Innovazione, 10 anni di Endeavor Italy: 8.400 posti di lavoro e $2,4 miliardi di ricavi generati dalle scaleup supportate
Endeavor, rete globale che seleziona e supporta imprenditori ad alto impatto che stanno ridefinendo i propri ecosistemi in mercati emergenti o non ancora maturi, celebra i suoi primi 10 anni di attività in Italia. Il modello che ha guidato questo primo decennio è quello del “give back”, il principio secondo cui gli imprenditori già affermati reinvestono tempo, competenze e capitali per accompagnare la generazione successiva di founder, innescando un vero e proprio “effetto moltiplicatore” sull’intero ecosistema.
A oggi, infatti, il 90% dei founder del network contribuisce attivamente a restituire tempo, mentorship o capitali in favore dei nuovi imprenditori; mentre l’85% dichiara di aver maturato una propensione ancora maggiore al give-back grazie al percorso intrapreso con Endeavor.
Sono i dati del report Empowering Italian Entrepreneurs, realizzato da Endeavor in collaborazione con il Politecnico di Milano, che ha indagato come l’ecosistema startup in Italia sia cambiato negli ultimi 10 anni e quali fossero gli ostacoli che ne impedivano la crescita e che Endeavor Italy ha contribuito a rimuovere. Dal 2016 Endeavor Italy ha affiancato 53 scaleup (tra cui eccellenze globali come Bending Spoons e Satispay) capaci di raccogliere 8,5 miliardi di dollari di finanziamenti, creare 8.400 posti di lavoro1 e far crescere i propri ricavi aggregati di 75 volte dal 2017, raggiungendo quota 2,4 miliardi di dollari.
“Nel 2016 in pochi credevano che dall’Italia si potessero costruire aziende globali. Dieci anni dopo, i risultati parlano chiaro: le società della rete generano miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro, mentre il Paese ha prodotto i suoi primi unicorni. Ma il dato di cui sono più orgoglioso è la quota di imprenditori che oggi restituisce tempo e capitali alla nuova generazione: è questo il vero motore dell’ecosistema”, dichiara Marco Rampazzo, Managing Director di Endeavor Italy.
L’identikit del founder ad alto potenziale – In dieci anni di attività in Italia, su oltre 3.000 aziende analizzate, soltanto 53 scaleup sono state ammesse alla rete. Il percorso di accreditamento coinvolge sia la rete nazionale sia i vertici internazionali dell’organizzazione, con l’obiettivo di individuare esclusivamente i progetti a più alta scalabilità. L’identikit del founder ad alto potenziale, in Italia, è caratterizzato da un profilo formativo d’eccellenza e da una spiccata apertura internazionale: il 93% possiede un titolo di laurea e il 72% ha conseguito una laurea magistrale, il 17% ha un MBA e il 2% un dottorato di ricerca. Le competenze tecnico-scientifiche e economico-gestionali rappresentano i due pilastri formativi principali (rispettivamente il 44% e il 42% dei percorsi di studio); il 63% ha maturato esperienze di studio o di lavoro all’estero. Inoltre, a fronte di un 33% di imprenditori seriali, la maggioranza della rete è formata da first-time founder. Attraverso questo percorso di selezione e crescita, Endeavor Italy ha accompagnato l’affermazione dei principali campioni dell’innovazione nazionale come Bending Spoons, Satispay, D-Orbit, Moneyfarm, Talent Garden, Unobravo, Casavo e Poke House.
Il supporto strategico di Endeavor ai founder – Anche quando i finanziamenti non mancano, i fondatori si trovano spesso ad affrontare in solitudine decisioni strategiche critiche e momenti di forte pressione personale. Endeavor ha sviluppato un modello operativo pensato per affiancare gli imprenditori ad alto impatto nei nodi cruciali della crescita. Il pilastro fondamentale di questo approccio è rappresentato dalla mentorship: i founder possono contare su una rete globale di oltre 5.000 mentor e sul dialogo diretto con colleghi che hanno già superato le medesime sfide, beneficiando di oltre 1.000 ore di affiancamento. A questo si affianca l’accesso a risorse di sviluppo primarie, garantito attraverso introduzioni mirate a una rete di oltre 1.700 realtà attive nel settore del Venture Capital per la gestione dei round di raccolta e contatti chiave per l’espansione nei mercati internazionali.
L’effetto moltiplicatore del “give-back” – L’ecosistema italiano ha trovato in Endeavor un acceleratore culturale capace di strutturare la pratica del give-back. L’efficacia di questo meccanismo di rigenerazione delle risorse è confermata dai dati della survey: ben 9 imprenditori su 10 hanno partecipato ad attività di restituzione a beneficio della generazione successiva di founder agendo come mentor nei percorsi di orientamento, investitori informali e valutatori nei panel di selezione nazionali e internazionali. A questo si somma il sostegno economico: tra le aziende del network con ricavi superiori ai 20 milioni di dollari, il 63% dei founder ha donato risorse finanziarie direttamente all’organizzazione per sostenere le attività della community.
AI, imprenditoria femminile e visione europea: le sfide del prossimo decennio – Se nei suoi primi dieci anni Endeavor Italy ha contribuito a strutturare un ecosistema prima ancora in formazione, adesso occorre che anche l’Italia lavori per colmare il gap culturale e di sviluppo con i mercati internazionali più maturi. Per guidare questa evoluzione, il report individua sei sfide strategiche, prioritarie non solo per Endeavor ma per l’intero sistema Paese: l’affermazione della leadership nell’Intelligenza Artificiale applicata ai modelli di business scalabili, l’evoluzione del valore distintivo della rete focalizzato sul confronto strategico di alto livello, l’inclusione e la valorizzazione dell’imprenditoria femminile (a oggi, infatti, in Italia solo 1 founder su 10 è una donna), il radicamento sistemico della cultura del give-back, l’ulteriore velocizzazione nei processi di maturazione dell’ecosistema e la costruzione di una piattaforma integrata su scala europea capace di far circolare liberamente capitali, talenti e opportunità per competere con i principali hub mondiali.
“Se i nostri primi dieci anni hanno dimostrato che dall’Italia si possono costruire aziende di rilevanza globale, i prossimi serviranno a definire quanto lontano possiamo spingerci. Siamo chiamati a compiere un salto di scala: guidare la rivoluzione dell’AI, liberare il potenziale delle imprenditrici, consolidare la cultura della restituzione e costruire una vera dimensione europea. L’obiettivo è garantire che chi fonda un’impresa oggi trovi un terreno ancora più fertile e che l’Italia sia protagonista nella mappa globale dell’innovazione”, conclude Rampazzo.




