, grazie a dati migliori del previsto, a un contesto di minore incertezza sulle politiche commerciali e a prezzi energetici più contenuti.
La composizione della crescita racconta molto del nuovo equilibrio europeo. I servizi continuano a essere il principale motore dell’espansione, con un contributo rilevante dei settori dell’informazione e della comunicazione, anche in connessione con gli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Industria e costruzioni, invece, mostrano una dinamica più piatta, segnalando una ripresa ancora incompleta della manifattura. Gli indicatori congiunturali suggeriscono che questa configurazione, con una crescita moderata ma resiliente e trainata dai servizi, potrebbe proseguire nel breve periodo.
Il mercato del lavoro resta uno dei pilastri della stabilità macroeconomica dell’area euro. Il tasso di disoccupazione, pari al 6,4 per cento in ottobre, si colloca su livelli prossimi ai minimi storici, mentre l’occupazione continua a crescere, seppur a un ritmo più contenuto rispetto al passato. Allo stesso tempo, la domanda di lavoro si sta attenuando e il tasso di posti vacanti è sceso ai livelli più bassi dalla pandemia. Un segnale di raffreddamento graduale, che contribuisce a ridurre le pressioni salariali senza compromettere la tenuta complessiva del mercato del lavoro.
La domanda interna è destinata a rimanere il principale motore della crescita anche nel prossimo biennio. L’aumento dei salari reali, il livello ancora elevato dell’occupazione e una graduale riduzione dell’incertezza dovrebbero sostenere i consumi privati, che nel 2025 hanno già mostrato segnali di rafforzamento. Gli investimenti delle imprese sono cresciuti in modo significativo nel terzo trimestre, trainati soprattutto dalle componenti immateriali, mentre quelli in edilizia residenziale, dopo una fase di debolezza, mostrano segnali di graduale recupero, sostenuti anche dalla ripresa dei mutui e da una rinnovata attrattività dell’abitazione come forma di investimento.
Sul piano internazionale, il contesto resta complesso ma leggermente migliorato rispetto ai mesi precedenti. L’economia globale continua a crescere a ritmi moderati, con un’espansione stimata al 3,5 per cento nel 2025 e al 3,3 nel 2026. Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale, in particolare negli Stati Uniti, sostengono il commercio mondiale di beni tecnologici, mentre la riduzione di alcune tensioni commerciali e il calo dei prezzi delle materie prime energetiche contribuiscono a un quadro meno instabile. Tuttavia, permangono rischi significativi legati alla geopolitica, alla frammentazione delle catene di approvvigionamento e all’evoluzione delle politiche commerciali, soprattutto tra le grandi economie.
In questo scenario, la BCE ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento nella riunione di dicembre 2025, confermando un approccio prudente e flessibile. I tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e su quelle marginali restano rispettivamente al 2,00, 2,15 e 2,40 per cento. L’orientamento di politica monetaria rimane esplicitamente dipendente dai dati, senza un percorso predefinito dei tassi, con l’obiettivo di garantire che l’inflazione si stabilizzi in modo duraturo intorno al 2 per cento.
Accanto alla politica monetaria, il Bollettino richiama con forza il ruolo delle politiche strutturali e di bilancio. Rafforzare il mercato unico, completare l’unione dei mercati dei capitali e quella bancaria, sostenere investimenti strategici in infrastrutture, difesa e transizione digitale ed energetica sono indicati come passaggi cruciali per aumentare il potenziale di crescita dell’area euro. In un contesto di invecchiamento demografico e competizione globale più intensa, la stabilità raggiunta non è un punto di arrivo, ma una finestra di opportunità da utilizzare per rafforzare la resilienza e la competitività del sistema europeo.
Fonte dei dati: Banca Centrale Europea, Bollettino economico n. 8/2025




