Startup cleantech e blue economy: l’Italia accelera su innovazione e punta alla crescita dimensionale per competere a livello globale
Presentata alla Venice Climate Week la nuova ricerca del Blue Economy Monitor di Intesa Sanpaolo con SDA Bocconi School of Management.
L’Italia rafforza il proprio posizionamento nei settori del cleantech e della blue economy grazie a un ecosistema di start-up in crescita, competenze diffuse e una consolidata base industriale. Centrale sarà il rafforzamento dell’accesso a fondi e capitali per sostenere crescita e scale up, insieme a investimenti in internazionalizzazione, competenze e formazione per accelerare la transizione. È quanto emerge dalla ricerca curata dai professori Francesco Perrini, Manlio De Silvio e Stefano Pogutz del Blue Economy Monitor, osservatori promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con SDA Bocconi School of Management, e presentata oggi nella cornice della Venice Climate Week.
Lo studio ha analizzato un ecosistema imprenditoriale in evoluzione, mediante lo studio di un campione di 485 start-up innovative attive nella transizione ecologica, pari a circa il 4% dell’intero panorama nazionale delle start-up innovative. Di queste, l’84% opera nel cleantech, il 13% sviluppa attività ibride tra cleantech e blue economy, mentre il 3% è focalizzato esclusivamente sulla blue economy. L’analisi evidenzia un ecosistema giovane e altamente diversificato, distribuito lungo tutta la filiera della sostenibilità. Il comparto più rappresentato è quello dell’energia (30%), con soluzioni che includono idrogeno verde, energie rinnovabili avanzate e sistemi innovativi di accumulo. Seguono le tecnologie digitali abilitanti (27%), come intelligenza artificiale e Internet of Things, l’economia circolare e la gestione delle risorse naturali, incluse iniziative di cattura dell’anidride carbonica e la riduzione delle emissioni (18%), la mobilità sostenibile (9%), l’agritech (8%) e i materiali avanzati e la chimica verde (7%).
L’Italia può contare su una solida base industriale, oltre 200 incubatori e acceleratori e un tessuto imprenditoriale altamente qualificato. A questo si aggiungono alcuni vantaggi competitivi strategici, tra cui il ruolo del Mediterraneo nello sviluppo della blue economy e la specializzazione industriale in settori chiave come energia, acqua e materiali. La ricerca sottolinea tuttavia come il sistema italiano si trovi oggi in una fase decisiva: alla capacità di innovazione deve accompagnarsi una maggiore capacità di trasformare rapidamente le start-up in realtà industriali solide e competitive a livello internazionale.
Tra le principali aree di investimento individuate per il comparto cleantech figurano idrogeno verde, sistemi avanzati di storage energetico, tecnologie per la sostenibilità, economia circolare, biomateriali, agritech e agricoltura rigenerativa. Per la blue economy, le direttrici prioritarie riguardano la valorizzazione biologica delle risorse marine, attraverso biotecnologie blu e acquacoltura, lo sviluppo delle energie rinnovabili marine e l’innovazione nella manifattura navale e nella mobilità marittima sostenibile.
La ricerca individua, infine, tre raccomandazioni strategiche per rafforzare il posizionamento competitivo del Paese: migliorare l’accesso ai fondi europei attraverso programmi di capacity building e advisory; aumentare le risorse destinate a venture capital e corporate venture capital per sostenere le fasi di scale up; e sviluppare una strategia strutturata di internazionalizzazione dell’innovazione verde e blu, capace di attrarre capitali e favorire il networking internazionale.
In modo trasversale, emerge la centralità degli investimenti in competenze e capitale umano, insieme alla necessità di un approccio integrato che unisca politiche industriali, strumenti finanziari e formazione, con l’obiettivo di trasformare il potenziale innovativo italiano in una crescita industriale sostenibile e competitiva.
“L’Italia dispone di tutti gli ingredienti per diventare protagonista europea della transizione verde e blu,” afferma il direttore del Blue Economy Monitor, Francesco Perrini. “Una filiera industriale robusta, centri di accelerazione e vantaggi geopolitici unici nel Mediterraneo. La vera sfida è oggi dimensionale: trasformare un ecosistema vivace di start-up in campioni industriali capaci di competere sui mercati globali. Servono capitali pazienti, una strategia strutturata di internazionalizzazione e politiche industriali coerenti con le ambizioni del Paese.”
“Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, ha commentato: “Tra i trend emergenti, la Blue Economy ed i Fondali Marini offrono straordinarie potenzialità di crescita per il nostro Paese. Sostenere la ricerca in questo ambito significa supportare l’accrescimento delle competenze, alimentare la competitività, la distintività italiana e costruire ecosistemi virtuosi, in cui istituzioni, imprese e università collaborano per preparare le nuove generazioni alle sfide globali e alle trasformazioni sempre più rapide e costanti. La ricerca presentata alla Venice Climate Week dal nostro Osservatorio Blue Economy, sviluppato in collaborazione con SDA Bocconi, evidenzia il potenziale di crescita, le principali sfide e le aree strategiche di investimento dell’ecosistema dell’innovazione in ambito Cleantech, uno dei settori della Blue Economy a più alto potenziale di sviluppo.””L’Osservatorio nasce con l’obiettivo di analizzare i diversi aspetti dell’economia del mare e di monitorarne le dinamiche di sviluppo, per diffondere una maggiore conoscenza delle opportunità legate a un settore in forte crescita a livello mondiale che può vedere il nostro Paese protagonista. Si inserisce in un più ampio ecosistema dedicato alla Blue Economy ed ai Fondali Marini, che coinvolge partner nazionali ed internazionali di rilievo come l’Universitè PSL di Parigi, SRM Centro Studi e Ricerche, One Ocean Foundation e primarie realtà aziendali. In questo contesto, Intesa Sanpaolo conferma il proprio impegno nel supporto a scuole e università, promuovendo iniziative educative e progetti formativi che favoriscono la conoscenza della Blue Economy e lo sviluppo di competenze multidisciplinari.”




