In un’Italia che sta lentamente superando la diffidenza verso gli investimenti, Alessandro Saldutti, Country Manager Italia di Scalable Capital, racconta come tecnologia, educazione finanziaria e scelte di leadership stiano cambiando il rapporto degli italiani con il risparmio
Fondata in Germania nel 2014 e con alle spalle investitori del calibro di BlackRock e Tencent, Scalable Capital è una piattaforma europea di risparmio e investimento che ha fatto di semplicità, trasparenza e costi ridotti il proprio tratto distintivo. Con l’ottenimento della licenza bancaria nell’ottobre 2024, Scalable ha compiuto un passaggio chiave, rafforzando il posizionamento come banca digitale pensata per investitori di lungo periodo. In Italia, il progetto è guidato da Alessandro Saldutti, Country Manager che sta accompagnando la crescita del mercato italiano in una fase di profondo cambiamento culturale.
Si parla spesso di “ostacolo culturale” degli italiani verso gli investimenti. È ancora davvero così?
«L’idea che gli italiani non sappiano o non vogliano investire è ormai superata. È vero che il livello di educazione finanziaria è ancora basso, ma non è un dato statico: la Germania era nella stessa situazione solo pochi anni fa. Oggi stiamo vivendo una trasformazione molto rapida, trainata da tre fattori. Il primo è
la diffusione di contenuti finanziari online di qualità, che hanno reso accessibili concetti prima percepiti come complessi. Il secondo è l’adozione degli ETF, strumenti semplici, diversificati e a basso costo. Il terzo è la rivoluzione fintech, che ha abbattuto le barriere psicologiche e operative all’investimento. Il risultato è una crescita stimata* di circa il 50% dei nuovi investitori in ETF in Italia nei prossimi dodici mesi: un dato davvero significativo».
In questo scenario, qual è la vera innovazione di Scalable Capital?

«La vera innovazione, per me, parte da un dato molto semplice: in Italia ci sono circa 2mila miliardi di euro fermi sui conti correnti. È lì che si gioca la partita. Quei soldi, lasciati immobili, perdono ogni anno potere d’acquisto a causa dell’inflazione, spesso senza che le persone se ne rendano conto. Il problema è che, finora, investire non è stato né semplice né conveniente: basti pensare che i fondi italiani sono tra i più costosi in Europa**. Scalable nasce per dare un’alternativa concreta al modo tradizionale di gestire il risparmio: il nostro obiettivo è dare gli strumenti, la tecnologia e la sicurezza per permettere alle persone di fare scelte migliori anche senza essere esperte di finanza».
Diventare banca ha segnato una svolta importante. Cosa è cambiato?
«Diventare banca ha cambiato il livello di responsabilità. Oggi non siamo più solo intermediari, ma deteniamo direttamente la liquidità e gli investimenti dei clienti. Questo comporta controlli regolatori molto più stringenti e investimenti importanti in tecnologia e persone. Stiamo anche lavorando all’introduzione dell’IBAN italiano, priorità strategica per il 2026 e passaggio fondamentale per rendere Scalable sempre più integrata nella quotidianità finanziaria delle persone e rafforzare ulteriormente la fiducia verso un modello bancario digitale».
Scalable investe molto anche sull’educazione finanziaria. Perché è così centrale?
«Per noi educazione finanziaria e fiducia vanno di pari passo. Investiamo molto in contenuti, dai podcast alle newsletter, collaboriamo con divulgatori e offriamo guide gratuite per aiutare le persone a capire meglio cosa stanno facendo. Un cliente consapevole è un cliente che investe meglio e più a lungo: è così che si costruisce una reputazione solida per i prossimi trent’anni».
Quali sono i prossimi obiettivi per il mercato italiano?
«In Italia tante persone non investono non perché non vogliano, ma perché
si bloccano davanti alle complessità. Le tasse e l’idea di dover capire cosa dichiarare e come farlo spaventano. Introdurremo il regime amministrato per togliere questo problema: sarà Scalable a occuparsi in automatico di tutta la parte fiscale e di imposte».
Parliamo di leadership. Lei è diventato manager molto giovane. Che tipo di leader è oggi?
«Diventare manager a 27 anni ed essere praticamente buttato tra i lupi mi ha segnato molto. Mi ha fatto capire subito come non avrei voluto essere come capo. Ricordo benissimo cosa significa stare “dall’altra parte”…
Per questo oggi non penso che il team lavori per me, ma esattamente il contrario: sono io che lavoro per il team. Il mio ruolo è dare una direzione chiara e poi assumere persone più brave di me in quello che fanno, mettendole nelle condizioni di esprimersi al meglio. Questa responsabilità la sento tantissimo».
Guardando ai prossimi anni, cosa cambierà nel comportamento di chi investe?
«La normalizzazione dell’investimento: investire diventerà un gesto quotidiano, non più un’eccezione. Sempre più persone capiranno che lasciare i soldi fermi è una scelta, e spesso è quella più rischiosa».
* Fonte: BlackRock, da “People and Money, the next wave of ETF investors in Europe”, Novembre 2025
** Fonte: Milano Finanza, Settembre 2025




