Caffè Vergnano: la sfida in un settore tradizionale come quello del caffè non è custodire il passato, ma renderlo rilevante nel presente e sostenibile nel tempo
Innovare quando si hanno oltre 140 anni di storia non è una dichiarazione d’intenti: è una scelta strategica. Per un marchio come Caffè Vergnano, la tradizione non è un rifugio identitario ma una base solida da cui generare evoluzione continua. Dalle prime capsule compatibili lanciate in Italia alla sperimentazione sui materiali sostenibili, fino ai progetti dedicati alla filiera e all’inclusione, l’innovazione si declina in prodotto, processo e visione industriale. In un settore percepito come tradizionale, la sfida non è preservare il passato ma renderlo competitivo nel presente, come ci ha raccontato Carlotta De Marco, senior Marketing manager con delega allo sviluppo dell’innovazione.
Caffè Vergnano è un marchio storico. Cosa significa oggi innovare per un’azienda con oltre 140 anni di storia?
«Caffè Vergnano è sempre stata guidata da radici solide, fondate su famiglia, autenticità e qualità, unite a una capacità di innovare con coraggio. Siamo stati i primi in Italia a lanciare capsule compatibili Nespresso, abbiamo portato il caffè nelle case con l’Ape Car durante la pandemia, introdotto il primo contenitore trasparente in RPET, creato Women in Coffee ed altro ancora. Le radici e il coraggio sono le due forze che ci hanno sempre permesso di evolvere».
Quanto è importante investire in ricerca e sviluppo in un settore come quello del caffè apparentemente tradizionale?

«In un settore come quello del caffè, apparentemente legato alla tradizione, investire in ricerca e sviluppo non è un’opzione, ma una leva competitiva fondamentale. La tradizione definisce le radici del brand, ma è l’innovazione continua che ne garantisce la rilevanza nel tempo. La vera questione non è se un settore sia tradizionale. È se vuole restare rilevante. E in un contesto in cui cambiano abitudini di consumo, tecnologie e sensibilità ambientali, la ricerca diventa lo strumento che permette alla tradizione di non trasformarsi in nostalgia».
L’innovazione per voi passa più dal prodotto, dal processo produttivo o dal modo di comunicare il brand?
«L’innovazione per noi non si limita a una sola dimensione. Non riguarda solo il prodotto, né esclusivamente il processo o la comunicazione. È un approccio trasversale che coinvolge l’intera catena del valore. Sul prodotto, innoviamo per intercettare nuovi bisogni di consumo, migliorare l’esperienza e presidiare segmenti a maggiore valore aggiunto. Sul processo produttivo, innoviamo per garantire qualità costante, efficienza, sostenibilità e capacità di scalare nel tempo, trasformando la tradizione in un vantaggio competitivo contemporaneo.
Sul piano della comunicazione, innoviamo nel modo in cui raccontiamo il brand, costruendo narrazioni coerenti con l’evoluzione culturale dei consumatori e utilizzando linguaggi, canali e formati capaci di generare rilevanza e connessione autentica. L’innovazione non è solo un obiettivo: è una necessità per continuare a rispondere ai bisogni reali del mercato, anticipare i cambiamenti, creare differenziazione e mantenere il brand attuale, competitivo e significativo nel tempo. Per noi innovare significa trasformare insight in valore concreto, rafforzando il posizionamento e costruendo una crescita sostenibile nel medio-lungo periodo».
Il progetto del caffè olistico e funzionale nasce da una visione interna o da un’esigenza emersa dal mercato?
«Il caffè funzionale rappresenta la risposta evoluta alle esigenze di una società sempre più attenta al benessere psicofisico, con una proposta che valorizza insieme esperienza sensoriale e innovazione ponendo la bevanda al centro di una rinnovata attenzione verso la qualità e la ricerca scientifica».
Il consumatore è davvero pronto a percepire il caffè come esperienza olistica e non solo come abitudine quotidiana?
«È una scelta all’avanguardia che apre a inedite prospettive sull’evoluzione del caffè e si pone in linea con la strategia di presidio e interpretazione dei trend internazionali che, secondo i dati di Mordor Intelligence, vedono il mercato globale del caffè funzionale raggiungere i 4.48 miliardi di dollari nel 2025 e prevede un tasso di crescita annuo composto (CAGR) dell’11.45%, raggiungendo i 7.71 miliardi di dollari entro il 2030».
Come immaginate l’evoluzione del consumo di caffè nei prossimi dieci anni: più rituale, più salutistico o più tecnologico?
«Nei prossimi dieci anni sarà tutte e tre le cose, fuse insieme. Il rituale resta, anzi diventa più “premium” e consapevole. Il salutistico cresce: ingredienti funzionali e trasparenza su cosa stai bevendo. La tecnologia farà da abilitatore: macchine più intelligenti e personalizzazione, più tracciabilità e filiera ottimizzata. In pratica: stesso rito, più consapevolezza, più personalizzazione».




