Bioreattori: nasce Thewaico, la piattaforma italiana per lo scale-up del biomanufacturing con sedi a Rovereto, Mantova e Emeryville
Non solo bioreattori, ma una piattaforma connessa che integra hardware, automazione, software e intelligenza artificiale per sviluppare, comprendere e scalare bioprocessi dal laboratorio all’industria. È questo il modello con cui ieri Thewaico, fondata da Matteo Brognoli e Tanya Lytvynenko, si è presentata ufficialmente aprendo al pubblico gli oltre 2.000 metri quadrati del proprio centro di Ricerca e Sviluppo di Mantova.
L’iniziativa ha portato ricercatori, aziende, studenti e pubblico all’interno degli spazi di Thewaico per vedere da vicino bioreattori, linee sperimentali e tecnologie utilizzate per sviluppare e testare bioprocessi. Un’occasione per raccontare un settore normalmente poco visibile al di fuori degli ambienti scientifici e industriali ma centrale per una parte crescente della bioeconomia, dai farmaci alle proteine alternative, dai biomateriali alle bioplastiche, fino ad alimentare, cosmetica e agritech. Un mercato che oggi vale 433 miliardi di euro, terzo in UE dopo Germania e Francia (fonte: 12° Rapporto la Bioeconomia in Europa).
“Thewaico nasce per affrontare una delle criticità più persistenti e costose del biomanufacturing: processi che funzionano in modo affidabile su scala di laboratorio ma che perdono efficacia quando vengono trasferiti a volumi produttivi. Una criticità dovuta, in larga parte, al fatto che software e hardware tradizionali non sono stati progettati per accompagnare il processo lungo un percorso continuo e coerente di scale-up”, ha commentato Matteo Brognoli, co-fondatore e CEO di Thewaico.
Secondo un’ analisi di Boston Consulting Group e Synonym (oggi Roeblin), negli ultimi 15 anni il settore della biologia sintetica avrebbe registrato infatti una perdita tra gli 8 e i 12 miliardi di dollari di capitale, con una quota rilevante riconducibile proprio alla difficoltà di trasformare risultati validati in laboratorio in processi produttivi sostenibili e industrializzabili.
Parallelamente, la crescita delle nuove applicazioni del biomanufacturing sta generando una domanda sempre maggiore di capacità produttiva. Un’analisi di Innovation Endeavors stima l’attuale capacità globale operativa dei bioreattori in circa 61 milioni di litri, dei quali solo 10 milioni risultano disponibili, a fronte di una domanda potenziale che, per le sole applicazioni emergenti nel settore alimentare, potrebbe raggiungere i 10 miliardi di litri entro il 2030.
Una piattaforma, tre sedi, un mercato globale
La nascita di Thewaico si inserisce nel più ampio percorso europeo di rafforzamento del settore: la proposta della Commissione Europea per uno European Biotech Act, presentata nel 2025, punta infatti a consolidare l’ecosistema europeo delle biotecnologie e della biomanifattura e a trasformare l’eccellenza scientifica in capacità industriale.
La stessa struttura aziendale riflette fin dall’inizio una precisa vocazione internazionale, costruita attorno a tre sedi con funzioni complementari:
- Rovereto è il quartier generale dell’azienda e il centro della componente produttiva. È qui che Thewaico porta avanti lo sviluppo industriale delle proprie tecnologie.
- Mantova ospita invece il centro di Ricerca e Sviluppo, con oltre 2.000 metri quadrati dedicati alla progettazione, sperimentazione e integrazione tra bioreattori, automazione, software e intelligenza artificiale. È il luogo in cui le tecnologie vengono sviluppate e testate prima di essere portate verso applicazioni industriali.
- Dal 2026, infine, Thewaico è presente nella Bay Area, a Emeryville-San Francisco, con uffici, magazzino, laboratori, show room e area collaudi, pensati per mantenere un contatto diretto con uno dei principali ecosistemi mondiali per biotech e life sciences. La presenza negli Stati Uniti consente all’azienda di sviluppare, validare e presentare le proprie tecnologie a startup, aziende biotech e centri di ricerca americani, portando sul mercato internazionale un modello sviluppato in Italia.
“Rovereto, Mantova e Emeryville-San Francisco non sono tre semplici indirizzi, ma tre pezzi dello stesso progetto – ha spiegato Tanya Lytvynenko, co-fondatrice di Thewaico –. Rovereto rappresenta il nostro radicamento industriale e produttivo, Mantova è il luogo in cui ricerca e sviluppo diventano tecnologia concreta, mentre Emeryville ci permette di essere fisicamente dentro uno degli ecosistemi biotech più dinamici al mondo. Vogliamo costruire una realtà internazionale senza perdere il legame con i territori da cui siamo partiti”.
Prima di Thewaico Brognoli aveva co-fondato, sempre a Mantova, un’azienda attiva nello sviluppo di fermentatori e bioreattori per pharma, biotecnologie, food, agritech, cosmetica, biomateriali e biocarburanti, arrivata a una presenza internazionale in oltre 40 Paesi e alla vendita a una multinazionale.
Le tecnologie Thewaico
L’evento di ieri ha rappresentato non solo il debutto pubblico di Thewaico, ma anche un modo per rendere visibile la struttura sulla quale l’azienda sta costruendo la propria crescita. I bioreattori sono infatti apparecchiature che creano ambienti controllati in cui cellule, microrganismi o altri componenti biologici vengono fatti crescere per produrre qualcosa, dai farmaci ai nuovi materiali, fino alle proteine del futuro. L’obiettivo aziendale è quello di costruire un’infrastruttura tecnologica in cui laboratorio, impianto pilota e produzione possano condividere architettura, software, sensori e logiche di processo.
“Abbiamo voluto fortemente che chiunque entrasse nei nostri laboratori, fosse un ricercatore, uno studente o semplicemente un curioso, potesse invece capire concretamente cosa significhi oggi sviluppare apparecchiature di ultimissima generazione per la gestione dei bioprocessi e vedere da vicino a cosa stiamo lavorando”, ha concluso Brognoli.
La piattaforma comprende tre sistemi di bioreattori: GECKO™, dedicato alle applicazioni da laboratorio, SPIRIT™, sviluppato per la scala pilota, e JUMBO™, progettato per la produzione su scala industriale. Thewaico ha presentato inoltre STRYPES™, il software di controllo di processo assistito dall’intelligenza artificiale, integrato trasversalmente in tutti e tre i sistemi di bioreattori.
Un modello che integra intelligenza artificiale con hardware e software per utilizzare i dati generati durante il processo, comprenderne meglio il comportamento, ottimizzarlo e supportare il passaggio dalla fase sperimentale a quella industriale.




