• 13 Luglio 2024

Divergens per il cambiamento culturale

 Divergens per il cambiamento culturale

Egidio Alagia

Divergens è un progetto culturale che promuove confronto tra manager e startupper, spingendo per un cambiamento nel mondo del lavoro

Andare oltre le parole. Sull’esperienza delle grandi start up o dei talenti che oggi influenzano e ispirano la nuova generazione di manager, si può costruire un futuro fatto d’azione, talento e anche coraggio. Dall’anno scorso, è questo lo scopo che guida Divergens: partner di varia origine settoriale che diventano parte di un intenso cammino dove il confronto con la platea è presupposto basilare.

Questo cammino crea una narrativa sull’innovazione differente dal passato e che è portata avanti al plurale, con partner provenienti da mondi diversi. In realtà, ha già cinque anni di eventi alle spalle, grazie al progetto FDO – For Disruptors Only dal quale Divergens nasce, ma in questi anni alcuni dei protagonisti hanno colto l’importanza di un cambio di rotta, rispetto alla semplice organizzazione di eventi a tema.

«C’erano eventi anche molto interessanti, ma in cui gli ospiti entravano nella “modalità speaker”, dunque spiegando cose che ci si poteva attendere dal palco, sulla loro azienda e sulla loro filosofia – ci racconta Egidio Alagia, Founder del progetto Divergens –.

Abbiamo invece voluto tirare fuori il backstage delle loro storie, riuscendo a far emergere dai manager quello che abitualmente non dicono sugli altri palchi, come nasce il loro successo, per capire che non esistono formule o ricette, ma attitudini.

Da lì, il progetto è iniziato a crescere, aggiungendo sempre più collaborazioni e anche con progetti formativi con vari brand, dove gli stessi speaker poi portavano dei panel direttamente all’interno di altre aziende, per percorsi di change management, ad esempio.

C’è stata una risposta in termini di mercato che ci ha portato a creare così Divergens». Una connessione che va anche oltre l’evento: secondo i piani delle prossime iniziative del progetto, infatti, c’è l’idea di costituire mini-gruppi di Divergens che entrano e visitano un’azienda partner, per capirne le dinamiche sul campo, la visione e come questa è interpretata dall’interno.

Abbiamo deciso di chiamare questi percorsi Feed Your Head, richiamando l’immaginario di Lewis Carroll e dei Jefferson Airplane.

Un nuovo approccio, dunque un progetto attualmente “incubato” all’interno di un’agenzia dove c’è un team che in autonomia si muove su quattro driver: l’organizzazione di eventi, i media, la sezione “people” che permette di introdurre gli speaker in diverse aziende appunto e, infine D’ISTRUENS, l’Academy guidata dal direttore scientifico di Divergens, Antonio Incorvaia, proprio per continuare un percorso formativo che dia concretezza agli spunti emersi negli eventi, verso scuole superiori e università che ne sono il primo terreno di prova.

«Puntiamo ad avere oltre 800 studenti per un progetto pilota già quest’anno – continua Alagia – e poi c’è la nostra community, coloro che partecipano ai nostri eventi, del tutto gratuiti.

Ad oggi, abbiamo realizzato quasi 90 eventi con circa 8mila e cinquecento partecipanti, più di 300 speaker, persone localizzate soprattutto a Milano essendo eventi in presenza. Ma sono persone che arrivano da mondi imprenditoriali diversissimi, così come i nostri speaker, da startupper a founder affermati, ad autori di libri.

E anche quando si assiste ai nostri eventi, le persone siedono di fianco a imprenditori visionari, giovani che fanno un PhD e altre risorse che fanno la differenza. È questo il nostro punto di forza: la qualità del pubblico che interagisce negli eventi stessi che va oltre il classico networking».

Punti di forza dei Disruptors che salgono sul palco, invece, oltre ai profili manageriali, sono la capacità di andarsi a raccontare oltre gli standard, la capacità di essere empatici col pubblico.

Sono relatori che si fermano a parlare sia prima che dopo i loro interventi, a disposizione di un’interazione partecipativa, prestandosi a una modalità di speech quasi imprevedibile e dettata dalla curiosità dei presenti.

Un principio che diventa un must in questo caso. Ma perché?

«Perché il cambiamento che cerchiamo di portare avanti è di tipo culturale: cerchiamo di spiegare come molti percorsi di successo abbiamo la caratteristica di non-linearità. Una generazione fa, bastava un percorso di studi brillante per avere un posto adatto in azienda.

Oggi è diverso: facciamo proprio vedere come le persone che sono sul palco raccontano di un percorso decisamente meno scontato, con un background che uno non potrebbe nemmeno immaginarsi. Con formazioni diverse, esperienze non sempre coerenti, ma pur sempre accomunati dalla curiosità e la capacità di appassionarsi a mondi nuovi – commenta Alagia – ed è quello che cerchiamo di trasmettere ai nostri partecipanti».

Nessuno sa del resto, con le nuove tecnologie, quali orizzonti ci attendono e quali specifiche competenze occorreranno nel mondo del lavoro, ma di certo resta la passione per l’adattamento. La scuola chiaramente non può avere i ritmi di innovazione che hanno le aziende e, dunque, un modello di insegnamento diverso come quello che queste occasioni offrono è sicuramente importante.

«Oggi insegniamo alle nuove generazioni come sia fondamentale non smettere mai di imparare, una cosa non così scontata – conclude Egidio Alagia –. Un mantra che vuole dare rilievo, inoltre, al grande valore del tempo delle persone, chiunque esse siano o vogliano diventare, qualsiasi strada abbiano intrapreso o vogliano percorrere».

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Antonella Tereo

Giornalista specializzata in attualità, lifestyle e turismo

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